lunedì 21 maggio 2012

GOTT MIT UNS. IL DIO CRISTIANO DEL NAZISMO

 Fibbia delle uniformi naziste con su scritto "Dio è con noi".                     

ALLA LUCE DEI NUMEROSI TENTATIVI DI REVISIONISMO E CONTRAFFAZIONE DELLA STORIA CHE SI STANNO VERIFICANDO SOPRATTUTTO IN QUESTI ULTIMI DECENNI, E' DOVEROSO TENERE ACCESA L'ATTENZIONE SU UN FATTO INEQUIVOCABILE: IL NAZISMO FU UN'ESPRESSIONE AUTENTICA E SENZA VELI DEL CRISTIANESIMO.

"L'antisemitismo non è altro che una reazione di strati sociali medievali, che stanno per scomparire, contro la società moderna".
Friedrich Engels, "Sull'antisemitismo", su Arbeiterzeitung, 1890.

Sarebbe logico immaginare che quasi due millenni di oscurantismo (la cui catena fu spezzata solo dalla Rivoluzione Francese), di istigazione all'odio, di feroce antisemitismo operata dalle molteplici correnti cristiane e principalmente dalle istituzioni religiose protestanti e cattoliche, potessero essere estranee all'avvento delle ideologie totalitarie nazifasciste? Che le convergenze complessive fra le finalità sociali e storiche del cristianesimo e del nazismo (tradizione, oscurantismo, gerarchizzazione sociale, totalitarismo) possano essere una casualità? La mentalità comune è generalmente indotta dalla mistificazione storica a giudicare le entità politiche dittatoriali e quelle religiose come due cose separate se non addirittura antagoniste. Documentari, testi scolastici, mass-media... coprono e confondono intenzionalmente questa naturale e ovvia correlazione, ponendo, nei casi più trasgressivi, interrogativi che non dovrebbero essere tali, cercando di non accennare, per quanto possibile, mai nulla riguardo alle radici cristiane del nazismo e alla devozione maniacale di Hitler per quest'ultime. L'interrogativo che comunemente ci si pone riguardo ai rapporti e alle connivenze fra regime nazi-fascista e Vaticano nella prima metà del secolo scorso, ufficialmente finora è riuscito a trovare solo risposte evasive e spiegazioni superficiali, semplicistiche, che non sono in grado di mettere in luce le comuni radici ideologiche fra teocrazia cattolica e totalitarismo nazi-fascista, ma si limitano a discutere sulle "presunte" connivenze e i silenzi operati da Pio XII, oscurando sapientemente ciò che è sotto gli occhi di ogni studioso o semplicemente "curioso" dei fatti accaduti. La mentalità comune è abituata a giudicare i due soggetti come opposti, inconciliabili e, tutt'al più, complici in qualche circostanza per ragioni diplomatiche  e di sopravvivenza. Non fu così, ovviamente, non servono speculazioni filosofiche o indagini approfondite per rendersene conto, è banalità, o, almeno, dovrebbe esserlo. Il nazismo e il fascismo sono state il parossismo e la conseguenza più nefasta  e terribile dovuta a secoli di indottrinamento assolutistico religioso dell'Occidente, sono stati una naturale conseguenza di quasi 2000 anni di istigazione all'odio antiebraico e, nel XIX e XX secolo, di risentimento mai superato delle gerarchie religiose verso gli ideali della Rivoluzione Francese, dell'Illuminismo e del Risorgimento.
Questa una frase pronunciata nel XIX secolo da Pio IX (poi regolarmente beatificato da Wojtyla, come i preti torturatori del regime franchista, il vescovo criminale di guerra Stepinac e molti altri rappresentanti del crimine di matrice cattolica nel mondo): "Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durezza e incredulità, divennero cani. E di questi cani ce n'ha pur troppi oggidì in Roma, e li sentiamo latrare per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi".
Le strategie mistificatorie della chiesa cattolica sono sempre state molto efficaci, per la capacità che quest'ultima ha sempre avuto nel lasciare, in ogni circostanza, un margine di contradditorietà nei propri comportamenti e nelle proprie scelte, utili alla contraffazione della realtà in caso di radicali cambiamenti, come la decantata protezione offerta dal Vaticano agli ebrei perseguitati a Roma, in seguito vedremo come essa servì da copertura alla reale collaborazione con i nazisti.

Certo i risvolti culturali che diedero vita al nazismo furono complessi:  come nel caso del cristianesimo, esso incluse vari aspetti, fra i quali quelli esoterici che servivano da coronamento suggestivo, il cui filo conduttore fu senz'altro l'affermazione della verità assoluta, l'eliminazione di tutto ciò che avrebbe potuto minacciarne i precetti e, ovviamente, la persecuzione di ogni diversità, caratteristiche indiscutibilmente religiose.

LA "PIETA'" CRISTIANA E LA CRUDELTA' NAZISTA FURONO DAVVERO ANTITETICHE?

Si è abituati a considerare "pietosa" e "compassionevole" l'ideologia cristiana e, per opposizione, a giudicare il nazismo come avversario di questa mentalità definendolo incompatibile con la missione storica del cristianesimo, ingenuamente associata alla filantropia. Questo succede grazie ad un equivoco fondamentale che fu alla base del progressivo espandersi del cristianesimo nei primi secoli; razionalmente, può avere attinenza con la "pietà" e la "compassione" un culto basato sull'oscenità del martirio di una vittima sacrificale dai tratti evidentemente infantili, rappresentata dall'agnello? (L'agnello, bisogna ribadire, non la pecora che è un animale adulto). La pietà cristiana è fondamentalmente una maschera e un velo (nemmeno molto spesso) gettato sull'efferatezza e la disumanità di un culto fideistico ed assolutistico, a giustificazione di ogni crimine e di ogni nefandezza. Una simile mentalità (che corrisponde alla massima "morte tua, vita mia"), che si basa sostanzialmente sulla legge del più forte perchè esige la vittima sacrificale (necessariamente innocente e indifesa) immolata agli interessi delle gerarchie sociali, non è altro che la stessa ideologia nazista e totalitaria velata da messaggi carismatici che ne confondono il vero fine e il significato originario. L'unica differenza fra nazismo e cristianesimo si può cogliere nella mancanza nel primo di questi veli carismatici, come la parola "amore", il cui potere suggestivo è stato usato in modo molto proficuo in 2000 anni di proselitismo per giustificare crimini, persecuzioni, roghi, ecc...Con il nazismo cadde il simulacro: con la nascita del "cristianesimo positivo", di cui Hitler fu promulgatore, venne semplicemente tolta la maschera, vennero alla luce con schiettezza i veri fini storici e i veri messaggi cristiani. Gli assolutismi, le verità dogmatiche, il fideismo ( Hitler veniva identificato con Gesù Cristo), provengono tutti da un unica radice e appartengono tutti al ceppo monoteistico.

COME IL PERCORSO FORMATIVO DI HITLER FU SEGNATO DALLA PROFONDA CULTURA CATTOLICA AUSTRIACA

Vienna (città in cui visse i suoi anni di formazione) era una città profondamente cattolica e le gerarchie religiose avevano un'influenza indiscutibile su ogni aspetto della vita sociale e politica austriaca, dunque inevitabilmente così fu anche per quel che riguardava la propaganda antisemita e l'istigazione all'odio e alla violenza verso le numerose comunità ebraiche esistenti all'epoca in Austria e nel sud della Germania, condotte dal vescovo e dal prelato di turno. Secoli di superstizione e persecuzione verso le minoranze, di pregiudizi e di livore coltivati dalla religione istituzionalizzata, lì come in ogni altro luogo in Europa, si trasformarono presto in ideologie politiche. Il sindaco stesso di Vienna era un fanatico antisemita e contribuì ad influenzare i futuri progetti criminali di Hitler alla sua ascesa al potere. A tutto questo si sommano, come in un nefasto connubio, le convinzioni religiose della famiglia di Hitler, anch'essa cattolica, e la violenza fisica e psicologica che subì nell'ambiente culturale in cui visse, pervaso anch'esso da credenze superstiziose e in odio a qualsiasi forma di evoluzione sociale. Cattolici furono i suoi precettori, i suoi maestri, le sue principali guide spirituali. Nel monastero di Lambach Hitler frequenta la terza elementare, trascorrendo la maggior parte del suo tempo in sagrestia e presso i monaci, periodo che segnerà profondamente le sue future attitudini. Le idee coltivate in seguito, quando fu al potere, con tutte le loro presunte revisioni nei confronti del cristianesimo cattolico (abolizione dell'Antico Testamento, concezione di un Cristo ariano e vittorioso, in un contesto positivistico della religione) altro non furono che il frutto stesso, nella sua massima espressione, dei fini sociali e antropologici del cristianesimo, ovviamente depurati delle astute e compassionevoli velature, perchè, ricordiamoci, ogni ideologia totalitaria appartiene allo stesso ceppo (religioso monoteistico) e condivide le medesime mete totalizzanti e di asservimento globale.

HITLER NON ERA ATEO, ERA UN FERVENTE CRISTIANO. IL CRISTIANESIMO POSITIVO DI HITLER COME RIVISITAZIONE DEGLI INSEGNAMENTI SECOLARI DELLA CHIESA.

Puntualizzare su questo argomento è importante, soprattutto alla luce del tentativo di insabbiare la realtà delle cose e della storia in atto in questi ultimi tempi, da parte della chiesa cattolica, nel tentativo di sviare l'attenzione sui fatti terribili che, dopo secoli, sono venuti all'attenzione dell'opinione pubblica in tutto il mondo: violenza sessuale sui minori, genocidio dei bambini nativi canadesi negli istituti cristiani protrattosi fino al 1996, collusioni con la mafia, ecc...Il nazismo, come mostruosità storica universalmente riconosciuta, viene strumentalizzato contraffacendone la vera natura religiosa e cristiana, asserendo, come continua a fare il signor Ratzinger in ogni occasione, che Hitler fosse ateo e che il nazismo fosse stato l'espressione dell'estremismo ateo (cosa del tutto priva di senso, come ora vedremo). Hitler crebbe e formò la sua personalità in un ambiente profondamente cattolico, sia in famiglia che presso gli ambienti di studio, come abbiamo già visto, interiorizzò i messaggi autentici del cristianesimo (non quelli velati sotto il manto pietistico), volendo rinnegare le origini vetero-testamentarie di quest'ultimo al fine di estrometterne gli aspetti di derivazione ebraica; questo in seguito al profondo odio coltivato in lui contro gli ebrei proprio dalla sua devozione alla fede cristiana. In questa prospettiva il nazismo fu l'ultimo frutto avvelenato maturato dal cristianesimo stesso nel tentativo di epurazione definitiva verso l'odiato (poi vedremo il vero motivo) popolo ebraico; tentativo che fu già messo in atto nei Vangeli canonici, gnostici e apocrifi, nei quali la colpevolizzazione superstiziosa del popolo ebraico (l'aver ucciso un favoloso personaggio immaginario: Cristo) è esposta palesemente. La rilettura della figura di Cristo nel cristianesimo positivo (nazismo) non fu altro che un'evoluzione inevitabile, ovvia del cristianesimo in generale, comprese tutte le correnti, ma soprattutto quella cattolica e protestante. Dati questi presupposti ci si può domandare: sarebbe esistito il nazismo, e la tragedia storica verificatasi in seguito a questa febbre coltivata per quasi 2000 anni, se non ci fosse stato il cristianesimo? Ci sarebbe stato forse molto altro, altri percorsi tragici, la storia è fatta così, ma certamente non il nazismo e, vorrei aggiungere, nemmeno il fascismo. Per essere più precisa vorrei riportare le frasi stesse di Hitler e dei suoi seguaci:

1) "Siamo un popolo con religioni differenti, ma un unico popolo. Il problema non è quale fede conquisti l'altra, il problema è piuttosto se il cristianesimo resiste o crolla... Nelle nostre fila non tolleriamo nessuno che attacchi gli ideali del cristianesimo... nei fatti il nostro movimento è cristiano. Noi desideriamo ardentemente che cattolici e protestanti facciano conoscenza reciproca nel momento di estrema difficoltà in cui versa il nostro popolo". (Richard Steigmann Gall, Il santo Reich, Boroli, Milano, 2005, p. 97)

2) "Mi è stato rimproverato il modo in cui tratto la questione ebraica. Per 1500 anni la Chiesa cattolica ha considerato gli ebrei come esseri nocivi (Schadlinge), li ha confinati nel ghetto ecc... perché si sa cosa sono gli ebrei. Nell’età del liberalismo non si è più visto questo pericolo. Io non metto la razza al di sopra della religione, ma vedo come elementi nocivi per lo Stato e per la Chiesa gli esponenti di questa razza, e forse sto rendendo alla cristianità il più grande servizio”( A. Hitler)

3) "Pertanto oggi credo di agire in accordo con la volontà del Creatore Onnipotente: difendendo me stesso dal giudeo, sto combattendo per l'opera del Signore". (A. Hitler, Mein Kampf, Eher-Verlag, Monaco, 1925, p. 65)

Credo che queste pochi, fra gli innumerevoli, deliri teologici di Hitler possano essere sufficienti a fugare ogni dubbio  sulla sua fede marmorea, perfino agli occhi di Ratzinger, che militò nella Gioventù Nazista e riabilitò, nel 2009, il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, il quale, come ben sappiamo, nega i fatti storici dell'Olocausto: una svista? Sarebbe ingenuo pensare che il Papa tedesco non ammirasse perfino questi grotteschi tentativi di contraffazione della realtà, visto che poco più di dieci anni fa collaborò per la rivista dell'ultradestra austriaca "Die Aula", palesemente nazista e negazionista. E' da ricordare che Ratzinger ha reintrodotto nelle omelie la preghiera per la conversione degli ebrei, che era stata abolita dal Concilio Vaticano II.

COME HITLER INCARNAVA LA FIGURA DI CRISTO AGLI OCCHI DEI NAZISTI

L'ossessione di Hitler e del suo cristianesimo positivo era la trasformazione della figura di Cristo in un icona ariana, biondo con gli occhi azzurri; la sua impresa non fu certo difficile, poichè l'iconografia cristiana, fin dagli inizi, ebbe la stessa fissazione, cioè rimuovere le caratteristiche semitiche a questa figura mitologica; ogni rappresentazione artistica di Cristo, da duemila anni, infatti, presenta le caratteristiche fisiognomiche care ad Hitler; il suo assillo, le sue idee "innovative" erano in realtà antichi quanto il cristianesimo stesso, ed egli non apportò nulla di effettivamente nuovo. Il nazismo ( o meglio "cristianesimo positivo") esigeva che Hitler venisse adorato e considerato come il successore di Cristo, un personaggio dalla natura salvifica; e questo non tardò ad arrivare: nelle case si trovavano dei veri e propri altari davanti ai quali le donne pregavano di fronte al quadro con la foto del dittatore e le folle deliranti era questo che in effetti erano indotte a concepire. Hitler era ossessionato dalla religione, in un suo dipinto ritrasse sè stesso davanti ad un apparizione di Cristo, inoltre coltivava un autentica mania per le reliquie come il Santo Graal, la Lancia di Longino, il legno della vera croce, ecc...spendendo moltissime risorse nella ricerca di quest'ultime, organizzando delle vere e proprie spedizioni archeologiche a questo scopo.  Il castello di Wewesburg venne istituito come sede delle SS appunto per la sua forma triangolare che fungeva da riferimento alla Trinità. Hitler non mancava mai di esaltare la natura cristiana del nazismo nei suoi discorsi, come quello in cui disse: "Il cristianesimo è la base di tutta la nostra morale". Oggi stesso perseverano gruppi cristiani neonazisti, come quello denominato "Identità cristiana" e attivo negli Stati Uniti; il famosso KU KUx Klan, inoltre, altro non è che un movimento fondamentalista di matrice cristiana. Come anche le fibbie delle divise naziste portavano scritto il motto "Gott mit uns" (Dio ci protegga) e quel dio era il dio cristiano.


Prima che Hitler e il nazismo dessero alle fiamme le sinagoghe, esse furono incendiate per centinaia di anni su ordine di vescovi e santi della chiesa cattolica; gli ebrei furono perseguitati per millecinquecento anni, rinchiusi nei ghetti, costretti a indossare contrassegni, la plebe fu aizzata durante le processioni e ciò avveniva in tutti i Paesi cristiani, causando quelli che venivano chiamati "pogrom", ovvero aggressioni alle comunità ebraiche mediante incendi e uccisioni in massa, perpetrate dalla gente invasata dalle omelie dei preti. Dopo la Rivoluzione Francese, nei paesi in cui venne istituito lo stato laico, la chiesa non potè più imporre le sue regole discriminatorie nei confronti delle minoranze e gli ebrei ebbero così molto più spazio nella vita civile e nei ruoli amministrativi della società; l'Illuminismo non fu mai digerito dalla chiesa cattolica, fu sempre un motivo di livore e di complotto perenne contro la società laica; un film già visto che si ripropone prepotentemente in questi decenni, mediante i continui attacchi al "relativismo", al laicismo, all'intera convivenza civile, mediante l'insinuazione che, se il nazismo fu ateo, gli atei, gli agnostici, tutti i non credenti dovrebbero essere dei potenziali nazisti. La chiesa cattolica, come ben sappiamo, usa capovolgere la realtà nel tentativo di nascondere le proprie trame accusandone gli avversari e, nel medesimo tempo, attribuendosi il merito delle conquiste laiche per guadagnare consenso.
Chiesa e nazismo hanno in comune tutto, gli stessi principi, le stesse finalità sociali: il rifiuto della Rivoluzione Francese, l'avversione verso i diritti umani fondamentali (primo fra i quali è quello all'autodeterminazione individuale), la gerarchizzazione feudale della società, la presenza di un dittatore carismatico che si identifichi con Cristo (come il Papa, Hitler era considerato il Cristo in terra e seguito per "fede").

PIO XII BENEDICE LA MISSIONE DI ANTE PAVELIC E I MASSACRI NEI CONFRONTI DEGLI ORTODOSSI SERBO-BOSNIACI

Come abbiamo trattato nel precedente articolo di "L'astuzia oscurantista di Karol Wojtyla", durante il nazismo la chiesa cattolica non fu complice  soltanto della persecuzione degli ebrei, ma fu mandante ed esecutrice, con l'ausilio del vescovo di Zagabria Alojzije Viktor Stepinac (criminale di guerra, al pari di molti altri vescovi e religiosi), del terribile massacro perpetrato nei confronti dei serbi ortodossi dalle milizie nazionaliste Ustascia fondate da Ante Pavelic, il quale venne ricevuto con tutti gli onori in Vaticano e gli fu augurato da Pio XII un buon esito della missione. La missione consisteva nella cattolicizzazione della Croazia, mediante l'eliminazione fisica di tutti gli ortodossi che non si fossero convertiti al cattolicesimo. Il 18 maggio 1941 Pavelic, accompagnato dai suoi sgherri, si recò in Vaticano, dopo aver fatto visita a Vittorio Emanuele III, in udienza privata col Papa, dal quale ricevette i migliori auguri per la sua "futura missione", che consisteva nello sterminio degli ortodossi. Da quel momento l'unico modo per sfuggire al massacro era la conversione e il giuramento di fedeltà alla chiesa cattolica. Il vescovo Aksamovic di Diakovo promise: "Se passerete alla chiesa cattolica sarete lasciati in pace nelle vostre case". L'esito di questa pulizia fu terribile: 100.000 serbi, uomini, donne, bambini, vennero uccisi nel modo più atroce, la stessa chiesa di Glina si trasformò in un luogo infernale, di tortura, di morte: vennero trovati bambini infilzati negli spiedi, le uniformi dei carnefici erano completamente intrise di sangue. Così scrisse il padre francescano Simic: "Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma". Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: "È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati... In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia...È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case... La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa" (dagli archivi della Gestapo). Il suddetto vescovo Stepinac, da spettatore compiacente e complice, scrisse questa lettera al Papa Pio XII: "Santo Padre! Allorchè la provvidenza divina concesse che io prendessi nelle mie mani il timone del mio popolo e della mia patria, decisi fermamente e desiderai con tutte le mie forze che il popolo croato, sempre fedele al suo glorioso passato, restasse fedele in futuro all’apostolo Pietro e ai suoi successori, e che il nostro popolo, compenetrato dalla legge del vangelo, divenisse il regno di Dio." Parole scritte nel consueto, surreale, osceno delirio di onnipotenza che solo la religione, come quella cristiana di Hitler, può esprimere nel contesto del più buio sonno della ragione. In conclusione, alla fine di questa "pulizia" di matrice cristiana vennero uccise 600.000 persone, molte delle quali massacrate per mano stessa dei frati e dei preti cattolici.
Come di consueto, Wojtyla, nel 1998, beatifica il vescovo e criminale di guerra Stepinac.

LA CHIESA CATTOLICA E LA COSIDDETTA "OMERTA'" NEI CONFRONTI DELLO STERMINIO DEGLI EBREI.

Dati alla mano mi sembrerebbe quantomeno ingenuo parlare di "omertà", dato che, come abbiamo visto, nazismo e chiesa cattolica consistevano l'uno nel decorso secolare dell'altra.  Le agitazioni antiebraiche dei cristiano-sociali guidate da Karl Lueger a Vienna furono per Hitler una delle principali fonti per lo sviluppo della sua ideologia e della componente fondamentalmente religiosa del nazismo. Il 23 marzo 1933 Hitler vinse le elezioni grazie al suffragio del partito cattolico e dell'appoggio dei vescovi, dopo aver stilato la stretta alleanza fra gerarchie vaticane e Partito nazista con un concordato che sanciva l'influsso di queste ultime nelle decisioni del Partito e nell'educazione scolastica che, come avvenne in Italia con i Patti Lateranensi, fu da quel momento il perno della formazione delle nuove generazioni. Il 1°aprile dello stesso anno il Partito Nazista iniziò le operazioni persecutorie nei confronti degli ebrei, cacciandoli dagli uffici pubblici e boicottando i negozi e gli esercizi a loro appartenenti. Il cardinale di Monaco, Michael Von Faulhaber, appoggiò tali violenze sempre più incalzanti, asserendo che non ci fosse alcun motivo per la chiesa cattolica di opporvisi. "Non abbiamo alcun motivo di dare al governo un motivo per piegare l'odio contro gli ebrei..." (Michael Von Faulhaber, vescovo di Monaco). Il pogrom nazista della famosa "notte dei cristalli" del 1938, in cui vennero incendiati i ghetti e assassinati gli ebrei, non fu mai condannato dal Vaticano (nemmeno ipocritamente); durante il famoso discorso del Papa del 1942 vennero timidamente condannate le violenze che imperversavano in Europa, senza fare alcun riferimento alla sofferenza del popolo ebraico. In seguito i fondi elargiti da un importante organizzazione ebraica americana per aiutare le famiglie perseguitate vennero usati dalla chiesa cattolica solo per le famiglie ebree convertite. La cosa più grave nei decenni sucessivi fu senza dubbio il tardivo riconoscimento dello Stato d'Israele da parte del clero cattolico; il Vaticano (sedicente "stato" abitato da gerarchie sacerdotali a spese dello Stato italiano, compresi i non credenti) si oppose sempre alla nascita dello Stato d'Israele e della legittima rivendicazione di questo diritto da parte degli ebrei di tutto il mondo, riconoscendolo solo nel 1993 (!). Da importanti documenti recentemente emersi dagli archivi americani si viene a conoscenza delle confidenze fatte dal Papa Pio XII a un diplomatico americano, al quale disse che le informazioni circa le persecuzioni antiebraiche in Europa erano esagerate e dettate da fini propagandistici. Il giornalista John Cornwell, peraltro, definiva Pio XII come "il Papa di Hitler". Al Papa stava soprattutto a cuore l'alleanza con i nazisti per sconfiggere quello che è sempre stato la fonte di un atavica paura per ogni totalitarismo religioso: il comunismo, rappresentato allora dalla Repubblica Sovietica. In realtà la chiesa cattolica, durante quasi due secoli di risentimento verso l'Illuminismo e di autentico terrore per il comunismo, per decenni spese ogni sua energia verso il suo unico obiettivo, il quale consisteva nella restaurazione dell'autoritarismo medievale, nella trasformazione dell'Europa in una grande teocrazia, nella guerra contro la Repubblica Sovietica; a questo punto, in seguito a questo secolare fermento, l'avvento del nazismo fu inevitabile, fu come il parossismo di una grande febbre, un epilogo senza scampo. Sull'incompatibilità del comunismo con qualsiasi assolutismo religioso si dovrebbe disquisire a lungo, a per spiegare come questa importante conquista sociale possa essere l'unica, nel corso della storia, ad essere in grado di superare questa malattia infantile dell'umanità (la religione) unica fonte e regia di ogni mostruosità storica avvenuta nei secoli.

LA SPECULARITA' DEL FASCISMO NEI CONFRONTI DEL NAZISMO

Lo stesso metro di giudizio nei confronti del nazismo, lo si deve usare, ovviamente, anche nei confronti del fascismo, che ne fu una propaggine, fedele alleato del clero, a cui fece il regalo dei Patti Lateranensi, che in pratica riconsegnavano al Papa lo Stato del Vaticano, calpestando il sanguinoso sacrificio dei bersaglieri che conquistarono Porta Pia nel 1870. La chiesa cattolica fu la promulgatrice di tutte le dittature fasciste, da quella franchista in Spagna a quella di Pinochet in Sudamerica. Il fascismo fu la macchina da guerra del clero per demolire le conquiste del Risorgimento, come il nazismo lo fu per demolire i progressi sociali dell'Illuminismo, non per nulla il primo nacque proprio in Italia.

IL VERO MOTIVO DELLA PERSECUZIONE ANTIEBRAICA

Trascorsero quasi duemila anni di oscurantismo, di barbarie, di lotta che vide il sacrificio enorme di innumerevoli generazioni per uscire dalla spessa coltre dell'assolutismo, del terrore, della superstizione e della disumanizzazione operata dal clero cattolico e, in differenti modi, da tutte le altre correnti cristiane in Europa. Si susseguirono stragi, roghi, persecuzioni, torture. Fino al secolo dei Lumi, fino alla Rivoluzione Francese che fu come un risveglio dopo un lungo, terribile incubo che gravò sull'Europa fino a quel momento. L'Illuminismo fu una benedizione per ogni minoranza culturale, per ogni spirito libero, per ogni diversità. Lo fu soprattutto per gli Ebrei, che per la prima volta, dopo secoli, poterono uscire dai ghetti e partecipare ad ogni aspetto della vita civile, affrancandosi da un lungo, forzato isolamento. Gli Ebrei accolsero con grande entusiasmo le idee dell'Illuminismo, ne divennero i capisaldi e i maggiori beneficiari, ricambiando la civiltà occidentale con il prezioso contributo culturale dei loro pensatori e dei loro scienziati, partecipando in modo essenziale al progresso umanistico e sociale. Non si possono contare tutti gli innumerevoli filosofi, scrittori, scienziati di origine ebraica che si susseguirono in quasi duecento anni dalla Rivoluzione Francese; di matrice ebraica fu la più grande idea rivoluzionaria: il comunismo, nonchè la teoria psicanalitica e tutti i più importanti movimenti atei e di emancipazione sociale. Sono 170 i Premi Nobel di appartenenza ebraica, una presenza che non vede protagonista nessun altra comunità. Da questo si può naturalmente dedurre che l'odio nei confronti degli Ebrei in Europa, fomentato dalle gerarchie religiose cattoliche e protestanti assieme ai loro sgherri nazisti e fascisti, non fu alimentato da questioni finanziarie, razziali e tantomeno religiose, ma bensì dall'insanabile risentimento verso l'enorme contributo di progresso civile e umanistico di cui essi furono fautori fondamentali. I cristiani di ogni confessione videro sempre incarnato negli ebrei il relativismo, lo spirito scientifico e speculativo, il genio (che nel contesto di una fede cieca basata sulla "povertà di spirito" erano considerate caratteristiche infide), fu per questo che fu alimentato l'odio antisemitico, non certo per motivi economici o religiosi, che servirono da pretesti puramente riduttivi. Il genio ebraico in Europa fu sempre il più grande nemico dell'oscurantismo cattolico.

L'OPERAZIONE ODESSA (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS) E LA FUGA DEI GERARCHI NAZISTI COPERTA DAI GERARCHI DEL VATICANO.

Senza la complicità e l'aiuto del Vaticano la fuga dei criminali nazisti verso paesi compiacenti non avrebbe mai potuto avvenire. Pio XII (per il quale oggi ci si chiede addirittura se fosse colpevole di "qualche silenzio" sulla Shoa) per le leggi internazionali avrebbe dovuto essere condannato al carcere per il reato di complicità nella fuga di pericolosi criminali di guerra. Ma vediamo come avvenne l'organizzazione di quest'ultima. L'obiettivo dei nazisti era quello di istituire all'estero un Quarto Reich che avesse potuto perpetuare i sogni deliranti di Hitler. I gerarchi nazisti vennero convocati a Strasburgo sotto la direzione di Bormann, per accordarsi sui canali di fuga che avrebbero dovuto seguire per imbarcarsi e fuggire all'estero. Uno dei canali di snodo più importanti avrebbe dovuto passare per Genova, dove operava l'arcivescovo Giuseppe Siri, la cui collaborazione era fondamentale. La scelta di Genova fu, come evidenziano tutti gli storici, la prova dell'implicazione di un precedente concordato con la chiesa cattolica che affermava l'impegno del Vaticano ad aiutare i nazisti in fuga in caso di sconfitta. Ad agevolare questo progetto criminale furono certamente i Patti Lateranensi firmati da Mussolini, secondo i quali ogni edificio e proprietà ecclesiastica era (ed è ancora oggi) considerata "extraterritoriale" e non avrebbero potuto eseguirsi controlli o perquisizioni. Pio XII, infatti, si accordò su questa questione in un udienza segreta concessa al comandante delle SS in Italia Karl Wolff, appena dieci giorni prima che gli alleati arrivassero a Roma. I criminali nazisti fecero spesso rotta in Vaticano, la loro identità venne nascosta da abiti religiosi indossati durante la fuga; quegli stessi abiti che vennero sempre negati a coloro che prima fuggivano dalla persecuzione nazista. Il canale di fuga organizzato dalla chiesa per i nazisti venne denominato "canale dei ratti"ed era coperto da istituzioni umanitarie compiacenti gestite dalla stessa chiesa , che fecero pervenire ai fuggiaschi salvacondotti e documenti falsi che servirono all'imbarco per il Sudamerica. I nazisti pervenuti a Genova vennero sempre assistiti con tutti gli onori dai dignitari cattolici; l'arcivescovo di Genova era a capo di un'organizzazione (Comitato Nazionale per l'Immigrazione in Argentina) che aveva la funzione di convogliare i profughi dei paesi comunisti in Sudamerica, e questa stessa venne usata per i nazisti, compresi gli Ustascia colpevoli delle stragi in Croazia. Adolf Eichmann, Josef Mengele, Klaus Barbie, Ante Pavelic, Reinhard Kops, Heinrich Muller...questi sono solo pochi delle migliaia di pericolosi nazisti messi in salvo dall'attività criminale della chiesa cattolica, che fu peraltro complice di ogni genocidio perpetrato da quest'ultimi. Il monastero di San Girolamo, alle pOrte del Vaticano, divenne la residenza dei criminali Ustascia; un agente americano riuscì ad entrare nel suddetto monastero, facendo poi i nomi di almeno dieci pericolosi criminali Ustascia lì residenti. I criminali di guerra facevano la spola dal monastero di San Girolamo al Vaticano con tanto di autista e di targa diplomatica. Pavelic si nacsose a Roma, in un edificio sotto la giurisdizione del Vaticano.Per la chiesa cattolica Pavelic rappresentava il perfetto credente che combattè contro la chiesa ortodossa e contro l'ateismo comunista. Negli anni successivi praticamente l'intero convoglio di criminali Ustascia venne fatto fuggire in Argentina, con l'approvazione della "Pontificia commissione di assistenza profughi". Così avvenne anche per tutti gli altri criminali di guerra nazisti, i quali, senza l'appoggio del Vaticano, non avrebbero poptuto sfuggire alle giuste condanne. Altro che "omertà" e "reticenze" di Pio XII, sulle quali ipocritamente si discute per nascondere ben altro.

In conclusione: non è possibile immaginare la nascita del nazismo separatamente dall'esistenza e dai principi del cristianesimo. Dopo la Rivoluzione Francese il principale cruccio della chiesa cattolica fu l'annullamento delle conquiste civili e della laicità degli stati europei.  Era ovvio che personaggi carismatici e invasati, le cui menti furono plagiate dalle gerarchie religiose, dovessero essere favoriti nella loro ascesa, e questo accadde per Hitler e per Mussolini. Il pericolo di una rinascita del nazismo potrebbe essere debellato senza che l'Europa ne rimuova la radice religiosa? Sarebbe come pretendere che un albero non desse i suoi frutti e, se questi frutti saranno velenosi, l'albero li dovrà maturare per sua stessa intrinseca natura. Con il favore della crisi economica, in Europa, stiamo assistendo alla nascita di pericolosi partiti neonazisti; in Italia, dall'ascesa al potere di Berlusconi, abbiamo assistito allo sdoganamento del fascismo e del razzismo; l'apologia del fascismo e la creazione di partiti ad esso legati sono vietate dalla Costituzione, ma oggi nessuno ritiene più l'essere considerato "fascista" un motivo d'infamia. Anders Breivik, l'autore della strage in Norvegia, è stato una mano armata da deliri nazisti di matrice cristiana. L'odioso rigurgito di teorie "complottiste" antisemite (oggi eufemisticamente nominate "antisioniste") che sono ancora più odiose in quanto provengono da sedicenti individui "di sinistra", sono un film già visto e del quale si può intuire la regia "occulta". L'Italia ha rinnegato i valori Risorgimentali e quelli della Resistenza: dal 1929 non è uno stato sovrano; i Patti Lateranensi e l'esistenza di uno stato Vaticano illegittimo, anticostituzionale e parassitario, colpevole dei più efferati crimini contro l'umanità (si pensi solo al genocidio dei bambini nativi in Canada come dato più recente) rende gli italiani un'immenso gregge di sudditi, governati effettivamente da una monarchia assoluta di matrice religiosa. Può essere concepita una futura Europa democratica, laica e civile se non verrà chiusa la partita con questo ultimo strascico di superstizione medievale istituzionalizzata? Finora abbiamo avuto avuto l'illusione di estirpare la mala pianta nazi-fascista,  ma ne abbiamo solo potato i rami, le radici sono qui, nel nostro Paese e sono il filo conduttore di ogni minaccia alla democrazia, alla laicità e alla convivenza civile, oggi come nelle epoche precedenti.

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente "antisionista"; ma io ti dico che chi attacca il sionismo, intende gli ebrei".
Marthin Luther King

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 Archivio storico del Corriere della Sera:
 http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/29/Quando_cattolici_accusavano_Israele_nazismo_co_9_120429046.shtml

Ratzinger e le bugie sull'ateismo di Hitler:
http://www.giornalettismo.com/archives/83334/nazismo-hitler-bugie-papa/

Cristianesimo positivo (Wikipedia):
http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_positivo

Alessia Birri, 21 maggio 2012.

E-mail: aleph1968@hotmail.it

mercoledì 15 febbraio 2012

LA FAMIGLIA NATURALE E' UNA FAVOLA CONVENZIONALE

Foto: Eanger Irving Couse: "Sun worshipers", 1919

IL PRINCIPIO DI FAMIGLIA NON ESISTE IN NATURA, ESSO SAREBBE CONTRARIO AD OGNI CONDIZIONE EVOLUTIVA SOCIALE E ANTROPOLOGICA.

ETIMOLOGIA DEL TERMINE
Prima di iniziare il nostro lungo discorso sulla falsità delle convenzioni che si vorrebbero perpetuare, è giusto per prima cosa soffermarci sul significato stesso della parola "famiglia", poichè, pur essendo molto sbandierata e riverita, pochi sono coloro che se lo chiedono. "Famiglia" deriva dall'antico latino "famulus" (servo, schiavo) e designa il complesso degli schiavi (compresi moglie e figli) alle dipendenze di un capo che aveva su di loro il potere di vita e di morte. Ed in effetti è proprio questo il cardine su cui si fonda l'ideologia delle forze reazionarie e religiose, soprattutto nel nostro Paese, ed è questo il principio velato dietro la continua, ridondante equiparazione "famiglia tradizionale=amore". Attorno all'istituzione familiare ruotano dogmi, sistemi, menzogne e dispotismi secolari che la sua soppressione farebbe cadere come castelli di carta; da qui l'autentico terrore generato in certi ambienti all'idea del tramonto della famiglia.

Le sovrastrutture mentali e le false convinzioni sedimentate durante i secoli hanno creato dei muri e delle barriere apparentemente insormontabili fra noi e la nostra essenza, la nostra natura e le autentiche necessità ad essa legate. Tutto è capovolto. Riteniamo "scontate" e peggio ancora "naturali" istituzioni e abitudini che implicano un quantomeno spesso e impenetrabile sedimento d'incoscienza, una deviazione dal percorso evolutivo e dalle prerogative che ne hanno permesso gli albori. Questa sudditanza psicologica fa sì che anche i più laici, anticlericali o progressisti quando si affrontano i mostri sacri dell'oppressione secolare (in special modo la questione della famiglia tradizionale) si mostrino riverenti e si lascino guidare dalla mediocrità, piuttosto che perdere il favore del branco, della massa e dell'ideologia dominante dai quali si sentono intimiditi.

LA FAMIGLIA NON HA NOBILI SCOPI, MA VEDE I SUOI ALBORI CON LA NASCITA DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DEGLI INTERESSI EREDITARI. I SUOI FINI SONO ESCLUSIVAMENTE EGOISTICI E PREVARICATORI.

Con l'avvento della proprietà privata nasce la prima forma di organizzazione familiare, dettata dalla necessità di assicurare la propria discendenza ai fini del lascito ereditario; essa tuttavia non ebbe configurazioni universali, ma era concepita in modo diverso da popolo a popolo. Attraverso i secoli e i millenni, dagli albori della civiltà, l'istituzione familiare ha subito innumerevoli mutamenti e si è evoluta seguendo le necessità dei vari sistemi economici e sociali che si sono succeduti, essendone essa stessa il riflesso. La famiglia, come da secoli siamo abituati a concepirla (padre, madre e figli) e come vorrebbero perpetuarla le attuali religioni monoteistiche e i regimi di destra in ogni parte del mondo, non esiste in natura; in natura non esiste alcun concetto di "famiglia", sia esso matriarcale o patriarcale, bensì esiste il principio di "comunità", di bene collettivo, di condivisione allargata delle conquiste, dei doveri individuali, delle esperienze affettive. Oggi più che mai dobbiamo indirizzare le nostre energie e le nostre lotte contro l'ostacolo più grande e più accudito dai mostri sacri del capitalismo e del clero cattolico, qual'è la famiglia intesa come nucleo separato, basato sui legami di sangue, sugli interessi economici particolari e sulla sopraffazione fra i sessi e fra genitori e figli. Il capitalismo, dopo la Rivoluzione Francese, ha contribuito all'emancipazione dell'individuo nei confronti della famiglia, mediante la laicizzazione del matrimonio e l'introduzione del divorzio. Tutto questo progresso era ovviamente privilegio delle classi borghesi, non certo del proletariato o del "terzo stato" che servirono solo da carne da cannone per gli scontri della rivolta. L'istituzione familiare in ambito capitalistico assunse le caratteristiche di "alienante macchina da riproduzione" per il proletariato (come indica la definizione stessa) e caposaldo di interessi economici ed ereditari per la borghesia, il tutto pervaso dall'alone della suggestione religiosa che qualifica come "sacro" e "misterioso" tutto ciò che sarebbe naturalmente rigettato dall'essere cosciente, qualora se ne venisse a comprendere il vero significato. I fossili sociali del clero (residuati dell'oscura epoca medievale) non saranno mai avversati dal sistema capitalistico e dai suoi sostenitori, nonostante l'innovazione laica della Rivoluzione Francese, poichè la divisione in classi della società, implica che vi sia anche un livello culturale differente fra le stesse: la superstizione per le classi svantaggiate (poichè l'oppio religioso non permette loro di comprendere l'ingiustizia della propria condizione) e l'accesso alla cultura per la borghesia. Inutile ribadire quanto preziosa sia l'istituzione familiare tradizionale e patriarcale per le gerarchie cattoliche (questo vale per tutte le tre religioni monoteistiche odierne), poichè essa è il perno irrinunciabile attorno al quale ruota l'oppressione dell'uomo sulla donna e dei genitori sui figli, condizioni queste inscindibili dal regime di asservimento sociale degli individui.

LA NASCITA DELLA "COMUNITA'" IMPLICA UN ALLENTAMENTO DEI LEGAMI DI COPPIA NELLA PIU' INCONDIZIONATA LIBERTA' INDIVIDUALE. GLI STUDI DI LEWIS H. MORGAN.

Più gli individui sono "legati" da condizionamenti particolari (come può essere il contesto familiare) meno hanno interesse a condividere il proprio benessere con la comunità della propria specie e meno sono portati ad esprimere al massimo le proprie capacità, in assenza di un ampia condivisione. Il legame familiare, dunque, se fosse "connaturato" all'umanità, avrebbe portato ad una fissità conservatrice l'intera razza umana, impedendone il rapido ed unico percorso evolutivo rispetto alle altre specie animali. Dobbiamo considerare le società primitive e incontaminate se vogliamo identificare la vera natura dell'uomo e, soprattutto, se vogliamo liberare la mente dalle false convinzioni che ci paiono insormontabili. Possiamo così dedurre quanto le abitudini di convivenza siano variegate da popolo a popolo e come, nel corso della storia, non conoscano alcuno schema fisso e prestabilito. Prendiamo ad esempio i popoli indigeni del Nord America.

Gli Irochesi dello stato di New York sono stati conosciuti e documentati personalmente dall'antropologo Lewis H. Morgan, collaboratore negli studi di Friedrich Engels, nel XIX secolo, il quale visse a lungo insieme a loro. Presso questo popolo il "legame di coppia" era riconosciuto, come era riconosciuta la rispettiva discendenza; ma ogni bambino all'interno della comunità era ugualmente considerato "figlio" da tutti gli altri membri adulti, senza privilegiare in alcun modo i legami di sangue; l'appellativo di "figlio" non era un semplice vezzeggiativo, ma corrispondeva ad una precisa assunzione di responsabilità nei confronti dei soggetti accuditi. Questo tipo di relazioni parentali ed affettive estese a tutta la comunità, che non privilegiavano in alcun modo i legami biologici, era diffuso presso tutti i popoli nativi del Nord America, senza eccezione alcuna. L'estesa condivisione relazionale fra gli individui permetteva un'estensione dell'esperienza affettiva ed esistenziale senza alcun limite, annullando ogni ottusità e perciò, naturalmente, ogni causa di sopraffazione fra individui, la quale si può verificare solo in ambiti chiusi e controllati da legami stretti e interessi particolari.

LA SOCIALIZZAZIONE (PRINCIPIO OPPOSTO AL CONCETTO DI FAMIGLIA) E IL SUPERAMENTO COSTANTE DI OGNI SCHEMA E' UNO DEI FATTORI DETERMINANTI PER L'EVOLUZIONE PSICHICA E FISICA DELLA SPECIE UMANA

Lo studio dei popoli primitivi, o ancora armonizzati con l'ambiente naturale, mette in luce inequivocabilmente come la natura stessa dell'essere umano non conosca degli schemi prestabiliti di convivenza. Prendiamo ad esempio le consuetudini sessuali delle tribù della Nuova Guinea, che sono quelle scoperte più recentemente e meno contaminate: le pratiche sessuali collettive sono regola abituale, così come le iniziazioni degli adolescenti da parte dei guerrieri adulti mediante riti orgiastici a carattere omosessuale, i quali hanno il valore di iniziazione e di passaggio all'età adulta. Le relazioni sessuali con le donne sono ridotte al minimo poichè sono considerate dispersive di energia per i maschi. Le relazioni e, in questo caso, il sesso dunque sono concepiti, in questo come in tutti i gruppi etnici relativamente primitivi, come "estensioni" delle esperienze, del benessere e dello sviluppo della comunità.

Dagli approfonditi studi antropologici sulle comunità primitive seguite da Morgan durante i suoi numerosi viaggi, emerge come esse fossero frequentemente propense alle relazioni multiple, estendendo ogni possibilità di scelta a entrambi i sessi. Così assistiamo al fenomeno naturale di "poliandria" per le donne e "poligamia" per gli uomini. Ciò fece in modo che, nel caso della poliandria, la discendenza della prole fosse sicura solo per parte di madre; per quel che riguarda gli albori della civiltà, dunque, questa fu la ragione principale per cui la prima istituzione familiare, contemporanea all'introduzione dell'agricoltura, dell'allevamento di bestiame e delle prime necessità ereditarie rispettive alla proprietà privata, ebbe carattere "matriarcale".

Presso gli aborigeni australiani il primo "patto" fra coppie somigliante ad un matrimonio avveniva all'età di trent'anni (età considerevole per quel gruppo etnico) ed era preceduto da innumerevoli rapporti promiscui ed esperenziali di ogni tipo. In pratica, questo patto avveniva al culmine del percorso evolutivo individuale e ne suggellava la maturazione.

L'unico filo conduttore che può essere accomunato a tutti i popoli nativi e non civilizzati è l'assoluta varietà, fluidità e impossibilità di categorizzazione secondo i canoni della nostra vecchia mentalità dominante. L'unica caratteristica che li può unire è la condivisione, la socializzazione e la conseguente estensione di ogni esperienza, soprattutto sessuale, quindi la mancanza di un concetto di "gruppo separato" (quale può essere solo la famiglia come la intendiamo noi) dalla comunità stessa.

L'ISTINTO A FORMARE GRUPPI "FAMILIARI" E' CONNATURATO ALLA MAGGIOR PARTE DELLE SPECIE ANIMALI, MA E' ANOMALO PER QUEL CHE RIGUARDA LA SPECIE UMANA

In moltissime razze animali invece, soprattutto fra i primati, vige la "coppia fissa", per cui in molte razze di uccelli e, specialmente, fra i grandi felini, la coppia si isola e rimane legata per tutta la vita. Presso i primati (le grandi scimmie) il maschio può avere molte femmine, ma la femmina può avere un solo maschio che perciò domina l'interno gruppo a lui corrispondente (la poliandria, al contrario, è pratica esclusivamente umana); la gelosia del maschio derivante dal possesso del proprio gruppo di femmine e cuccioli e il conseguente isolamento rispetto agli altri gruppi, determina una divisione costante della specie in piccoli branchi legati dal possesso egoistico e dal desiderio di dominio di un capo e non permette, dunque, alla suddetta specie di evolversi, confinando in questo modo i primati, a differenza dell'uomo, all'interno della propria nicchia immutabile e sempre uguale a sè stessa. Infatti, la naturale predisposizione dell'uomo alla condivisione collettiva, ad allargare la propria sfera conoscitiva ed esistenziale, è stata uno dei fattori determinanti affinchè non subentrasse alcun tipo d'isolamento in piccoli nuclei, che avrebbe congelato lo sviluppo evolutivo della nostra specie, alla stregua dei primati che oggi conosciamo.

Possiamo trarre la conclusione da questi dati che solo un'ampia condivisione a livello comunitario e il fattore della "socializzazione" delle relazioni possono creare le condizioni per la valorizzazione delle facoltà individuali e foggiare le risorse affinchè queste possano emergere; ciò infatti ha permesso l'evoluzione della nostra specie mediante elementi determinanti che in ambito strettamente familiare non possono sussistere. Perciò l'organizzazione familiare non costituisce un fattore regressivo nella specie umana (non essendo esistito un fenomeno simile antecedente alla civiltà), ma avrebbe costituito un vero e proprio ostacolo all'evoluzione e alla sopravvivenza stessa, riducendo l'uomo allo stile di vita e alle abitudini connaturate alle specie per le quali non c'è alcuna possibilità di evoluzione psichica e sociale. La fluidità, la libertà e la dinamicità sono le caratteristiche che hanno contraddistinto la specie umana per la maggior parte della sua esistenza e che ne hanno determinato lo sviluppo intellettivo nel tempo, mediante lo scambio reciproco su larga scala delle conoscenze e del linguaggio. La libertà, conseguente alla coscienza di sè, è ciò che distingue l'esistenza umana da tutte le altre specie presenti, mentre la fissità, la chiusura, l'isolamento, caratteristico di altre specie (determinato dalla nicchia del piccolo gruppo familiare), sono un fattore paralizzante e assolutamente contrario alla natura umana. Per questo non si può operare un confronto con le abitudini degli animali per capire le inclinazioni primarie dell'uomo (come molti hanno sempre tentato di fare), sarebbe ingiustificato e assurdo.

IL SUPERAMENTO DEL CAPITALISMO E LA NASCITA DI UNA NUOVA ERA SOCIALISTA SONO LE CONDIZIONI FONDAMENTALI PER IL SUPERAMENTO DEL CONCETTO DI FAMIGLIA E DEI RELATIVI OSTACOLI ALL'EVOLUZIONE SOCIALE AD ESSA LEGATI.

Ci troviamo alla soglia della civilizzazione, ma non l'abbiamo ancora oltrepassata, nonostante il progresso tecnologico ce ne dia l'illusione. Più saranno stretti e rilevanti i legami familiari in una società, sia fra uomo e donna che fra genitori e figli, più questa società sarà oppressiva e soggiogata dal dispotismo di poteri religiosi e politici. La prima e più importante conquista di una società realmente laica e dunque civile è la responsabilizzazione dell'intera organizzazione sociale nei confronti dei minori soprattutto, senza alcuna delega a singoli individui (genitori biologici) rispetto alla cura fisica e psicologica della prole; più potere sarà affidato ai genitori, più il regime sociale sarà oppressivo nel suo insieme; più la responsabilità sarà allargata all'intera sfera sociale, meno prevaricaricazione ci sarà fra gli individui, fra i sessi e, conseguentemente, in ogni contesto della vita civile. Oggi, nonostante ciò sia messo largamente in discussione, e nonostante gli enormi cambiamenti in ambito sociale, la cultura dominante diffusa dai mass media di destra nel nostro Paese e la maggior parte degli individui di vecchia generazione, considerano la famiglia tradizionale e la difesa di quest'ultima come qualcosa di inscindibile dal concetto di "società civile" o, peggio ancora, dalla natura umana; questa assurda mentalità è indotta dall'assuefazione, dall'abitudine e dalla conseguente schiavitù psicologica cagionata nei secoli dalle ideologie dominanti. In realtà la famiglia come clan separato e gerarchizzato al suo interno, compare con la nascita della proprietà privata, è esclusivamente istituita e conservata nei secoli e nei millenni da interessi economici, ereditari e null'altro che egoistici. Nessun nobile fine dunque, nessuna presunta sacralità e, tantomeno, nessuna necessità naturale stanno alla base di questa "istituzione" che, proprio in quanto tale, non ha nulla a che vedere con le inclinazioni e le esigenze del benessere della specie umana, ma ne determina la fossilizzazione e ne paralizza ogni spinta evolutiva. L'istituzione familiare implica il principio di "possesso", non solo della proprietà individuale, ma del dominio fisico e psicologico di un singolo individuo dominante su tutti gli altri membri del gruppo, esattamente come avviene presso i gruppi di primati di cui abbiamo accennato sopra. Ne deriva perciò la conseguente oppressione della donna da parte dell'uomo e dei figli da parte dei genitori.

ABOLIRE L'ARTICOLO 29 DELLA COSTITUZIONE

Il suddetto Articolo recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare."
Questo articolo della nostra Costituzione non è dettato dalla realtà, ma dalla superstizione settaria dovuta all'interevento dell'allora Democrazia Cristiana, perciò dovrebbe essere già da tempo eliminato, perchè rappresenta un paradosso nei confronti della Costituzione stessa e un'imposizione assurda che limita la libertà di scelta individuale, ed è inaccettabilmente discriminatorio nei confronti delle nuove forme di convivenza formatesi in questi ultimi decenni.

Il capitalismo non è un tabù, non è l'apice del progresso della società umana o un dogma immutabile (questo lo si credeva anche per le precedenti forme di società e addirittura per l'istituzione schiavistica), non rappresenta certo una soglia invalicabile; ove durante la Rivoluzione Francese costituì un passo avanti verso l'emancipazione individuale (ma solo per le classi abbienti) oggi al contrario rappresenta proprio il caposaldo della conservazione, perno della quale è la famiglia tradizionale (che per sua stessa definizione non può chiamarsi "naturale"), senza la quale il concetto stesso di "proprietà" e di "privilegio" non avrebbe alcun senso. Il percorso di maturazione della coscienza umana è un viaggio iniziatico, consistente nella riscoperta dell'assoluta libertà che guida l'esistenza umana al di là di ogni condizionamento successivo determinato da fattori di sottocultura, come possono essere quelli religiosi e "tradizionali". Sostanzialmente, tutto ciò che non corrisponde ad una libera scelta è malato, determina pericolose spinte regressive e imbarbarimenti le cui conseguenze sono l'abbruttimento e la riduzione dell'umanità ad un ramo morto, ripetitivo e senza futuro; in una parola: all'annichilimento.

CONCLUSIONE:

Le bugie hanno una caratteristica comune: finiscono, vengono smascherate dal corso della storia e dall'incondizionabile e libera natura dell'uomo. L'uomo è un microcosmo, il fulcro ed il riflesso di ogni energia e di ogni aspetto del mondo intorno a lui; questo implica che vi agiscano innumerevoli forze che ne rendono illimitate le scelte e le espressioni di convivenza sociale, determinandone la libertà. L'universalizzazione, ovvero la tendenza all'amalgamazione e alla condivisione sempre più ampia, è la caratteristica fondamentale che ha permesso l'inizio del percorso evolutivo. Qualsiasi forma di organizzazione immutabile, di chiusura, è immaginaria e dettata da convenzioni. Perciò l'unico filo conduttore che possiamo dedurre con le nostre speculazioni è il valore assoluto della libertà, al di là delle favole familiari e delle regole tradizionali.

Alessia Birri 15 febbraio 2012

E-mail: aleph1968@hotmail.it

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Engels: l'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato
http://www.resistenze.org/sito/ma/di/ce/mdce5n29b.htm

Alcune nozioni sulla convivenza presso le varie culture, a cura del dott.Renzo Zambello
http://www.zambellorenzo.it/news/faq.php?answer=176&cat_name=CULTURA&category_id=8

"La concezione marxista leninista della famiglia", a cura dell'Ufficio Stampa del PMLI:
http://www.pmli.it/famiglia.html

Famiglia naturale o convenzionale?
http://www.elapsus.it/home1/index.php/component/content/75?task=view

La sessualità nella preistoria, a cura del Prof. Alessandro G. Littara
http://www.androweb.it/androweb/informazioni-generali/sessualita-preistoria.asp

"La famiglia naturale è una costruzione culturale": gruppo facebook di EMANUELE MARIAN
http://www.facebook.com/groups/354807290706/