giovedì 17 gennaio 2013

UN NUOVO UMANESIMO GLOBALE E' POSSIBILE

Foto: "Il Pensatore" di Auguste Rodin (Musèe Rodin, Parigi)

LA STORIA UMANA E' DA SEMPRE COSTELLATA DA EPOCHE ILLUMINATE CHE SI ALTERNANO A PERIODI OSCURI, IN UN ALTALENANTE "ASSESTAMENTO" IN VISTA DI UNA PIU' RADICATA COSCIENZA COLLETTIVA. SENZA PROGRESSO SCIENTIFICO E CIVILE E SOTTO IL GIOGO DELLE RELIGIONI ISTITUZIONALIZZATE IL GENERE UMANO SAREBBE DESTINATO ALL'ESTINZIONE.

"Su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente, l’individuo è sovrano"
John Stuart Mill:  "La libertà"

"Rendete universale l'istruzione e così renderete generale anche la reciproca sicurezza. Ora la sicurezza e l'istruzione bastano per poter fare a meno di principi e di governi".
Johann Adam Weißhaupt

LE EPOCHE UMANISTICHE NEL MONDO

Lo stile di vita e i principi dell'Umanesimo come concetto della centralità dell'uomo e del suo ruolo attivo nel mondo, non appartengono a questa o a quella cultura, non sono un prodotto esclusivamente occidentale, ma hanno avuto il loro apice presso tutte le civiltà, sono principi universali, insiti nella natura umana e nelle aspirazioni più profonde di quest'ultima, sono stati semplicemente definiti e descritti nel contesto occidentale, in seguito alla grande riscoperta rinascimentale della filosofia e della scienza del mondo classico greco-romano. Senza questi principi di libertà che innescano il progresso culturale e scientifico, il genere umano sarebbe destinato ad estinguersi subendo la sorte di tutte le milioni di specie che si sono succedute sul nostro pianeta. Dunque il cambiamento e l'abbandono degli schemi tradizionali, fondamentale per il percorso umanistico, non è solo un esigenza spirituale ed esistenziale, ma di sopravvivenza della specie. Fra le religioni assolutistiche o "rivelate" ostili a questo percorso, il cristianesimo si può definire il più avverso allo sviluppo, per la sua radice negativa ed estraniante. Purtuttavia quello cristiano non nacque come un culto monolitico, ma fu inizialmente suddiviso in numerose sette, fra le quali la corrente gnostica, antidogmatica, basata sul percorso conoscitivo e la libera speculazione: "conosci il mondo e poi abbandonalo" (Vangeli Gnostici); questa corrente originaria, ostile alla formazione di qualsiasi gerarchia, è stata fortemente avversata da quella che, successivamente, fu la convenzione dogmatica istituzionalizzata con la presa di potere da parte del clero. L'innaturalità del dogma cristiano imposto dalla gerarchia cattolica, il suo essere "alieno" alla logica del mondo e, specialmente, ostile al conseguimento della felicità terrena, con il suo culto della sofferenza e dell'umiliazione, implica che esso necessiti di imporsi mediante la coercizione e il timore, così come avvenne nei primi secoli in cui il cristianesimo fu legittimato e trovò terreno fertile nella numerosissima popolazione di schiavi dell'Impero Romano decadente e, in genere, fra la sempre crescente massa di popolazione povera e diseredata che vescovi e chiesa, ancor prima di essere riconosciuti dall'editto di Tessalonica dell'Imperatore Teodosio I, contribuivano a controllare con la promessa di una vita migliore nell'aldilà. L'era cristiana è stata ed è tuttora caratterizzata da un generale sovvertimento dei simboli e dei valori tesi alla dignità e al conseguimento della felicità dei popoli e degli individui: tutte le caratteristiche che in epoca classica rappresentavano doti d'intelligenza e prestigio sociale, vennero stigmatizzate come segni diabolici e infidi. Il caso più interessante sotto questo punto di vista fu senz'altro la persecuzione degli ebrei, i quali, così legati alla conoscenza al pari degli arabi nei secoli bui del Medioevo, vennero esposti all'efferatezza di masse patologizzate e omologate  a questo particolare tipo di credenza. Tuttavia il Nuovo Testamento, seppure scaturito dalla radice dell'Antico Testamento, non può esserne paragonato e nemmeno rappresentarne una pretesa continuità: lì c'è un popolo, un'aspirazione concreta nel mondo reale, all'opposto nel cristianesimo vige la completa desertificazione ed estraniazione della mente e della volontà dalla logica reale, dal conseguimento della felicità nel mondo e si può considerare essenzialmente un culto di annichilimento, di dissoluzione, una reinterpretazione deviata e patologica dell'antichissima filosofia orientale, unita al già spurio Antico Testamento, il quale, a sua volta, reinterpreta e deforma i miti più antichi di altre civiltà. Peraltro l'Antico Testamento mette costantemente in guardia da derive simili a quella cristiana, dove afferma più volte "io sono il Dio dei vivi, non dei morti". Ovviamente, vista la complessità del panorama religioso mondiale, dobbiamo ricordare che molte di esse sono erroneamente considerate "religioni", poichè indicanti un percorso filosofico-panteistico e non dogmatico, detentrici di antico sapere tramandato da generazioni, come quella buddista  o quella indù (pur essendosi quest'ultima notevolmente discostata dall'antichissima conoscenza vedica); se il nostro discorso si concentra principalmente  sul cristianesimo, questo è perchè il culto cristiano ha determinato una cesura profondissima e un'abisso invalicabile nei confronti delle conoscenze e dei culti di tutto il mondo, fino ad allora correlati ed uniti da un sapere atavico ed iniziatico, tramandatosi nei millenni. E' stato il primo e l'unico culto al mondo ad aver negato il percorso conoscitivo e ad aver trovato nella rinuncia e nell'esclusiva speranza di una realizzazione dopo la morte il proprio fondamento.
L'oblìo, in epoca cristiana, delle radici greco-romane dell'Occidente, le quali costituiscono le basi imprescindibili di una prassi di civilizzazione e progresso non solo europea ma universale, è stato catastrofico e difficilmente paragonabile ad altri eventi socio-culturali del passato. Con la nostra immaginazione potremmo ipotizzare lo sviluppo odierno della società e della scienza se, duemila anni fa,  non fosse avvenuta questa lacerante cesura che tagliò definitivamente i ponti con il sapere trasmesso dagli iniziati e con la comune e antichissima (si potrebbe ipotizzare "antidiluviana") origine delle conoscenze che fino ad allora avevano unito tutte le civiltà.
Esistono civiltà più evolute e meno evolute, ma tutte sono necessariamente correlate ed ognuna di esse è indispensabile per il suo contributo al progresso universale. La regressione e la barbarie, che possiamo notare oggi in molti paesi, non è connaturata a nessun popolo e a nessuna cultura; si tratta di un avvicendamento altalenante, come abbiamo evidenziato nel sottotitolo, a cui sono sottoposti ciclicamente tutti i popoli, poichè la coscienza ha bisogno di radici profonde per essere universalizzata e ogni "ricaduta" permette alle generazioni di interiorizzare maggiormente i valori positivi, di creare maggiori anticorpi contro l'insorgere di ideologie regressive. Potremmo ipotizzare un mondo in cui il nazismo avesse vinto la guerra e in cui, dopo poche generazioni, l'ideologia nazista si fosse radicata nel pensiero comunemente accettato dalle masse: pochi decenni sarebbero serviti per cadere in questa spirale, ma secoli e, forse, millenni ci vorrebbero per uscirne, mediante il sacrificio di pochi individui eccezionali. Ogni civiltà ha avuto i propri personaggi storici illuminati, che hanno impresso alla loro epoca periodi di profonda consapevolezza (almeno nelle classi più acculturate) e aspirazione, attraverso le scienze e gli studi, ad un progressivo miglioramento delle condizioni di vita a livello universale. Oltre agli innumerevoli personaggi della nostra cultura occidentale (l'elenco dei quali sarebbe lunghissimo), si possono annoverare in ogni parte del mondo questi "umanisti" ante litteram, anche in epoche antiche e presso civiltà dai costumi cruenti: abbiamo la testimonianza storica, per esempio, presso i Toltechi del X secolo della nostra era, di un re chiamato Topiltzin (poi identificato con il dio Quetzacoatl), il quale abolì la pratica dei sacrifici umani, pratica profondamente radicata presso tutte le civiltà precolombiane; inoltre Topiltzin condannava la guerra come soluzione delle contese; non si sa quanto opportunistiche potessero essere queste posizioni, ma la sua epoca si distinse per un'evidente spinta civilizzatrice, al di là delle grandi conoscenze in cui eccellevano i popoli precolombiani, soprattutto in campo astronomico e matematico. Nel X secolo della nostra era, in Spagna, la dinastia Omayyade e il califfato di Cordova vantava una delle più antiche università dove confluivano studiosi, filosofi, alchimisti e fra le più grandi personalità della cultura da Oriente ad Occidente, in tempi in cui l'Europa soccombeva fra le spire dell'epoca più buia della sua storia, in seguito al radicarsi del cristianesimo e dei suoi tragici influssi sulla società e sulla realtà quotidiana. Quando l'Europa si trasformò in una vasta area in cui imperversava la superstizione, con una società rigidamente gerarchizzata in categorie ereditarie ed immobili, con monarchie assolute costituite dal potere del Papa e dei re (che generalmente erano propaggini della volontà papale), quando ogni aspetto della vita personale e pubblica costituiva un riflesso dei dogmi cristiani, nella vicina Spagna, sotto la dinastia Omayyade del califfo illuminato Abd-al-Ramhan si raccoglieva il fulcro del sapere e della conoscenza di tutto il mondo, in un epoca in cui ebrei e mussulmani rappresentavano le più aperte società umanistiche conosciute ed erano uniti da una collaborazione appassionata nello studio delle discipline filosofiche, astronomiche e nel recupero della filosofia e del sapere dei classici greci e latini che, se non fossero stati messi in salvo presso le biblioteche arabe, si sarebbero inevitabilmente perduti o sarebbero stati distrutti dal deleterio fanatismo del culto cristiano. Si pensi che l'Università di Cordova custodiva 40.000 libri. Infatti la società araba ebbe la sua epoca umanistica molto prima della nostra e pose le basi per il nostro futuro risveglio, degradandosi poi nel tempo e attraverso i secoli a causa della presa di potere da parte di quelle che nacquero come piccole sette di fanatici religiosi, per sfociare definitivamente nel fenomeno delle teocrazie islamiche che oggi conosciamo, esempio fra tutte quella iraniana, molto più pericolosa per il resto del mondo e finanziatrice del terrorismo internazionale. Il primo tentativo volto a liberare l'Europa dalla desertificazione spirituale e culturale del culto cristiano, lo fece Federico II Hohenstaufen, che, come sappiamo, fu un illuminato e strenuo oppositore del potere temporale ecclesiastico e realizzò, soprattutto nel suo regno di Sicilia, il primo avamposto culturale affrancato dall'influsso della religione cristiana che allora non lasciava spazio a nessuna forma di espressione laica;  il regno di Sicilia aveva lo scopo, per la sua posizione sul Mediterraneo, di fungere da luogo di interrelazione fra le diverse culture: la provenzale, l'araba e l'ebraica, perciò si vide il fiorire della famosa Scuola Siciliana dalla quale uscirono tutti i più grandi poeti, filosofi e matematici dell'epoca, fra i quali Leonardo Fibonacci, matematico e studioso della sezione aurea, che dovette il progresso dei suoi studi proprio al contatto con i matematici arabi in Algeria, dove visse a lungo, per poi in seguito raggiungere la celebrità presso la corte di Federico. Per quel che riguarda l'Oriente e la sua antichissima cultura, possiamo certamente portare ad esempio, come personaggio illuminato, l'Illuminato per eccellenza, ovvero il Buddha; infatti quella buddista non si può considerare una religione, ma una filosofia di vita costituita da profonda consapevolezza riguardo all'importanza del percorso individuale e pone la conoscenza come indissolubile dal conseguimento della felicità. Possiamo considerare, a questo proposito, il buddismo come una filosofia agnostica, in quanto non nega e non ammette l'esistenza di divinità. Peraltro il panteismo della maggior parte dei culti orientali (Taoismo, Scintoismo, Induismo) non può certamente costituire un impedimento al progresso sociale ed umanistico, in quanto il Panteismo non rinnega i vari aspetti dell'individualità e i diversi percorsi dell'esistenza, ma li comprende come elementi provenienti da un unica fonte universale che tutto include e dalla quale tutte le possibilità scaturiscono, al di là del bene e del male. Panteistici sono anche i culti pagani greci e latini, che concepivano gli dèi come archetipi e rappresentazioni realizzate delle varie potenzialità umane che oggi, per fortuna, conoscono un grande risveglio e il cui numero di appartenenti è sempre maggiore; questo può essere inteso come un generale sussulto di consapevolezza volto alla riscoperta delle nostre vere radici culturali classiche pre-cristiane che, ci si augura, porterà nel tempo ad una scristianizzazione progressiva dopo due millenni di oblìo, riallacciando i legami con il passato fiorente.

IL CLERO OGGI. STRATEGIE: L'USURPAZIONE DEL CONCETTO UMANISTICO, DELLE NOZIONI LAICHE E DELLA LORO EREDITA' STORICA

Leggendo molti scritti di filosofi e studiosi moderni i quali auspicano un dialogo costruttivo fra i grandi monoteismi e la cultura umanistica e laica, dobbiamo dire che ci lascia davvero stupiti la superficialità degli argomenti, poichè le ideologie assolutistiche basate sulla rivelazione e sulla verità assoluta, escludono a priori ogni possibilità di dialogo e il loro scopo esistenziale consiste nell'universalizzazione dei propri precetti; infatti la verità assoluta non può riconoscere e rispettare l'"altro da sè", perciò certe sofisticazioni intellettuali sono basate di fatto sul nulla e non portano da nessuna parte.
In questi ultimi anni, com'è noto, assistiamo ad un'abuso senza precedenti dei termini e dei concetti laici da parte del clero cattolico, fra i quali il più inflazionato è senz'altro l'Umanesimo. Chi non ricorda l'Umanesimo come movimento laico, teso a riscoprire i valori della Classicità, che vide i suoi albori nel XIV secolo e, soprattutto, nacque in opposizione ai valori e ai dogmi cristiani che allora ricoprivano ogni aspetto del pensiero? Figlio dell'influenza della cultura araba ed ebraica e dell'opera di Federico II, il quale non potè vederne maturare i frutti? Umanistico è tutto ciò che concerne la libertà e l'esigenza umana di conoscere, evolversi, armonizzarsi con le energie dell'universo e della natura, ciò che implica l'autodeterminazione e la responsabilizzazione individuale; in poche parole: tutto quello che consiste nell'inalienabile diritto naturale di ogni persona. Ma, nonostante sia in perfetta antitesi con la religione cattolica che tutto questo non prevede, poichè basata sulla verità assoluta e sul disprezzo della vita terrena, non passa giorno che vescovi, cardinali e il Papa stesso non si appellino ad una nuova era umanistica. Perchè lo fanno? Questa strategia è basata sulla confusione, cioè sull'intenzione di mescolare a concetti universalmente e naturalmente accettati, i precetti di un'ideologia che nulla ha a che fare con essi, con il chiaro intento di far passare l'idea che la chiesa cattolica sia promulgatrice naturale di questi principi. L'elemento della "ridondanza" che agisce sull'inconscio delle masse è anch'esso importante, perchè ciò che viene continuamente e con insistenza ripetuto, con il tempo sarà accettato come indiscutibile. Alla fine, a forza di essere ripetuto dal Papa, evocato dal vescovo e pronunciato dal cardinale, il termine "Umanesimo" sarà concepito come un termine cristiano, perchè la chiave di lettura di questa strategia è che essa ha come obiettivo l'oblio delle radici, la perdita di senso e l'immiserimento dei valori laici. Quando sentiamo pronunciare, nelle omelie clericali, principi come "libertà", "uguaglianza", "diritti umani", ecc...dobbiamo sempre riflettere sulla tattica mediatica e sul senso deviato che si vuole trasmettere strumentalizzando su questi argomenti, che sono essenzialmente laici, nati dalla lotta secolare contro la superstizione dogmatica e che, quindi, vengono usurpati al fine di confondere i veri obiettivi teocratici (che sono nemici dei diritti dei popoli) e mascherare quest'ultimi con l'inganno, presentandoli come i più accettabili valori laici volti alla valorizzazione dell'uomo. L'equivoco fondamentale per cui il cristianesimo cattolico non ha mai potuto essere stigmatizzato, nonostante il suo deleterio influsso sulla storia e sulla società umana, è che esso viene confuso comunemente con la spiritualità, ma ad un analisi meno superficiale si può capire chiaramente la fuorvianza di questo giudizio. Ogni culto spirituale nel corso della storia ha avuto come presupposto la libertà e la conoscenza del mondo; al di là di queste premesse non ci può essere evoluzione spirituale, ma solo idiozia e immaturità. Gli equivoci che si vengono a creare dalle molte macchinazioni del linguaggio clericale sono facilmente deducibili, basti pensare, ad esempio, ad una delle parole più in uso nelle strategia mediatica della chiesa cattolica: "uguaglianza". Ma cosa intende un cristiano, per di più cattolico, per "uguaglianza"? Può l'"uguaglianza" cristiana coincidere con l'uguaglianza come accezione umanistica del termine? L'uguaglianza di cui parla il Pontefice e i suoi accoliti è un' uguaglianza dei sudditi di fronte al dogma imposto, ovvero uguaglianza non intesa in senso umanistico di "uguale opportunità di sviluppo delle aspirazioni sociali e individuali di tutti i cittadini", bensì "mortificazione di ogni intelligenza e singola diversità che possa mettere in discussione la tradizione imposta"; in una parola: appiattimento. A questo proposito sono significative le parole di Ratzinger pronunciate in un omelia davanti a Piazza San Pietro il 6 gennaio 2013: "L’umiltà della fede, del credere insieme con la fede della Chiesa di tutti i tempi, si troverà ripetutamente in conflitto con l’intelligenza dominante". Nel Vangelo infatti Gesù invita a rimanere come bambini, a non evolvere ed elogia, appunto, i poveri di spirito. Questa usurpazione dei termini laici è intesa a fare terra bruciata di ogni alternativa all'ideologia religiosa, poichè, nel tempo, le masse interiorizzeranno queste definizioni come apportate dal cristianesimo e il loro vero significato verrà sempre più sovrapposto alle intenzioni anti-umanistiche ed anti-illuministiche della tattica clericale.

L'AFRICA NELLA MORSA DI FONDAMENTALISMO ISLAMICO E CRISTIANESIMO RADICALE

Solitamente i gruppi religiosi e le ideologie totalitarie in generale, usano la democrazia per accedere ai diritti che serviranno loro per instaurare il proprio regime, così notiamo come il clero cattolico evochi i diritti umani e la laicità nei paesi a maggioranza islamica e, al contrario, definisca spregiativamente "laicista" la società occidentale per i nuovi diritti e giuste esigenze che si vengono a sviluppare dai cambiamenti sociali e dalla secolarizzazione. Per di più, nel 2008, la Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità, appoggiando i paesi che prevedono la pena di morte per quest'orientamento. Ricordiamo anche il messaggio del Papa al congresso Panafricano (settembre 2012) in Camerun dei laici cattolici del Continente: "...nonostante le tante croci che lo affliggono, sposi Cristo e rigetti il nichilismo e il relativismo". Questi due gruppi religiosi (islam e cristianesimo) rappresentano oggi la più grande minaccia alla sicurezza, allo sviluppo e al futuro dei paesi del terzo mondo, che, proprio a causa delle loro condizioni, sono fra i più indifesi e fra i più aggrediti, come vedremo.
Dove c'è disperazione e miseria, lì prosperano le suddette religioni e oggi, se vogliamo contribuire allo sviluppo dei popoli da secoli sfruttati dall'imperialismo e dagli interessi dei paesi più ricchi,  il nuovo umanesimo globale deve estendere la sua opera soprattutto in Africa, che ora più che mai è presa di mira dai fondamentalismi religiosi che trovano terreno fertile proprio tra i popoli più vulnerabili ed ai quali l'attenzione dei media internazionali non concede mai troppo spazio. Il Terzo Mondo è una preda appetibile per il cattolicesimo e lo possiamo capire dalle parole stesse del Papa che ha affermato essere l'Africa "la speranza del cristianesimo";  anche in quest'occasione ha messo in guardia contro il relativismo e la secolarizzazione: "Ci sono inoltre altri attacchi alla fede; i valori tradizionali più validi della cultura africana minacciati dalla secolarizzazione, che provoca disorientamento, lacerazioni nel tessuto personale e sociale, esasperazione del tribalismo, violenza, corruzione nella vita pubblica, umiliazione e sfruttamento delle donne e dei bambini, crescita della miseria e della fame"; queste sono state le affermazioni di Ratzinger che ha poi usato come punto di riferimento per i popoli africani l'esempio della schiava africana Bakhita divenuta santa (una schiava, appunto). Potremmo citare molti altri esempi, fra i quali il famoso viaggio papale in Africa del 2009, quando Ratzinger giudicò sbagliata la diffusione e l'uso del preservativo, invocando un fiabesco "rinnovo spirituale e umano nella sessualità" e ponendo in gravi difficoltà le organizzazioni umanitarie che si danno da fare per alleviare la condizione di quei popoli. Infatti l'impegno internazionale per i paesi del Terzo Mondo dovrebbe essere rigorosamente laico e rifiutare l'influenza religiosa, poichè quest'ultima sfrutta il bisogno e la povertà per fare proselitismo e non ha cara la libertà e il benessere dei popoli, ma cerca nuovi sudditi per il potere clericale. Il potere clericale instaurato dal cristianesimo usa la carità per sopprimere il diritto, mantenendo i popoli in uno stato di bisogno che li rende di fatto sudditi e dipendenti. L'impegno umanitario dovrebbe essere doverosamente laico.
 La radicalizzazione del cristianesimo in Uganda è un campanello d'allarme per la diplomazia internazionale e per le organizzazioni umanitarie; 14 dicembre 2012: nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, Papa Ratzinger ha affermato che i "tentativi di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione sono un’offesa contro la verità della persona umana e una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace". Pochi giorni prima di pronunciare questo discorso, Ratzinger aveva ricevuto e benedetto in Vaticano la parlamentare cristiana ugandese Rebecca Kadaga, promotrice di una proposta di legge che prevede l'ergastolo e perfino la pena di morte per i gay recidivi. In Uganda la legislazione riguardante il mondo GLTBQ è già fortemente repressiva. Nel 2004 sono stati vietati costituzionalmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso e i rapporti tra persone omosessuali vengono puniti con quattordici anni di carcere. Ma è da sottolineare come la politica omofobica ugandese sia un tentacolo proveniente dell'integralismo cristiano delle comunità evangeliche americane, come anche riportato in un articolo inchiesta del New York Times del 3 gennaio 2010, scritto da Geffrey Gettelman: (http://www.nytimes.com/2010/01/04/world/africa/04uganda.html). Il declino del cristianesimo in Occidente e la progressiva secolarizzazione sociale, hanno l'effetto di esaperare le gerarchie religiose, come forza reazionaria e intenzionata a vendere cara la pelle; lo vediamo soprattutto in Italia dove i proclami di vescovi e prelati contro il progresso civile sono all'ordine del giorno; di conseguenza in tutto l'Occidente.

Per quel che riguarda l'espansionismo islamico, non possiamo fingere di non essere allarmati per il ruolo fondamentale che occupa l'Iran in questa tragedia planetaria e per il pericolo incombente sui paesi di tutto il mondo di un arma nucleare nelle mani di Amadinejad e dei fanatici Ayatollhà..
Proprio mentre sto scrivendo (12 gennaio 2013) si stanno svolgendo le operazioni militari francesi contro l'espansione del terrorismo di Al Qaeda nel Mali, dopo l'accorato appello del presidente Traore, che denuncia una situazione disperata. Bisogna ricordare che i gruppi fondamentalisti di Al Qaeda hanno già devastato la città storica di Timbuktu, patrimonio dell'umanità, nell'indifferenza internazionale. L'Africa è preda indifesa di una feroce espansione dell'islam, oggi rafforzato dagli appoggi dei nuovi regimi teocratici scaturiti dalla primavera araba; come conseguenza di questa rivoluzione il terrorismo di Al Qaeda si estende ora a tutti i paesi del Terzo Mondo e il burattinaio di tutto questo scenario è l'Iran, che da sempre è intenzionato ad una globalizzazione del fondamentalismo islamico, nella totale indifferenza e apatia dell'Europa e delle democrazie occidentali, ormai chiuse ognuna nella roccaforte dei propri interessi meschini, almeno finchè il mondo non busserà alla loro porta e si sveglieranno in un inquietante realtà. I massacri in Nigeria sono all'ordine del giorno; guidate dall'Iran, finanziatore del terrorismo internazionale, le milizie fondamentaliste islamiche imperversano sui popoli indifesi dell'Africa nell'indifferenza delle organizzazioni umanitarie e degli attivisti e nel silenzio dei media, che ne dedicano un trafiletto solo quando si verificano stragi immani. All'indifferenza dei media si aggiunge quella delle masse occidentali, cosicchè nemmeno una voce o una piazza si può veder insorgere contro questo crimine; ma non c'è alcuna meraviglia se pensiamo che attivisti e pacifisti sono in realtà i più malleabili "fantocci" del burattinaio iraniano, che è stato in grado di usare le sue strategie mediatiche infilandosi fra le maglie delle frustrazioni e dello smarrimento ideologico delle masse occidentali, pilotando le nostre nuove generazioni come gli pare e piace e creando in tutto l'Occidente una nevrosi collettiva che si regge sull'antisionismo e sulle aspirazioni del popolo palestinese usate dal ricco clero mussulmano al fine di cercare legittimazione internazionale. Infatti, dopo l'uccisione di Gheddafi, ovvero del Capo dell'Unione Africana, l'unico leader in grado di tenere un equilibrio fra le varie appartenenze religiose ed etniche, assistiamo ad un anarchia totale dove il più forte avrà il sopravvento; e chi è il più forte? Il terrorismo islamico di Al Qaeda e i fondamentalisti finanziati dall'Iran, da Gaza con Hamas fino al cuore dell'Africa, in quelli che prima erano stati laici che aspiravano al modello occidentale. Sì, perchè dopo le primavere arabe (che di positivo non hanno nulla se non nel pensiero fintamente ingenuo di un Obama genuflesso all'intimidazione islamica), il terrorismo di Al Qaeda non è più circoscritto all'Afghanistan, ma dilaga in tutti i paesi del terzo mondo, dall'Asia all'Africa, incoraggiato dai nuovi regimi antisionisti e fondamentalisti. Quando il coperchio di questa polveriera sarà saltato, i capi di stato europei si sveglieranno dal lungo sonno  e saranno costretti ad uscire dal loro piccolo mondo di spread, bund e BTP e occuparsi dei problemi reali dei popoli, che sono problemi culturali e storici, non astratti.

LE PSEUDO-PRIMAVERE ARABE, IL DISCORSO ALL'UNIVERSITA' DEL CAIRO DI OBAMA E L'INVOLUZIONE CULTURALE MEDIORIENTALE

L'imperscrutabile disegno di Barack Obama in tema di politica internazionale, ci auguriamo di riuscire a capirlo in futuro, ma dubito che ci possa essere del positivo, con i grandi giornali americani che gridano alla catastrofe, il nuovo vigore dei fondamentalisti islamici guidati da Al Qaeda, la presa di potere dei Fratelli Mussulmani in Egitto, Tunisia e Marocco, con importanti risultati anche in Algeria e Giordania. Dobbiamo ricordare che storicamente i Fratelli Mussulmani nascono come alleati del nazismo nella seconda guerra mondiale. Poteva una mente dotata di buon senso immaginare da quei popoli una scelta diversa da quella che ha portato al potere i partiti islamici, visto l'alto tasso di analfabetismo, isolamento culturale, miseria e degrado che affliggono le masse arabe? Milioni di individui che altro non hanno visto che la repressione religiosa, altro non hanno conosciuto che il Corano, possono avere la capacità di scegliere la propria libertà senza averne i mezzi culturali? La religione è come un serpente che si morde la coda, poichè il suo potere si erge sul circolo vizioso dell'ignoranza radicata che non scorge altro che le sue idee fisse e mutila il desiderio d'espansione dello spirito umano.
L'Occidente, a sua volta, nonostante il lunghissimo percorso evolutivo, la Rivoluzione Francese, il Risorgimento italiano, i padri fondatori illuminati degli Stati Uniti d'America e le lunghe lotte che si sono protratte nei secoli contro l'oscurantismo religioso, non può dirsi ancora definitivamente laico e civilizzato al massimo grado, perchè quel che siamo riusciti ad ottenere dopo la Rivoluzione Francese, che avrebbe dovuto fungere da trampolino di lancio per una nuova era umanistica globale, è stata la libertà religiosa, non la libertà DALLA religione, complice anche la nascita del Romanticismo ottocentesco che riabilitò il periodo oscuro medievale, diede nuovo vigore al misticismo religioso ed ebbe la funzione di incrementare le spinte assolutistiche dei sovrani e del clero. Se le aspirazioni della Rivoluzione Francese fossero giunte in porto, molti problemi odierni in politica internazionale, compresi i drammi e le dittature del secolo scorso, sarebbero stati ampiamente evitati, evitando, appunto, il coinvolgimento delle religioni nel conseguimento di un nuovo assetto mondiale. Questa grave e fondamentale deficienza nella politica dei paesi occidentali, cosiddetti "democratici", implica che le religioni possano interferire con le regole civili e istituzionali; per fare un esempio riporto alcuni passi del famoso discorso del Cairo di Obama, intenzionato alla riappacificazione con i paesi mussulmani: "...analogamente, è importante che i Paesi occidentali evitino di impedire ai cittadini mussulmani di praticare la religione come loro ritengono più opportuno, per esempio legiferando quali indumenti debba o non debba indossare una donna mussulmana. Noi non possiamo camuffare l'ostilità nei confronti di una religione qualsiasi con la pretesa del liberalismo" (tratto dalla traduzione di Anna Bissanti per La Repubblica); questo proposito è piuttosto grave, pronunciato dal presidente degli Stati Uniti, perchè privilegia la libertà delle religioni di imporre le proprie regole nell'ambito della loro comunità anzichè porre in primo piano la vera libertà individuale, prima cosa di cui si dovrebbe preoccupare un paese moderno e progredito, massimamente la principale potenza mondiale; ma è proprio questa la deriva causata dall'equivoco "libertà religiosa". Sostanzialmente, il discorso del Cairo, (a parte i punti in cui Obama esalta il contributo della civiltà araba al progresso occidentale nell'epoca medievale, dove dice delle cose giustissime e veritiere, ma confondendo la civiltà araba con la religione islamica perchè, al tempo del califfato di Cordoba, l'influsso della religione nella società civile era minimo, paragonato all'oscurità che in Europa, con l'Inquisizione e la radicalizzazione del cristianesimo, stavamo attraversando), è stato un discorso rivolto ad una sola delle categorie che costituiscono i popoli arabi: quella dei credenti; smentendo in questo modo la parte principale del suo discorso in cui invita a non stereotipare i popoli, facendolo lui per primo considerando le masse arabe come un blocco monolitico e parlando come se in Iran e in tutti i paesi succubi delle teocrazie non esistessero laici e dissidenti. La società araba dell'epoca evocata da Obama fu così fiorente a livello scientifico e filosofico, proprio perchè notevolmente affrancata dai legami religiosi, e quindi definibile come "umanistica", molto prima che l'Umanesimo nascesse in Europa. Da qui deriva la tolleranza e il rispetto che presso questi illuminati califfati si poteva respirare e la conseguente collaborazione fra le diverse etnie. Confondendo in questo modo la religione con il progresso dell'umanità e lo scambio culturale fra i popoli, Obama non incentiva l'affrancamento dei popoli mediorientali dalla schiavitù a cui sono sottoposti, altresì fa gonfiare a dismisura l'orgoglio dei despoti religiosi e delle teocrazie, che, in questo modo, si sentono ampiamente legittimate e non contemplano, essendo, appunto, "religiose" e quindi dogmatiche, il concetto di "reciprocità" agognato da Barack Obama. Da questa presunta ingenuità dei propositi di Obama, si è avuto l'appoggio alle primavere arabe, con l'illusione che masse islamiche vissute da generazioni nell'isolamento culturale, infuse d'odio contro tutto ciò che può minacciare il potere del ricco clero mussulmano, potessero avere la capacità di scegliere altro da quell'unica ossessione religiosa di cui sono state nutrite. Ritenendo che Obama sia tutt'altro che ingenuo, credo che dietro tutta questa apparente irresolutezza ci sia un disegno che molti hanno cercato di smascherare. Obama avrebbe dovuto rivolgersi ai popoli, non alla religione, per poter includere i milioni di dissidenti che lottano per la laicità; invece ha ridotto i popoli arabi ai dogmi islamici, come se l'evoluta cultura araba medievale, che ha dato sviluppo anche al nostro Umanesimo europeo, come giustamente afferma il presidente nel suo discorso, fosse una propaggine di ciò che li umilia e li opprime.
Un'altro punto importante del discorso di Obama è sintetizzato in queste sue parole: "E noi accetteremo tutti i governi pacificamente eletti, purché governino rispettando i loro stessi popoli. Quest'ultimo punto è estremamente importante, perché ci sono persone che auspicano la democrazia soltanto quando non sono al potere: poi, una volta al potere, sono spietati nel sopprimere i diritti altrui". E' stupefacente sentire l'eco di ciò che si sarebbe verificato più tardi, con la vittoria degli islamisti in seguito alle primavere arabe. I Fratelli Mussulamni filo-nazisti vincitori delle primavere arabe, venivano considerati "moderati" dall'amministrazione Obama e dai leader occidentali. Il discorso di Obama è di fatto consapevole e realistico in alcuni punti, come in questo, e utopistico e ipocrita in altri, come nel seguente: "America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell'uomo", dove sembra che Obama sia rimasto al tempo dei califfati medievali e abbia perso il senso della realtà, poichè, per parlare di progresso, giustizia, tolleranza e dignità dell'uomo, non si può adottare come punto di riferimento una religione e non lo si può fare prima di aver regolato i conti con i regimi  colpevoli di crimini contro l'umanità come quello iraniano.

LA NUOVA RIVOLUZIONE EGIZIANA CONTRO LA DITTATURA DEI FRATELLI MUSSULMANI

Come presagito da Obama nel suo discorso all'Università del Cairo, la democrazia, senza le condizioni culturali necessarie per l'autodeterminazione di un popolo, può diventare un arma a doppio taglio, si può cioè trasformare da opzione intesa al progresso, a trampolino di lancio di nuove dittature e, si sa, tutte le dittature hanno al vertice un potere religioso. E' quello che si è verificato in Egitto e che si sta verificando in tutti quei paesi che hanno visto l'ascesa al potere dei Fratelli Mussulmani. In Europa ne abbiamo avuto esperienza con i regimi nazista e fascista, in quanto Hitler e Mussolini furono eletti democraticamente. La domanda sorge spontanea: dopo l'appoggio appassionato di Stati Uniti e loro alleati al primo atto della  primavera araba, ci sarà un medesimo impegno nell'appoggiare i contestatori laici che ora stanno di nuovo invadendo Piazza Tarhir? Quanto a "rivoluzioni" arabe ne abbiamo avuto esperienza con la rivoluzione iraniana del 1978, che ha portato al pericoloso regime che oggi conosciamo. La rivoluzione iraniana non fu fatta da vecchi teologi barbuti, ma dagli studenti, dai giovani stessi in un meccanismo involutivo ormai atavico per quei popoli, che ha rimosso alla base il principio fondamentale necessario all'evoluzione sociale e culturale delle nazioni: il conflitto generazionale, del tutto inesistente presso le masse arabe ormai ereditariamente omologate. Come uscire da questo circolo vizioso? Il grande risveglio a cui oggi assistiamo delle masse egiziane, che riusciranno certamente a rovesciare il regime dei Fratelli Mussulmani, è dovuto soprattutto alla globalizzazione della conoscenza, diffusa dal nuovo mezzo d'informazione di Internet e dall'interrelazione che ne è scaturita. Non è più possibile ormai tenere le masse disgiunte dalla conoscenza e dal libero pensiero, nonostante le dittature si diano ininterrottamente da fare per censurare e impedire questo libero scambio. I Fratelli Mussulmani in Egitto, forti dell'appoggio degli Stati Uniti dopo la mediazione con Hamas per una tregua alla guerra scatenatasi il mese di novembre 2012 con Israele, sicuri inoltre del fatto di essere appoggiati dai loro consimili regimi islamici della regione, hanno dato atto a ciò che era nelle loro intenzioni fin dall'inizio: cambiare la costituzione per instaurare una teocrazia sul modello iraniano, mentre Obama, durante le rivolte sanguinose di questi mesi e le proteste dei laici liberali egiziani, si limita a sussurrare dei timidi inviti alla calma e alla moderazione, in quanto l'alleanza con i Fratelli Mussulmani serve ora per fini strategici e per intese economiche. Ma quando la situazione giungerà al parossismo, come potrà il sonnolento Occidente far fronte a un agglomerato strategico di nuove dittature di stampo religioso, che si affacceranno sul Meditarraneo? Come affronterà la globalizzazione dell'islam che trasformerà interi continenti in macchine da guerra contro ogni forma di vita intelligente sul pianeta? Questo riflusso di vecchia barbarie potrà costituire una presa di coscienza globale, da Oriente a Occidente, in modo da non ricadere negli stessi errori grossolani del passato?  

IL PREMATURO RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA E IL LUNGO SONNO EUROPEO

Da Wikipedia riportiamo un articolo fondamentale dello Statuto di Hamas: "Lo statuto di Hamas incorpora una serie di teorie cospiratorie antisemite.
L'art. 7 della Carta presenta il jihad contro il sionismo come rispondente alle parole, proferite secondo Bukhari e Muslim dallo stesso Maometto, per le quali i musulmani combatterano ed uccideranno gli ebrei.
"Benché (…) molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: 'O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo. (Articolo 7) "
In più punti del documento si ricorda come il jihad sia un obbligo religioso per i fedeli musulmani."

Sulla base di questi deliri infantili è stata votata quasi all'unanimità la proposta del presidente della Cisgiordania Abu Mazen per il riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro all'ONU. Sull'onda emotiva dei bombardamenti israeliani a Gaza del novembre 2012, gli indaffarati capi di stato europei non hanno certo pensato due volte prima di votare una risoluzione che il buon senso comune avrebbe rifiutato, soprattutto per gli interessi del popolo palestinese, tenuto in ostaggio a Gaza dai fondamentalisti di Hamas, gli stessi che hanno assassinato Vittorio Arrigoni e che usano bambini e civili inermi come scudi umani contro l'esercito israeliano. Certo le immagini dei bombardamenti su Gaza sono state terribili, ma altrettanto lo sono quelle dei massacri in Siria a cui nessun attivista dedica attenzione perchè è quello un regime alleato della tanto beneamata teocrazia iraniana. Notizia del 2 gennaio 2013: il ministro israeliano Netanyau paventa l'ipotesi che Hamas possa cacciare Abu Mazen dalla Cisgiordania, come lo cacciò in passato da Gaza. Questa logica eventualità non è stata messa in conto dai paesi occidentali, sicuri che, con la soddisfazione dell'obiettivo inseguito dall'ala moderata di Abu Mazen, si sarebbe potuto conseguire un dialogo fra le parti israeliana e palestinese. Certo, se non fosse esistita Hamas,  si sarebbe potuta forse trovare un'intesa con il Partito di Abu Mazen (sebbene anche questo non possa considerarsi moderato) e sarebbe stato saggio, da parte israeliana, non perseverare nell'espansione delle colonie e mettersi al tavolo delle trattative; ma così non è e speriamo che questo errore della comunità internazionale non porti ad un ulteriore esasperazione delle tensioni da entrambe le parti, soprattutto dopo il voto che si terrà in Israele il 22 gennaio 2013.

SE SARA' POSSIBILE UN RISVEGLIO DELLE RADICI UMANISTICHE DELLA CIVILTA' ARABA, CIO' POTRA' AVVENIRE SOLO MEDIANTE LA COOPERAZIONE DEI POPOLI ARABI CON ISRAELE, SCONFIGGENDO LE TEOCRAZIE ISLAMICHE.

L'analfabetismo è il principale flagello delle popolazioni mediorientali, la causa della loro ininfluenza e della necessità di essere sempre tenute sotto "tutela" dall'Occidente, come una massa incontrollabile e indecifrabile. L'alfabetizzazione in Occidente raggiunge il 90%, mentre nei paesi arabi rasenta il 40% della popolazione. Un miliardo e mezzo di arabi non può competere, per esempio, con 14.000.000 di ebrei che detengono il maggior numero di premi Nobel, che sono possessori dell'elemento più importante ed essenziale dello sviluppo umano: la conoscenza. La conoscenza è il mezzo con il quale l'umanità entra nella fase adulta della sua storia, è egemonia, è autodeterminazione dei popoli. Gli ebrei hanno emancipato l'intero occidente con la propria produzione intellettuale, le scoperte scientifiche, il contributo alle lotte civili contro l'oscurantismo cristiano. Questo significa che gli ebrei sono l'essenza stessa dell'Occidente laico e liberale (da qui l'odio scatenato contro di loro dal nazismo, che fu una propaggine dell'oscurantismo cristiano); quindi non possono essere separati i destini dell'Occidente e del popolo ebraico, pena l'estirpazione di tutte le conquiste, del progresso di cui usufruiamo e la riconsegna nelle mani del potere religioso di stampo cristiano. Se ne deduce naturalmente che chi è ostile ai diritti del popolo ebraico, soprattutto quello ad avere una terra propria,  dovrebbe avere l'onestà di definirsi per quello che realmente è: appartenente alle nuove correnti filo-naziste o agli interessi dei totalitarismi, ed è in questo novero che devono essere considerati gli antisionisti, evitando di nascondersi dietro altri simboli che sono in netto contrasto con ciò che pensano e desiderano, creando confusione. La causa e la malattia che impedisce l'emancipazione intellettiva dei popoli mediorientali si chiama: teocrazia, islamizzazione, così come da noi lo fu la cristianizzazione. Il motivo reale e poco considerato dell'odio che le teocrazie islamiche fomentano contro Israele, è che esso possa fungere da tramite tra Oriente ed Occidente, contaminando con il suo sviluppo scientifico e culturale la densa cappa di oscurantismo che avvolge quei popoli, suscitando il desiderio di emancipazione e magari il ricordo dell'antica amicizia che legava ebrei e arabi e che poche sette fondamentaliste islamiche, nel tempo, hanno immerso nell'oblìo. A pochi o a nessuno importa dei palestinesi, che peraltro, da profughi, non sono mai stati accolti e ospitati da nessun paese mussulmano. Sollevando questo velo oscuro e religioso che deforma orribilmente la realtà, i popoli arabi si accorgerebbero di quanto utile sarebbe la riscoperta dell'antica amicizia che li lega al popolo ebraico e quanto invece terribili siano le condizioni a cui ora vengono sottoposti dai regimi che li dominano. Gli arabi, al pari degli ebrei, hanno contribuito in passato all'illuminazione dell'Occidente, solo che le loro strade si sono divise, così gli arabi oggi languiscono da tempo nell'analfabetismo e nell'infelicità, mentre gli ebrei, dopo la Rivoluzione Francese, in Europa hanno avuto la possibiltà di portare a compimento il disegno che avevano iniziato in comune con i popoli mediorientali quando furono ospiti dei califfi illuminati presso le prime università arabe. E' successo agli arabi quello che successe a noi con la radicalizzazione del cristianesimo. Quando le teocrazie prendono il sopravvento, com'è avvenuto per queste popolazioni, bastano due generazioni di succubi per creare un circolo vizioso da cui sembra impossibile potersi affrancare e lo si può fare solo dopo molta sofferenza e secoli di graduale risveglio. Se ciò non fosse avvenuto, ora conteremo fra i premi nobel per la scienza e per le altre discipline altrettanti arabi quanti sono gli ebrei. Sono 170 i premi Nobel ebrei, ossia il 22% di quelli assegnati dal 1901 ad oggi, senza contare l'immenso numero di altri scienziati, pensatori, attivisti per i diritti umani: tutti sappiamo il fondamentale contributo che ha dato il supporto ebraico alla lotta per i diritti civili degli afro-americani per esempio, e l'attività ebraica è stata presente storicamente in tutte le battaglie per l'emancipazione dei popoli e l'evoluzione della società occidentale. Senza le scoperte degli scienziati ebrei saremmo alla preistoria del progresso tecnologico e della conoscenza in ogni ambito del sapere. Elenchiamo solo alcuni dei nomi più conosciuti: Albert Einstein (nobel per la fisica 1921); Albert Sabin (Nobel per il vaccino antipolio 1964); Heinrich Wilhelm Matthaus Olbers (astronomo, fisico e medico); Hermann Mikowski (ricercatore, è famoso per aver aggiunto alla nozione delle tre dimensioni dello spazio anche la nozione di una quarta dimensione, il tempo, concepito come un continuo o cronotopo; e ciò ha costituito una delle cornici matematiche più importanti all’interno della quale fu poi elaborata la teoria einsteiniana della relatività generale. Si è occupato anche delle proprietà delle forme quadratiche e di geometria algebrica. Ha avuto tra i suoi allievi anche Albert Einstein); Benjamin Rubin ha donato al mondo  l’ago da siringa per le vaccinazioni; Jonas Salk per il primo vaccino antipoliomelitico mentre Sabin ha sviluppato e migliorato lo stesso vaccino, Gertrude Elion per i farmaci contro la leucemia; Baruch Blumberg il vaccino contro l’epatite B ed, ovviamente, non possiamo farne l'elenco completo, ma queste sono solo alcune dimostrazioni. Gli ebrei hanno fondato anche Hollywood, sono stati i fondatori delle più importanti correnti di pensiero e teorie fra le quali la psicoanalisi con Sigmund Freud, l'ideologia marxista; anche Baruch Spinoza (antesignano dell'Illuminismo) era ebreo; Nostradamus pure; senza contare il lungo elenco di scrittori come Kafka, Marcel Proust, ecc...Tutto ciò fa sì che l'appoggio o meno alle esigenze storiche del popolo ebraico, facciano la differenza tra oscurantismo e progressismo, mentre i popoli arabi si sono da tempo richiusi su sè stessi, confinati in una gabbia mentale che gli è stata costruita dai propri despoti, vittime di una stagnazione che li induce ad odiare ciò che potrebbe rappresentare un punto di riferimento per la propria emancipazione e a difendere il proprio aguzzino. Da questa maledizione si può e si deve uscire, soprattutto in forza dei nuovi mezzi di comunicazione che ci sono concessi. Ad aggravare tutta questa sofferenza, questo risentimento e questo odio, alimentato da gerarchie clericali che vivono nel lusso e nel benessere, alle spalle di milioni di individui inconsapevoli (come in Iran e nella maggior parte dei paesi islamici) è l'appoggio che questi regimi possono vantare da pacifisti e attivisti occidentali, di sinistra e di destra, che alimentano l'ideologia islamica radicale e la mentalità patologica di cui necessitano i suddetti regimi per sopravvivere; una mentalità di popoli oppressi che, non possedendo il mezzo fondamentale della conoscenza e dell'istruzione, non possono essere liberi di scegliere. Ed è proprio questo il vero principale problema del Medioriente: l'istruzione; finchè non ci sarà istruzione non ci sarà possibiltà di uscire dalla spirale di una barbarie radicata da generazioni, senza istruzione nemmeno la democrazia potrà essere utile, perchè servirà a scegliere l'unica via che le masse hanno conosciuto fino a quel momento: la mentalità religiosa, come abbiamo potuto vedere da quel che è successo dopo le primavere arabe. Dall'istruzione nasce la richiesta dei diritti umani e civili, dall'istruzione nasce il pensiero libero e l'esigenza del progresso, ma, soprattutto, dall'istruzione nasce il desiderio, l'aspirazione: tutto questo è ciò che spaventa i regimi islamici che aizzano le masse contro Israele e il popolo ebraico,  con il chiaro intento di far dimenticare loro le proprie condizioni disumane,  ed è il punto su cui si dovrebbe focalizzare l'attenzione della comunità internazionale. Se dalle piazze occidentali si innalzassero striscioni contro il regime iraniano, contro la mancanza di diritti umani nella maggior parte dei paesi islamici, contro i fondamentalisti che massacrano ogni giorno popoli indifesi, questi regimi sarebbero molto più facilmente sconfitti, forse senza minacce di interventi militari, perchè non avrebbero governanti e partiti in Occidente a difenderli per cavalcare l'onda del populismo. Perciò affermiamo: queste generazioni ci hanno delusi profondamente; ciò che sembrava decisivo per un reale e radicale cambiamento si è rivelato essere null'altro che un intermezzo decadente e privo di mèta; ciò che aspettavamo, ovvero "coloro" che aspettavamo devono ancora venire alla luce e forse (azzardo un'ipotesi che mi sembra plausibile) non saranno i giovani occidentali, ma gli egiziani, i laici e liberali di tutto il Medioriente che ora daranno inizio ad una vera primavera araba, dall'Iran all'Egitto, e lo faranno senza l'appoggio ne materiale nè morale di nessuno, determinando un cambiamento di rotta globale, un nuovo Umanesimo possibile. 

Alessia Birri 17 gennaio 2013

E-mail: aleph1968@hotmail.it

Articoli correlati:

La Repubblica.it: "Traduzione integrale del discorso di Barack Obama all'Università del Cairo"
 http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/obama-presidenza-8/discorso-italiano/discorso-italiano.html

Senza-soste.it: "Smascherare i Fratelli Mussulmani"
 http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/siria-egitto-e-oltre-smascherare-i-fratelli-musulmani

Il Fatto Quotidiano: "Il Papa benedice la promotrice della legge per la pena di morte contro i gay in Uganda"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/papa-benedice-promotrice-legge-che-prevede-pena-di-morte-per-gay-in-uganda/446392/

venerdì 21 settembre 2012

L'ANTISIONISMO E' IL NUOVO NAZISMO

Foto: particolare della copertina del libro di David G. Dalin e John F. Rothmann "La mezzaluna e la svastica".

IL NAZISMO E' UN MALE ASSOLUTO DI NATURA RELIGIOSA, LA CUI ESSENZA NON E' CONVENZIONALMENTE CIRCOSCRITTA AI SOSTENITORI DI HITLER, MA MOSTRA IL SUO VOLTO PIU' PERICOLOSO LADDOVE SI PRESENTA IN MODO DISSIMULATO, INDOSSANDO LA MASCHERA DELL'ATTIVISMO PSEUDO-UMANITARIO.

"Voglio insistere sul fatto che gli ebrei hanno fatto di più per civilizzare gli uomini di qualsiasi altra nazione"
John Adams

"L'antisemita gode di ogni opportunità che gli consente di esprimere il suo pregiudizio. Al giorno d'oggi però, in Occidente, proclamare che si odiano gli ebrei è diventato molto impopolare. Di conseguenza, l'antisemita deve costantemente inventare nuove forme e nuove sedi per il suo veleno. Deve camuffarsi. E allora non dice più di odiare gli ebrei, ma solo di essere anti-sionista".
Marthin Luther King

Prima di iniziare questo articolo voglio fare una premessa fondamentale: l'Occidente senza gli ebrei sarebbe orfano della sua principale fonte di progresso civile, scientifico ed umanistico e il panorama della civiltà occidentale sarebbe radicalmente diverso da come lo conosciamo. Questo è, ribadisco, l'unico motivo delle persecuzioni antiebraiche, perpetrate da forze reazionare anti-illuministe, che si sono servite in passato del nazismo e del fascismo, ed ora si servono dell'antisionismo.

ISRAELE COME CAPRO ESPIATORIO DI VUOTI IDEOLOGICI ED ESISTENZIALI. IL FONDAMENTALISMO ANTISIONISTA E LE SUE RADICI PSICOLOGICHE

Il cambiamento epocale che ci vede protagonisti e spettatori è chiaramente caratterizzato da un inconcepibile confusione di ruoli e dalla perdita d'identità da parte delle grandi ideologie rivoluzionarie, delle quali non si riconoscono più i valori, le radici e i punti di riferimento. Assistiamo così a movimenti apolitici, senza storia e senza memoria, con vessilli di bandiere viola, arancioni e altri irrisori e strani simboli senza senso...o a movimenti epocali di una generazione che forse io in precedenza avevo idealizzato troppo (e me ne pento amaramente), ma che in realtà si mostra per lo più senza radici, contro tutto e contro tutti, ciecamente, senza consapevolezza di ciò che è stato ed è alla base del progresso democratico e sociale della nostra civiltà, perciò inacapace di fare gli interessi del proprio futuro. Questo è il punto: la mancanza di memoria, di punti di riferimento culturali, fattori che portano inevitabilmente all'autolesionismo e alla ricerca di capri espiatori in grado di colmare il vuoto ideologico ed esistenziale, in grado di far confluire nuovo sangue nelle vene: questo capro espiatorio che anima le zone morte della nostra epoca è appunto Israele. C'è bisogno di un nemico comune, aggregante, in grado di fungere da nuova religione e fonte di entusiasmo. Infatti chiunque può notare come l'argomento israelo-palestinese possa creare reazioni anche pericolose e squilibrate in persone che, normalmente, si possono considerare ragionevoli. Reazioni che non si verificherebbero per qualsiasi altra questione d'ingiustizia fra le innumerevoli esistenti al mondo. La causa principale del diffondersi di quest'emergenza sociale in occidente, ovvero questa dissociazione e questo  disorientamento culturale, genera svariate forme di "derive paradossali": così assistiamo alla presenza del catto-comunismo (vediamo per esempio il partito di Nichi Vendola), o, ancora, della pervasiva corrente islamo-comunista (che strizza l'occhio all'islam e ai terroristi palestinesi); tutte correnti di una pseudosinistra che non ha la capacità e il coraggio di riprendere le redini della propria ideologia e delle proprie radici storiche, trasformandosi così in burattino nelle mani di chi invece è molto sicuro di ciò che vuole: teocrazie islamiche e cattoliche, nuovi movimenti neo-nazisti, ecc...dai quali ormai è solo apparentemente separata, poichè condivide con questi elementi le posizioni più importanti e ne è lo strumento inconsapevole.
Il clero, per esempio, ha sempre trovato espedienti molto abili, utili alla propria sopravvivenza attraverso i cambiamenti epocali, camuffandosi e insinuandosi in tutte le varie correnti politiche, istituzioni, ecc...(i preti "progressisti" di riserva ci sono sempre, in ogni movimento sociale, perfino nei No Global) ammantando i propri precetti assolutistici con termini laici (diritti umani, democrazia, uguaglianza...); solo l'ideologia comunista è immune da questa  contaminazione ed una società priva di disuguaglianze e di privilegi comporterebbe la naturale fine delle religioni monoteistiche e di ogni superstizione. Ma c'è un elemento fondamentale, utile alla sopravvivenza delle teocrazie medievali, sia cattoliche che mussulmane, è un filo conduttore che si tramanda nei secoli nella mentalità delle masse e che, attraverso la confusione  di questo periodo  storico, trova nuova nuova linfa vitale, fino a diventare un filo conduttore che accomuna gli estremi di ogni corrente politica, dal neo-nazismo allo pseudo-comunismo e che ha come propri burattinai teocrazie ed assolutismi religiosi in lotta per la sopravvivenza: l'antisemitismo, oggi antisionismo.

Leggendo su internet fra i vari blog antisionisti, davvero sembra di vivere una dimensione pazzesca fuori dalla realtà, sotterranea e sconvolgente, con attestati di stima per Amadinejad e per la teocrazia iraniana da parte di individui che vivono liberi e sicuri a modo loro senza sapere di cosa stanno parlando, complicità ideologica con i terroristi islamici di Hamas, ecc...A un analisi attenta degli atteggiamenti e dei comportamenti (ricordiamoci che le nostre idee sono prevalentemente governate dalle emozioni e dalle impressioni immediate, che poi vengono giustificate mediante costruzioni mentali), si può facilmente dedurre l'illusoria infatuazione nei confronti di qualcosa che è lontano, che ci affranca dalla mediocrità della realtà quotidiana, che può facilmente catalizzare le insoddisfazioni e il senso d'impotenza mediante l'identificazione con i costumi e gli atteggiamenti estremi di popoli culturalmente arretrati, ma che comunicano inconsciamente il tipico fascino della convinzione e della fermezza di chi non ha strumenti culturali e vive nel sottosviluppo; lo stesso fascino che esercitavano sulle masse i gerarchi nazisti e i deliri di Hitler, in grado di riflettere e catalizzare, appunto, le frustrazioni di grandi masse di individui. Perciò il palestinese con la kefia, Arafat con una divisa simile a quella indossata da Che Guevara, i volti coperti...possono creare irrazionali associazioni mentali e diventare veicoli di identificazione e riflessione della propria volontà repressa. Inoltre bisogna porre l'attenzione sugli equivoci di cui si può essere facili prede, sul fatto che noi tendiamo, ovviamente, a interpretare gli avvenimenti ragionando con le nostre categorie e i nostri concetti (libertà, democrazia, rispetto dell'altro), non rendendoci conto, come quasi sempre capita, che essi non rientrano nelle nozioni di popoli chiusi da secoli dietro cortine di barbarie e sottocultura, ragioniamo con i nostri criteri laddove i nostri criteri semplicemente non esistono, non sono mai nati. Quando noi intendiamo "primavera" per "libertà", viene inteso come il ritorno al rifugio delle proprie superstizioni  e alla regressione; infatti ricordiamoci che nel 1978 la rivoluzione degli studenti iraniani ha portato il passaggio da un regime laico ad una teocrazia feroce. Non esiste il presupposto fondamentale per ogni cambiamento: il conflitto generazionale, che presso società monolitiche non può verificarsi. Quello che noi intendiamo per libertà, viene inteso per "libertà di imporre i propri dogmi", esattamente lo stesso meccanismo mentale della teocrazia cattolica, solo che quest'ultima non ha più il potere temporale per imporsi. Per questo è velleitario e utopico pensare di poterci ergere a salvatori di questi popoli, è una follia messianica di cui è pervaso l'occidente; infatti è ridicolo il credere di poterci esportare la democrazia (perchè è con la democrazia che si scelgono le dittature quando non si hanno gli strumenti culturali della libertà) e l'unico mezzo per poter difendere la nostra civiltà è cercare di contenere il più possibile le smanie e la volontà di prevaricazione di queste popolazioni arretrate; e perciò Israele è purtroppo destinato a prendersi sulle spalle il peso di questa responsabilità, sacrificando le sue generazioni e le sue forze per tutti. Quando leggo nomi di blog su internet come "Palestina rossa"; "Per una Palestina socialista e laica" ecc...da parte di certa sinistra, non posso fare a meno di sorridere di fronte alla disarmante ingenuità di queste persone, che sono vittime inconsapevoli forse non d'ignoranza, ma, appunto, di una malsana infatuazione che facilmente si propaga quando si trasforma col tempo in convenzione, in modello di aggregazione.

L'ALLEANZA TRA NAZISMO E ISLAM CONTRO LO STATO LAICO D'ISRAELE SEGNA LA NASCITA DELLE MODERNE FORME DI LOTTA CONTRO IL SIONISMO

L'esaltazione antisionista (che assume forme simili a una fede religiosa) e il bisogno di aggrapparsi a qualcosa per non cadere nel vuoto, ci fa dimenticare le radici naziste di tutti i gruppi terroristici di matrice islamica che tanto affascinano le masse. Il nazismo fu (ed è) un fenomeno storico di natura essenzialmente teocratica e religiosa, nato da 2000 anni di istigazione all'odio contro gli ebrei da parte del clero. Tutte le ideologie assolutiste e totalitarie sono legate da un unico filo conduttore e, ovviamente, anche le teocrazie islamiche, come quelle cattoliche, videro nell'avvento del nazismo un incarnazione delle loro più radicate aspirazioni politiche e di dominio universale. Il protagonista principale della nascita del moderno fondamentalismo islamico contro gli ebrei fu Al-Husayni, un feroce despota che nel nome dell'antisemitismo si alleò con Hitler e fece combattere 100.000 mussulmani nelle file dell'esercito nazista; fu tra i sostenitori della Soluzione Finale e fu complice nello sterminio di 4000 bambini ebrei che vennero destinati alle camere a gas. Finita la guerra Al-Husayni si rifugiò a Norimberga da dove rinsaldò segretamente i rapporti con i Fratelli Mussulmani, dei quali abbiamo molto sentito parlare dopo la primavera egiziana. A Beirut in particolare indottrinò e pose sotto la propria protezione quello che fu il capo storico del terrorismo palestinese ed internazionale: Yasser Arafat. Se chiedi a un giovane antisionista di sinistra che cosa hanno in comune con il comunismo questi elementi teocratici, la risposta, che non può trovare appigli razionali, scoprirà la maschera di una follia nascosta sotto le pieghe di mediocrità e convenzione, della necessità di sentirsi parte del branco.

cHI ERANO E CHI SONO OGGI I NEMICI D'ISRAELE E CHI MANOVRA I FILI DEI BURATTINI ANTISIONISTI?

TEOCRAZIE ISLAMICHE: Inutile dilungarci sull'ostilità delle teocrazie islamiche le quali furono, fin dall'avvento del nazismo, alleate di quest'ultimo e di Hitler e vedono nello Stato ebraico la minaccia dell'odiata laicità occidentale. Le teocrazie islamiche oggi sono l'oggetto dell'ammirazione e della stima più incondizionata da parte della sinistra radicale, a tutto vantaggio di crimini, esecuzioni e brutalità che si perpetuano ogni giorno in quei paesi. Ma l'odio contro Israele vale ben l'alleanza con qualche dittatura teocratica e criminale. Chissà cosa ne penserebbe Marx: lui è stato messo nel dimenticatoio e al suo posto c'è il ritratto di Amadinejad.

EBRAISMO TRADIZIONALISTA: Abbiamo già messo in chiaro come tutte le ideologie totalitarie, e perciò essenzialmente religiose, siano legate da un comune percorso di follia che le separa solo apparentemente ad occhi ingenui; così non ci dobbiamo affatto meravigliare e non dobbiamo cogliere come un paradosso il fatto che anche i rabbini radicali siano nemici d'Israele (essendo uno stato nato in contraddizione ai principi religiosi) e si mostrino complici e alleati dei moderni neonazisti e delle teocrazie islamiche. Il gruppo Naturei Karta sono un associazione dell'ebraismo religioso che rifiuta di riconoscere lo Stato d'Israele, proprio perchè considera il sionismo (movimento laico e progressista) come nemico dei propri principi totalitari. Uno dei suoi maggiori esponenti, Yisroel Dovid Weiss, visitò Teheran fraternizzando con Amadinejad e augurandosi che lo Stato d'Israele "venga al più presto disintegrato". Questi elementi considerano peraltro l'Olocausto come un sacrificio dovuto alla divinità e attendono l'avvento di un immaginario messia che porterà alla fondazione della terra promessa.

CLERO CATTOLICO: La chiesa cattolica (alleata e promotrice del nazifascismo) fu, fin dal primo congresso sionista alla fine dell'800, sempre uno dei più acerrimi nemici dello Stato d'Israele, fino a molto tempo dopo la nascista di quest'ultimo. Non c'è da meravigliarsene, infatti, quando ci si addentra nei sentieri della superstizione e dei dogmi, che hanno considerato per 2000 anni il popolo ebraico come "deicida", ogni interpretazione razionale tace, lasciando il posto a una analisi più appropriatamente psicopatologica sugli influssi dell'alienazione religiosa sui popoli e sulla storia. Pio XII stesso mostrò sempre una marcata e aperta ostilità verso lo Stato d'Israele, tanto che nel 1949 l'agenzia stampa Fides definì il sionismo come "novello nazismo", capovolgendo totalmente, al modo di ogni atteggiamento mentale dogmatico e irrazionale,  la realtà. Lo Stato d'Israele fu riconosciuto dalla teocrazia vaticana, solo nel 1993 dalle opportunistiche scelte diplomatiche di Woitjla e di una chiesa già in forte declino e in cerca di appoggi.

UTILI IDIOTI: Tra la bolgia dei fondamentalisti religiosi di ogni matrice e dei neo-nazisti,  si vanno ad aggiungere terzomondisti, pacifisti e pseudo-comunisti guidati, anche in buona fede, da nobile spirito "umanitario" verso il popolo palestinese, pilotato dall'alto attraverso astute tattiche mediatiche e caratterizzato da una profonda ignoranza e superficialità. Per questo non può esistere definizione più appropriata di "utili idioti", che candidamente fungono da armi mediatiche delle teocrazie e dei totalitarismi (naturali nemici d'Israele), individui, come  abbiamo appurato, per lo più indotti da una desolante mediocrità e vuoto esistenziale, che trova nell'esaltazione dei terroristi e dei fondamentalisti un pretesto di riscatto e un fluido "vitale".

 L'ANTISEMITISMO (OGGI DENOMINATO ANTISIONISMO) COME PRINCIPALE TRASLATO PSICOLOGICO DEI SEDIMENTI RELIGIOSI OSCURANTISTI NELLA MENTALITA' DELLE MASSE.

Sarebbe fin troppo candido e ingenuo circoscrivere i nazisti odierni ai greci di Alba Dorata, all'autore della strage di Utoya in Norvegia, al Ku Kux Klan e a tutti quei fenomeni ufficialmente riconosciuti e definiti, magari con le svastiche tatuate sul braccio. Ovviamente non discuteremo di questi, ma accenderemo i riflettori della nostra analisi socio-culturale sul nazismo occulto, serpeggiante, subdolo, nascosto sotto i veli del buonismo, dell'anelito di giustizia, del terzomondismo, ma che usa questi pretesti per esprimere una mentalità e un'inclinazione di natura puramente religiosa e medievale, infusa dal clero nella mente dei popoli in duemila anni di indottrinamento, diretto o indiretto: l'antisemitismo. Tradotto in termini analitici come "odio verso il popolo che in soli due secoli dall'avvento dell'Illuminismo ha avversato più coraggiosamente gli strascichi della tradizione medievale cristiana ed è stato il maggior promotore di civilizzazione e progresso sociale". Tutto qui. Questa è l'unica, inconfutabile ragione dell'odio, tutto il resto è pretesto, giustificazione. Potrebbe sembrare assurdo e paradossale il fanatismo filo-palestinese e filo-islamico delle nuove generazioni a cui piace definirsi "comuniste" o "anarchiche" senza nemmeno conoscere il significato del termine, se non si prendesse in considerazione lo strascico psicologico (per lo più inconscio) infuso dai pregiudizi e dalla superstizione cristiana che ha attraversato un enorme numero di generazioni. Queste impronte psicologiche si insinuano sotto forma indefinita, a livello sociale, trovando terreno fertile soprattutto in periodi storici di "passaggio". C'è da precisare che colui che è succube di questi substrati culturali non ne è cosciente, ma ha la certezza che le sue convinzioni siano giuste, che  scaturiscano dalla sua personale analisi della realtà, senza il più pallido sospetto che esse possano essere guidate, forzate da "strati sociali medievali in via di estinzione e in lotta per la sopravvivenza" (come li definì Engels) che, ovviamente, trovano nella persecuzione del popolo ebraico il maggiore appiglio per la perpetuazione dei propri privilegi e del parassistismo clericale.

LETTERA DI AMADINEJAD A BENEDETTO XVI: SANTA ALLEANZA CONTRO LA LAICITA'

Abbiamo già messo in luce come ogni assolutismo religioso e totalitarismo siano legati indissolubilmente da un unico filo conduttore, di come la laicità e la civilizzazione, di cui Israele incarna i principi, siano minacciate dal drago religioso in ogni parte del mondo e non possiamo tralasciare il discorso sull'evidente ammiccamento e naturale accordo fra teocrazia islamica e vaticana. Già non molto tempo fa Ratzinger affermò che "gli islamici non odiano i cristiani, ma la deriva relativista dell'occidente", giustificando in questo modo moralmente ogni complotto anti-israeliano e anti-occidentale. Ma non dobbiamo dimenticare l'accorata lettera scritta da Amadinejad al Papa con queste precise richieste: "Nella lettera Ahmadinejad ha chiesto ai fedeli delle religioni divine di guidare la battaglia per instaurare la giustizia, sradicare l'oppressione e sconfiggere le pratiche discriminatorie. In sintesi il presidente iraniano, si legge nel sito web della presidenza iraniana, ha offerto al Papa la disponibilità dell'Iran a creare un cambiamento nell'attuale ordine mondiale"(Fonte: Corriere.it) Se la lettera di Amadinejad non vi ha ancora del tutto convinti perchè scritta da un despota lontano, leggerete un appello simile scritto dal ministro degli esteri italiano Frattini.

LETTERA DI FRATTINI ALL'OSSERVATORE ROMANO PER AUSPICARE ALLEANZA FRA CRISTIANESIMO E ISLAM CONTRO LA L'ATEISMO

Nel 2010 l'allora ministro degli esteri Franco Frattini scrisse un accorato appello in una lettera all'Osservatore Romano, auspicando l'alleanza fra mussulmani e cristiani contri l'ateismo e il realativismo: "Cristianesimo e Islam devono allearsi contro il relativismo e l'ateismo,
fenomeni perversi" (testuali parole). Insomma il ministro Frattini, ovviamente sotto dettatura della monarchia sacerdotale vaticana, ammicca a sua volta ad Amadinejad per una santa alleanza contro i cattivi relativisti che minacciano il potere assoluto e la libertà dei despoti. Una cosa è certa: Frattini si è guadagnato un soggiorno nel paradiso islamico assieme a 75 vergini da soddisfare, mentre noi e Israele ci troviamo ad affrontare la più grande minaccia alla civiltà che, bene o male, ci siamo costruiti: il monolito teocratico mediorientale.

LA NASCITA D'ISRAELE, I KIBBUZ, L'AVAMPOSTO DELLA CIVILTA' IN MEDIORIENTE E IL DOVERE INELUTTABILE DELL'OCCIDENTE ALLA SUA DIFESA.

Lo Stato d'Israele è innanzitutto un diritto inalienabile di un popolo ad avere una terra propria e un punto di riferimento fondamentale, nasce soprattutto dalla necessità della comunità ebraica di fuggire alle persecuzioni fomentate dal clero cattolico, ortodosso e dalla chiesa protestante, per l'incontenibile odio coltivato in 2000 anni di oscurantismo cristiano. E' convinzione diffusa che Israele tragga il suo consenso in Occidente da un ipotetico "senso di colpa" che eserciterebbe sui governi in seguito all'Olocausto della  persecuzione nazista. Questa posizione è a dir poco farneticante, in quanto la difesa degli interessi e dell'esistenza stessa dello Stato d'Israele è indissolubilmente legata alla difesa delle radici storico-culturali post-illuministe dell'intero Occidente, delle quali Israele è un avamposto, se vogliamo escludere il debito incancellabile che avremo sempre verso il popolo ebraico, per i motivi da me più volte esposti, cioè le conquiste di cui oggi possiamo godere e dalle quali dipende la nostra stessa esistenza. Per capire profondamente la nascita e lo spirito di Israele (nonchè la follia paradossale dell'antisionismo) è necessario premettere che gli ebrei in Occidente, dopo la Rivoluzione Francese, furono i fondatori delle più grandi correnti riformatrici e rivoluzionarie, come il comunismo, nonchè i principali promotori di progresso sociale e conquiste scientifiche. Fin dall'inizio questo contributo all'emancipazione elargito dal popolo ebraico si attirò l'odio e il livore del clero cattolico, ortodosso e di ogni altra confessione cristiana ed oscurantista, che mai riuscì ad accettare il fatto storico-culturale della Rivoluzione Francese. Il Sionismo fu una corrente politica di matrice laica, progressista e socialista, i cui primi esponenti furono Theodor Herzl (giornalista e scrittore ungherese), David Ben Gurion (ateo e socialista, che fece parte dei primi pionieri sionisti dei Kibbuz). Non mi dilungherò in digressioni sulle trattative internazionali che portarono alla decisione dell'ONU di riconoscere lo Stato d'Israele, ognuno se ne può documentare: Israele nasce dal sacrificio e dalla cooperazione delle prime comunità ebraiche stanziate in Palestina; comunità che rispondevano ai principi di un popolo che, governato da un incommensurabile spirito libero, esigevano, già alla fine dell'800, la parità di diritti fra uomo e donna, l'abolizione della proprietà privata, l'abolizione del concetto di famiglia nel senso borghese del termine, istituendo l'educazione pubblica della prole e la più  incondizionata libertà individuale. Queste comunità si chiamavano Kibbutz, e rappresentavano un avanguardia di progresso civile e umanistico inconcepibile in qualsiasi altra parte del mondo d'allora. Queste comunità di pionieri, di uomini e donne veramente liberi da condizionamenti mentali secolari, quali ha dovuto subire l'Occidente in 2000 anni di oscurantismo cristiano, giunsero su queste terre desolate, prive di ogni risorsa, pietrose e desertiche, dove nessun popolo avrebbe potuto sopravvivere se non avesse posseduto tale passione, volontà di sacrificio e genialità. Queste persone trasformarono quel territorio ostile in una terra fiorente e civile come la vediamo adesso.

IN CONCLUSIONE:

Possiamo davvero credere (come fanno molti) che non esisterebbe conflitto fra Islam e Occidente se non esistesse Israele? Sarebbe un errore simile a quello proclamato da Cavour il 17 marzo 1861: "libera chiesa in libero stato", senza prendere in considerazione il fatto che la teocrazia e l'assolutismo sono le uniche forme di governo e di pensiero che non contemplano reciprocità e rispetto verso "l'altro da sè" e, anzi, l'unico scopo della loro esistenza è proprio il dominio del mondo e la demolizione di tutto ciò che non corrisponde alle loro convinzioni; lo stesso ragionamento vale nei confronti delle società teocratiche mediorientali che minacciano gli israeliani (e che sono lo specchio di ciò che saremmo noi se non ci fosse stata la Rivoluzione Francese) le quali odiano Israele come incarnazione di una particolare conquista dell'Occidente, dopo due millenni di oscurantismo, che quelle popolazioni senza speranza non conosceranno mai: la laicità, ovvero il semplice e banale rispetto. Non è difficile ragionare sull'ovvia conseguenza che comporta il porgere aiuto a chi non può riconoscere i nostri principi, vediamo cos'è successo ad Arrigoni (assassinato proprio da coloro che avrebbe vovuto sostenere a causa del suo stile di vita), che sicuramente era in buona fede e convinto di essere nel giusto, quindi merita rispetto, ma ragionava, come al solito succede, con le sue categorie mentali, non prendendo in considerazione il fatto di trovarsi di fronte ad una realtà capovolta, dove queste non sono contemplate. La libertà non si esporta; la laicità non si esporta; la democrazia non si esporta, sono queste tutte faticose conquiste di secoli e innumerevoli conflitti generazionali che forse nell'altro emisfero non avverranno mai, ma non si potrà mai inneggiare masochisticamente alla rinuncia della propria autodifesa, così come non possiamo chiedere a Israele di rinunciare alla propria sicurezza finchè sapremo di essere ipocritamente al sicuro nei nostri paesi e di poter, in tal modo, fare impunemente gli "eroi buoni", con il fazzoletto dei palestinesi ormai inseparabile come la coperta di Charlie Brown perchè che ci dona un aria da guerriglieri romantici.

"Pace per Israele significa sicurezza, e dobbiamo con tutti i nostri mezzi proteggere il suo diritto a esistere. Israele è uno degli importanti avamposti della democrazia nel mondo, è un meraviglioso esempio di come una terra arida può essere trasformata in un oasi di fratellanza e di democrazia. Pace per Israele significa sicurezza, e la sicurezza dev'essere reale".
Marthin Luther King

Alessia Birri, 21 settembre 2012

E-mail: aleph1968@hotmail.it

Articoli correlati:

 Israele: ultimo baluardo della democrazia contro l'espansione dell'estremismo islamico (di Sharon Levi)
Israele: ultimo baluardo di democrazia contro l'espansionismo dell'estremismo islamico

 Lettera di Amadinejad al papa
http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_09/iran-lettera-papa_fb174610-d3d7-11df-989d-00144f02aabc.shtmlLettera di Amadinejad al Papa

La mezzaluna e la svastica: i segreti dell'alleanza tra nazismo e islam
http://www.libreriauniversitaria.it/mezzaluna-svastica-segreti-alleanza-nazismo/libro/9788871807843I segreti 

Frattini scrive all'Osservatore Romano per alleanza contro gli atei
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=2840&ID_sezione=524Lettera di Frattini all'Osservatore Romano contro gli atei

lunedì 21 maggio 2012

GOTT MIT UNS. IL DIO CRISTIANO DEL NAZISMO

 Fibbia delle uniformi naziste con su scritto "Dio è con noi".                     

ALLA LUCE DEI NUMEROSI TENTATIVI DI REVISIONISMO E CONTRAFFAZIONE DELLA STORIA CHE SI STANNO VERIFICANDO SOPRATTUTTO IN QUESTI ULTIMI DECENNI, E' DOVEROSO TENERE ACCESA L'ATTENZIONE SU UN FATTO INEQUIVOCABILE: IL NAZISMO NON FU ATEO (COME VORREBBE LA PROPAGANDA CATTOLICA CONTRO LA LAICITA'), MA FU UN'ESPRESSIONE AUTENTICA E SENZA VELI DEL CRISTIANESIMO.

"L'antisemitismo non è altro che una reazione di strati sociali medievali, che stanno per scomparire, contro la società moderna".
Friedrich Engels, "Sull'antisemitismo", su Arbeiterzeitung, 1890.

Sarebbe logico immaginare che quasi due millenni di oscurantismo (la cui catena fu spezzata solo dalla Rivoluzione Francese), di istigazione all'odio, di feroce antisemitismo operata dalle molteplici correnti cristiane e principalmente dalle istituzioni religiose protestanti e cattoliche, potessero essere estranee all'avvento delle ideologie totalitarie nazifasciste? Che le convergenze complessive fra le finalità sociali e storiche del cristianesimo e del nazismo (tradizione, oscurantismo, gerarchizzazione sociale, totalitarismo) possano essere una casualità? La mentalità comune è generalmente indotta dalla mistificazione storica a giudicare le entità politiche dittatoriali e quelle religiose come due cose separate se non addirittura antagoniste. Documentari, testi scolastici, mass-media... coprono e confondono intenzionalmente questa naturale e ovvia correlazione, ponendo, nei casi più trasgressivi, interrogativi che non dovrebbero essere tali, cercando di non accennare, per quanto possibile, mai nulla riguardo alle radici cristiane del nazismo e alla devozione maniacale di Hitler per quest'ultime. L'interrogativo che comunemente ci si pone riguardo ai rapporti e alle connivenze fra regime nazi-fascista e Vaticano nella prima metà del secolo scorso, ufficialmente finora è riuscito a trovare solo risposte evasive e spiegazioni superficiali, semplicistiche, che non sono in grado di mettere in luce le comuni radici ideologiche fra teocrazia cattolica e totalitarismo nazi-fascista, ma si limitano a discutere sulle "presunte" connivenze e i silenzi operati da Pio XII, oscurando sapientemente ciò che è sotto gli occhi di ogni studioso o semplicemente "curioso" dei fatti accaduti. La mentalità comune è abituata a giudicare i due soggetti come opposti, inconciliabili e, tutt'al più, complici in qualche circostanza per ragioni diplomatiche  e di sopravvivenza. Non fu così, ovviamente, non servono speculazioni filosofiche o indagini approfondite per rendersene conto, è banalità, o, almeno, dovrebbe esserlo. Il nazismo e il fascismo sono state il parossismo e la conseguenza più nefasta  e terribile dovuta a secoli di indottrinamento assolutistico religioso dell'Occidente, sono stati una naturale conseguenza di quasi 2000 anni di istigazione all'odio antiebraico e, nel XIX e XX secolo, di risentimento mai superato delle gerarchie religiose verso gli ideali della Rivoluzione Francese, dell'Illuminismo e del Risorgimento.
Questa una frase pronunciata nel XIX secolo da Pio IX (poi regolarmente beatificato da Wojtyla, come i preti torturatori del regime franchista, il vescovo criminale di guerra Stepinac e molti altri rappresentanti del crimine di matrice cattolica nel mondo): "Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durezza e incredulità, divennero cani. E di questi cani ce n'ha pur troppi oggidì in Roma, e li sentiamo latrare per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi".
Le strategie mistificatorie della chiesa cattolica sono sempre state molto efficaci, per la capacità che quest'ultima ha sempre avuto nel lasciare, in ogni circostanza, un margine di contradditorietà nei propri comportamenti e nelle proprie scelte, utili alla contraffazione della realtà in caso di radicali cambiamenti, come la decantata protezione offerta dal Vaticano agli ebrei perseguitati a Roma, in seguito vedremo come essa servì da copertura alla reale collaborazione con i nazisti.

Certo i risvolti culturali che diedero vita al nazismo furono complessi:  come nel caso del cristianesimo, esso incluse vari aspetti, fra i quali quelli esoterici che servivano da coronamento suggestivo, il cui filo conduttore fu senz'altro l'affermazione della verità assoluta, l'eliminazione di tutto ciò che avrebbe potuto minacciarne i precetti e, ovviamente, la persecuzione di ogni diversità, caratteristiche indiscutibilmente religiose.

LA "PIETA'" CRISTIANA E LA CRUDELTA' NAZISTA FURONO DAVVERO ANTITETICHE?

Si è abituati a considerare "pietosa" e "compassionevole" l'ideologia cristiana e, per opposizione, a giudicare il nazismo come avversario di questa mentalità definendolo incompatibile con la missione storica del cristianesimo, ingenuamente associata alla filantropia. Questo succede grazie ad un equivoco fondamentale che fu alla base del progressivo espandersi del cristianesimo nei primi secoli; razionalmente, può avere attinenza con la "pietà" e la "compassione" un culto basato sull'oscenità del martirio di una vittima sacrificale dai tratti evidentemente infantili, rappresentata dall'agnello? (L'agnello, bisogna ribadire, non la pecora che è un animale adulto). La pietà cristiana è fondamentalmente una maschera e un velo (nemmeno molto spesso) gettato sull'efferatezza e la disumanità di un culto fideistico ed assolutistico, a giustificazione di ogni crimine e di ogni nefandezza. Una simile mentalità (che corrisponde alla massima "morte tua, vita mia"), che si basa sostanzialmente sulla legge del più forte perchè esige la vittima sacrificale (necessariamente innocente e indifesa) immolata agli interessi delle gerarchie sociali, non è altro che la stessa ideologia nazista e totalitaria velata da messaggi carismatici che ne confondono il vero fine e il significato originario. L'unica differenza fra nazismo e cristianesimo si può cogliere nella mancanza nel primo di questi veli carismatici, come la parola "amore", il cui potere suggestivo è stato usato in modo molto proficuo in 2000 anni di proselitismo per giustificare crimini, persecuzioni, roghi, ecc...Con il nazismo cadde il simulacro: con la nascita del "cristianesimo positivo", di cui Hitler fu promulgatore, venne semplicemente tolta la maschera, vennero alla luce con schiettezza i veri fini storici e i veri messaggi cristiani. Gli assolutismi, le verità dogmatiche, il fideismo ( Hitler veniva identificato con Gesù Cristo), provengono tutti da un unica radice e appartengono tutti al ceppo monoteistico.

COME IL PERCORSO FORMATIVO DI HITLER FU SEGNATO DALLA PROFONDA CULTURA CATTOLICA AUSTRIACA

Vienna (città in cui visse i suoi anni di formazione) era una città profondamente cattolica e le gerarchie religiose avevano un'influenza indiscutibile su ogni aspetto della vita sociale e politica austriaca, dunque inevitabilmente così fu anche per quel che riguardava la propaganda antisemita e l'istigazione all'odio e alla violenza verso le numerose comunità ebraiche esistenti all'epoca in Austria e nel sud della Germania, condotte dal vescovo e dal prelato di turno. Secoli di superstizione e persecuzione verso le minoranze, di pregiudizi e di livore coltivati dalla religione istituzionalizzata, lì come in ogni altro luogo in Europa, si trasformarono presto in ideologie politiche. Il sindaco stesso di Vienna era un fanatico antisemita e contribuì ad influenzare i futuri progetti criminali di Hitler alla sua ascesa al potere. A tutto questo si sommano, come in un nefasto connubio, le convinzioni religiose della famiglia di Hitler, anch'essa cattolica, e la violenza fisica e psicologica che subì nell'ambiente culturale in cui visse, pervaso anch'esso da credenze superstiziose e in odio a qualsiasi forma di evoluzione sociale. Cattolici furono i suoi precettori, i suoi maestri, le sue principali guide spirituali. Nel monastero di Lambach Hitler frequenta la terza elementare, trascorrendo la maggior parte del suo tempo in sagrestia e presso i monaci, periodo che segnerà profondamente le sue future attitudini. Le idee coltivate in seguito, quando fu al potere, con tutte le loro presunte revisioni nei confronti del cristianesimo cattolico (abolizione dell'Antico Testamento, concezione di un Cristo ariano e vittorioso, in un contesto positivistico della religione) altro non furono che il frutto stesso, nella sua massima espressione, dei fini sociali e antropologici del cristianesimo, ovviamente depurati delle astute e compassionevoli velature, perchè, ricordiamoci, ogni ideologia totalitaria appartiene allo stesso ceppo (religioso monoteistico) e condivide le medesime mete totalizzanti e di asservimento globale.

HITLER NON ERA ATEO, ERA UN FERVENTE CRISTIANO. IL CRISTIANESIMO POSITIVO DI HITLER COME RIVISITAZIONE DEGLI INSEGNAMENTI SECOLARI DELLA CHIESA.

Puntualizzare su questo argomento è importante, soprattutto alla luce del tentativo di insabbiare la realtà delle cose e della storia in atto in questi ultimi tempi, da parte della chiesa cattolica, nel tentativo di sviare l'attenzione sui fatti terribili che, dopo secoli, sono venuti all'attenzione dell'opinione pubblica in tutto il mondo: violenza sessuale sui minori, genocidio dei bambini nativi canadesi negli istituti cristiani protrattosi fino al 1996, collusioni con la mafia, ecc...Il nazismo, come mostruosità storica universalmente riconosciuta, viene strumentalizzato contraffacendone la vera natura religiosa e cristiana, asserendo, come continua a fare il signor Ratzinger in ogni occasione, che Hitler fosse ateo e che il nazismo fosse stato l'espressione dell'estremismo ateo (cosa del tutto priva di senso, come ora vedremo). Hitler crebbe e formò la sua personalità in un ambiente profondamente cattolico, sia in famiglia che presso gli ambienti di studio, come abbiamo già visto, interiorizzò i messaggi autentici del cristianesimo (non quelli velati sotto il manto pietistico), volendo rinnegare le origini vetero-testamentarie di quest'ultimo al fine di estrometterne gli aspetti di derivazione ebraica; questo in seguito al profondo odio coltivato in lui contro gli ebrei proprio dalla sua devozione alla fede cristiana. In questa prospettiva il nazismo fu l'ultimo frutto avvelenato maturato dal cristianesimo stesso nel tentativo di epurazione definitiva verso l'odiato (poi vedremo il vero motivo) popolo ebraico; tentativo che fu già messo in atto nei Vangeli canonici, gnostici e apocrifi, nei quali la colpevolizzazione superstiziosa del popolo ebraico (l'aver ucciso un favoloso personaggio immaginario: Cristo) è esposta palesemente. La rilettura della figura di Cristo nel cristianesimo positivo (nazismo) non fu altro che un'evoluzione inevitabile, ovvia del cristianesimo in generale, comprese tutte le correnti, ma soprattutto quella cattolica e protestante. Dati questi presupposti ci si può domandare: sarebbe esistito il nazismo, e la tragedia storica verificatasi in seguito a questa febbre coltivata per quasi 2000 anni, se non ci fosse stato il cristianesimo? Ci sarebbe stato forse molto altro, altri percorsi tragici, la storia è fatta così, ma certamente non il nazismo e, vorrei aggiungere, nemmeno il fascismo. Per essere più precisa vorrei riportare le frasi stesse di Hitler e dei suoi seguaci:

1) "Siamo un popolo con religioni differenti, ma un unico popolo. Il problema non è quale fede conquisti l'altra, il problema è piuttosto se il cristianesimo resiste o crolla... Nelle nostre fila non tolleriamo nessuno che attacchi gli ideali del cristianesimo... nei fatti il nostro movimento è cristiano. Noi desideriamo ardentemente che cattolici e protestanti facciano conoscenza reciproca nel momento di estrema difficoltà in cui versa il nostro popolo". (Richard Steigmann Gall, Il santo Reich, Boroli, Milano, 2005, p. 97)

2) "Mi è stato rimproverato il modo in cui tratto la questione ebraica. Per 1500 anni la Chiesa cattolica ha considerato gli ebrei come esseri nocivi (Schadlinge), li ha confinati nel ghetto ecc... perché si sa cosa sono gli ebrei. Nell’età del liberalismo non si è più visto questo pericolo. Io non metto la razza al di sopra della religione, ma vedo come elementi nocivi per lo Stato e per la Chiesa gli esponenti di questa razza, e forse sto rendendo alla cristianità il più grande servizio”( A. Hitler)

3) "Pertanto oggi credo di agire in accordo con la volontà del Creatore Onnipotente: difendendo me stesso dal giudeo, sto combattendo per l'opera del Signore". (A. Hitler, Mein Kampf, Eher-Verlag, Monaco, 1925, p. 65)

Credo che queste pochi, fra gli innumerevoli, deliri teologici di Hitler possano essere sufficienti a fugare ogni dubbio  sulla sua fede marmorea, perfino agli occhi di Ratzinger, che militò nella Gioventù Nazista e riabilitò, nel 2009, il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, il quale, come ben sappiamo, nega i fatti storici dell'Olocausto: una svista? Sarebbe ingenuo pensare che il Papa tedesco non ammirasse perfino questi grotteschi tentativi di contraffazione della realtà, visto che poco più di dieci anni fa collaborò per la rivista dell'ultradestra austriaca "Die Aula", palesemente nazista e negazionista. E' da ricordare che Ratzinger ha reintrodotto nelle omelie la preghiera per la conversione degli ebrei, che era stata abolita dal Concilio Vaticano II.

COME HITLER INCARNAVA LA FIGURA DI CRISTO AGLI OCCHI DEI NAZISTI

L'ossessione di Hitler e del suo cristianesimo positivo era la trasformazione della figura di Cristo in un icona ariana, biondo con gli occhi azzurri; la sua impresa non fu certo difficile, poichè l'iconografia cristiana, fin dagli inizi, ebbe la stessa fissazione, cioè rimuovere le caratteristiche semitiche a questa figura mitologica; ogni rappresentazione artistica di Cristo, da duemila anni, infatti, presenta le caratteristiche fisiognomiche care ad Hitler; il suo assillo, le sue idee "innovative" erano in realtà antichi quanto il cristianesimo stesso, ed egli non apportò nulla di effettivamente nuovo. Il nazismo ( o meglio "cristianesimo positivo") esigeva che Hitler venisse adorato e considerato come il successore di Cristo, un personaggio dalla natura salvifica; e questo non tardò ad arrivare: nelle case si trovavano dei veri e propri altari davanti ai quali le donne pregavano di fronte al quadro con la foto del dittatore e le folle deliranti era questo che in effetti erano indotte a concepire. Hitler era ossessionato dalla religione, in un suo dipinto ritrasse sè stesso davanti ad un apparizione di Cristo, inoltre coltivava un autentica mania per le reliquie come il Santo Graal, la Lancia di Longino, il legno della vera croce, ecc...spendendo moltissime risorse nella ricerca di quest'ultime, organizzando delle vere e proprie spedizioni archeologiche a questo scopo.  Il castello di Wewesburg venne istituito come sede delle SS appunto per la sua forma triangolare che fungeva da riferimento alla Trinità. Hitler non mancava mai di esaltare la natura cristiana del nazismo nei suoi discorsi, come quello in cui disse: "Il cristianesimo è la base di tutta la nostra morale". Oggi stesso perseverano gruppi cristiani neonazisti, come quello denominato "Identità cristiana" e attivo negli Stati Uniti; il famosso KU KUx Klan, inoltre, altro non è che un movimento fondamentalista di matrice cristiana. Come anche le fibbie delle divise naziste portavano scritto il motto "Gott mit uns" (Dio ci protegga) e quel dio era il dio cristiano.


Prima che Hitler e il nazismo dessero alle fiamme le sinagoghe, esse furono incendiate per centinaia di anni su ordine di vescovi e santi della chiesa cattolica; gli ebrei furono perseguitati per millecinquecento anni, rinchiusi nei ghetti, costretti a indossare contrassegni, la plebe fu aizzata durante le processioni e ciò avveniva in tutti i Paesi cristiani, causando quelli che venivano chiamati "pogrom", ovvero aggressioni alle comunità ebraiche mediante incendi e uccisioni in massa, perpetrate dalla gente invasata dalle omelie dei preti. Dopo la Rivoluzione Francese, nei paesi in cui venne istituito lo stato laico, la chiesa non potè più imporre le sue regole discriminatorie nei confronti delle minoranze e gli ebrei ebbero così molto più spazio nella vita civile e nei ruoli amministrativi della società; l'Illuminismo non fu mai digerito dalla chiesa cattolica, fu sempre un motivo di livore e di complotto perenne contro la società laica; un film già visto che si ripropone prepotentemente in questi decenni, mediante i continui attacchi al "relativismo", al laicismo, all'intera convivenza civile, mediante l'insinuazione che, se il nazismo fu ateo, gli atei, gli agnostici, tutti i non credenti dovrebbero essere dei potenziali nazisti. La chiesa cattolica, come ben sappiamo, usa capovolgere la realtà nel tentativo di nascondere le proprie trame accusandone gli avversari e, nel medesimo tempo, attribuendosi il merito delle conquiste laiche per guadagnare consenso.
Chiesa e nazismo hanno in comune tutto, gli stessi principi, le stesse finalità sociali: il rifiuto della Rivoluzione Francese, l'avversione verso i diritti umani fondamentali (primo fra i quali è quello all'autodeterminazione individuale), la gerarchizzazione feudale della società, la presenza di un dittatore carismatico che si identifichi con Cristo (come il Papa, Hitler era considerato il Cristo in terra e seguito per "fede").

PIO XII BENEDICE LA MISSIONE DI ANTE PAVELIC E I MASSACRI NEI CONFRONTI DEGLI ORTODOSSI SERBO-BOSNIACI

Come abbiamo trattato nel precedente articolo di "L'astuzia oscurantista di Karol Wojtyla", durante il nazismo la chiesa cattolica non fu complice  soltanto della persecuzione degli ebrei, ma fu mandante ed esecutrice, con l'ausilio del vescovo di Zagabria Alojzije Viktor Stepinac (criminale di guerra, al pari di molti altri vescovi e religiosi), del terribile massacro perpetrato nei confronti dei serbi ortodossi dalle milizie nazionaliste Ustascia fondate da Ante Pavelic, il quale venne ricevuto con tutti gli onori in Vaticano e gli fu augurato da Pio XII un buon esito della missione. La missione consisteva nella cattolicizzazione della Croazia, mediante l'eliminazione fisica di tutti gli ortodossi che non si fossero convertiti al cattolicesimo. Il 18 maggio 1941 Pavelic, accompagnato dai suoi sgherri, si recò in Vaticano, dopo aver fatto visita a Vittorio Emanuele III, in udienza privata col Papa, dal quale ricevette i migliori auguri per la sua "futura missione", che consisteva nello sterminio degli ortodossi. Da quel momento l'unico modo per sfuggire al massacro era la conversione e il giuramento di fedeltà alla chiesa cattolica. Il vescovo Aksamovic di Diakovo promise: "Se passerete alla chiesa cattolica sarete lasciati in pace nelle vostre case". L'esito di questa pulizia fu terribile: 100.000 serbi, uomini, donne, bambini, vennero uccisi nel modo più atroce, la stessa chiesa di Glina si trasformò in un luogo infernale, di tortura, di morte: vennero trovati bambini infilzati negli spiedi, le uniformi dei carnefici erano completamente intrise di sangue. Così scrisse il padre francescano Simic: "Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma". Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: "È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati... In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia...È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case... La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa" (dagli archivi della Gestapo). Il suddetto vescovo Stepinac, da spettatore compiacente e complice, scrisse questa lettera al Papa Pio XII: "Santo Padre! Allorchè la provvidenza divina concesse che io prendessi nelle mie mani il timone del mio popolo e della mia patria, decisi fermamente e desiderai con tutte le mie forze che il popolo croato, sempre fedele al suo glorioso passato, restasse fedele in futuro all’apostolo Pietro e ai suoi successori, e che il nostro popolo, compenetrato dalla legge del vangelo, divenisse il regno di Dio." Parole scritte nel consueto, surreale, osceno delirio di onnipotenza che solo la religione, come quella cristiana di Hitler, può esprimere nel contesto del più buio sonno della ragione. In conclusione, alla fine di questa "pulizia" di matrice cristiana vennero uccise 600.000 persone, molte delle quali massacrate per mano stessa dei frati e dei preti cattolici.
Come di consueto, Wojtyla, nel 1998, beatifica il vescovo e criminale di guerra Stepinac.

LA CHIESA CATTOLICA E LA COSIDDETTA "OMERTA'" NEI CONFRONTI DELLO STERMINIO DEGLI EBREI.

Dati alla mano mi sembrerebbe quantomeno ingenuo parlare di "omertà", dato che, come abbiamo visto, nazismo e chiesa cattolica consistevano l'uno nel decorso secolare dell'altra.  Le agitazioni antiebraiche dei cristiano-sociali guidate da Karl Lueger a Vienna furono per Hitler una delle principali fonti per lo sviluppo della sua ideologia e della componente fondamentalmente religiosa del nazismo. Il 23 marzo 1933 Hitler vinse le elezioni grazie al suffragio del partito cattolico e dell'appoggio dei vescovi, dopo aver stilato la stretta alleanza fra gerarchie vaticane e Partito nazista con un concordato che sanciva l'influsso di queste ultime nelle decisioni del Partito e nell'educazione scolastica che, come avvenne in Italia con i Patti Lateranensi, fu da quel momento il perno della formazione delle nuove generazioni. Il 1°aprile dello stesso anno il Partito Nazista iniziò le operazioni persecutorie nei confronti degli ebrei, cacciandoli dagli uffici pubblici e boicottando i negozi e gli esercizi a loro appartenenti. Il cardinale di Monaco, Michael Von Faulhaber, appoggiò tali violenze sempre più incalzanti, asserendo che non ci fosse alcun motivo per la chiesa cattolica di opporvisi. "Non abbiamo alcun motivo di dare al governo un motivo per piegare l'odio contro gli ebrei..." (Michael Von Faulhaber, vescovo di Monaco). Il pogrom nazista della famosa "notte dei cristalli" del 1938, in cui vennero incendiati i ghetti e assassinati gli ebrei, non fu mai condannato dal Vaticano (nemmeno ipocritamente); durante il famoso discorso del Papa del 1942 vennero timidamente condannate le violenze che imperversavano in Europa, senza fare alcun riferimento alla sofferenza del popolo ebraico. In seguito i fondi elargiti da un importante organizzazione ebraica americana per aiutare le famiglie perseguitate vennero usati dalla chiesa cattolica solo per le famiglie ebree convertite. La cosa più grave nei decenni sucessivi fu senza dubbio il tardivo riconoscimento dello Stato d'Israele da parte del clero cattolico; il Vaticano (sedicente "stato" abitato da gerarchie sacerdotali a spese dello Stato italiano, compresi i non credenti) si oppose sempre alla nascita dello Stato d'Israele e della legittima rivendicazione di questo diritto da parte degli ebrei di tutto il mondo, riconoscendolo solo nel 1993 (!). Da importanti documenti recentemente emersi dagli archivi americani si viene a conoscenza delle confidenze fatte dal Papa Pio XII a un diplomatico americano, al quale disse che le informazioni circa le persecuzioni antiebraiche in Europa erano esagerate e dettate da fini propagandistici. Il giornalista John Cornwell, peraltro, definiva Pio XII come "il Papa di Hitler". Al Papa stava soprattutto a cuore l'alleanza con i nazisti per sconfiggere quello che è sempre stato la fonte di un atavica paura per ogni totalitarismo religioso: il comunismo, rappresentato allora dalla Repubblica Sovietica. In realtà la chiesa cattolica, durante quasi due secoli di risentimento verso l'Illuminismo e di autentico terrore per il comunismo, per decenni spese ogni sua energia verso il suo unico obiettivo, il quale consisteva nella restaurazione dell'autoritarismo medievale, nella trasformazione dell'Europa in una grande teocrazia, nella guerra contro la Repubblica Sovietica; a questo punto, in seguito a questo secolare fermento, l'avvento del nazismo fu inevitabile, fu come il parossismo di una grande febbre, un epilogo senza scampo. Sull'incompatibilità del comunismo con qualsiasi assolutismo religioso si dovrebbe disquisire a lungo, a per spiegare come questa importante conquista sociale possa essere l'unica, nel corso della storia, ad essere in grado di superare questa malattia infantile dell'umanità (la religione) unica fonte e regia di ogni mostruosità storica avvenuta nei secoli.

LA SPECULARITA' DEL FASCISMO NEI CONFRONTI DEL NAZISMO

Lo stesso metro di giudizio nei confronti del nazismo, lo si deve usare, ovviamente, anche nei confronti del fascismo, che ne fu una propaggine, fedele alleato del clero, a cui fece il regalo dei Patti Lateranensi, che in pratica riconsegnavano al Papa lo Stato del Vaticano, calpestando il sanguinoso sacrificio dei bersaglieri che conquistarono Porta Pia nel 1870. La chiesa cattolica fu la promulgatrice di tutte le dittature fasciste, da quella franchista in Spagna a quella di Pinochet in Sudamerica. Il fascismo fu la macchina da guerra del clero per demolire le conquiste del Risorgimento, come il nazismo lo fu per demolire i progressi sociali dell'Illuminismo, non per nulla il primo nacque proprio in Italia.

IL VERO MOTIVO DELLA PERSECUZIONE ANTIEBRAICA

Trascorsero quasi duemila anni di oscurantismo, di barbarie, di lotta che vide il sacrificio enorme di innumerevoli generazioni per uscire dalla spessa coltre dell'assolutismo, del terrore, della superstizione e della disumanizzazione operata dal clero cattolico e, in differenti modi, da tutte le altre correnti cristiane in Europa. Si susseguirono stragi, roghi, persecuzioni, torture. Fino al secolo dei Lumi, fino alla Rivoluzione Francese che fu come un risveglio dopo un lungo, terribile incubo che gravò sull'Europa fino a quel momento. L'Illuminismo fu una benedizione per ogni minoranza culturale, per ogni spirito libero, per ogni diversità. Lo fu soprattutto per gli Ebrei, che per la prima volta, dopo secoli, poterono uscire dai ghetti e partecipare ad ogni aspetto della vita civile, affrancandosi da un lungo, forzato isolamento. Gli Ebrei accolsero con grande entusiasmo le idee dell'Illuminismo, ne divennero i capisaldi e i maggiori beneficiari, ricambiando la civiltà occidentale con il prezioso contributo culturale dei loro pensatori e dei loro scienziati, partecipando in modo essenziale al progresso umanistico e sociale. Non si possono contare tutti gli innumerevoli filosofi, scrittori, scienziati di origine ebraica che si susseguirono in quasi duecento anni dalla Rivoluzione Francese; di matrice ebraica fu la più grande idea rivoluzionaria: il comunismo, nonchè la teoria psicanalitica e tutti i più importanti movimenti atei e di emancipazione sociale. Sono 170 i Premi Nobel di appartenenza ebraica, una presenza che non vede protagonista nessun altra comunità. Da questo si può naturalmente dedurre che l'odio nei confronti degli Ebrei in Europa, fomentato dalle gerarchie religiose cattoliche e protestanti assieme ai loro sgherri nazisti e fascisti, non fu alimentato da questioni finanziarie, razziali e tantomeno religiose, ma bensì dall'insanabile risentimento verso l'enorme contributo di progresso civile e umanistico di cui essi furono fautori fondamentali. I cristiani di ogni confessione videro sempre incarnato negli ebrei il relativismo, lo spirito scientifico e speculativo, il genio (che nel contesto di una fede cieca basata sulla "povertà di spirito" erano considerate caratteristiche infide), fu per questo che fu alimentato l'odio antisemitico, non certo per motivi economici o religiosi, che servirono da pretesti puramente riduttivi. Il genio ebraico in Europa fu sempre il più grande nemico dell'oscurantismo cattolico.

L'OPERAZIONE ODESSA (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS) E LA FUGA DEI GERARCHI NAZISTI COPERTA DAI GERARCHI DEL VATICANO.

Senza la complicità e l'aiuto del Vaticano la fuga dei criminali nazisti verso paesi compiacenti non avrebbe mai potuto avvenire. Pio XII (per il quale oggi ci si chiede addirittura se fosse colpevole di "qualche silenzio" sulla Shoa) per le leggi internazionali avrebbe dovuto essere condannato al carcere per il reato di complicità nella fuga di pericolosi criminali di guerra. Ma vediamo come avvenne l'organizzazione di quest'ultima. L'obiettivo dei nazisti era quello di istituire all'estero un Quarto Reich che avesse potuto perpetuare i sogni deliranti di Hitler. I gerarchi nazisti vennero convocati a Strasburgo sotto la direzione di Bormann, per accordarsi sui canali di fuga che avrebbero dovuto seguire per imbarcarsi e fuggire all'estero. Uno dei canali di snodo più importanti avrebbe dovuto passare per Genova, dove operava l'arcivescovo Giuseppe Siri, la cui collaborazione era fondamentale. La scelta di Genova fu, come evidenziano tutti gli storici, la prova dell'implicazione di un precedente concordato con la chiesa cattolica che affermava l'impegno del Vaticano ad aiutare i nazisti in fuga in caso di sconfitta. Ad agevolare questo progetto criminale furono certamente i Patti Lateranensi firmati da Mussolini, secondo i quali ogni edificio e proprietà ecclesiastica era (ed è ancora oggi) considerata "extraterritoriale" e non avrebbero potuto eseguirsi controlli o perquisizioni. Pio XII, infatti, si accordò su questa questione in un udienza segreta concessa al comandante delle SS in Italia Karl Wolff, appena dieci giorni prima che gli alleati arrivassero a Roma. I criminali nazisti fecero spesso rotta in Vaticano, la loro identità venne nascosta da abiti religiosi indossati durante la fuga; quegli stessi abiti che vennero sempre negati a coloro che prima fuggivano dalla persecuzione nazista. Il canale di fuga organizzato dalla chiesa per i nazisti venne denominato "canale dei ratti"ed era coperto da istituzioni umanitarie compiacenti gestite dalla stessa chiesa , che fecero pervenire ai fuggiaschi salvacondotti e documenti falsi che servirono all'imbarco per il Sudamerica. I nazisti pervenuti a Genova vennero sempre assistiti con tutti gli onori dai dignitari cattolici; l'arcivescovo di Genova era a capo di un'organizzazione (Comitato Nazionale per l'Immigrazione in Argentina) che aveva la funzione di convogliare i profughi dei paesi comunisti in Sudamerica, e questa stessa venne usata per i nazisti, compresi gli Ustascia colpevoli delle stragi in Croazia. Adolf Eichmann, Josef Mengele, Klaus Barbie, Ante Pavelic, Reinhard Kops, Heinrich Muller...questi sono solo pochi delle migliaia di pericolosi nazisti messi in salvo dall'attività criminale della chiesa cattolica, che fu peraltro complice di ogni genocidio perpetrato da quest'ultimi. Il monastero di San Girolamo, alle pOrte del Vaticano, divenne la residenza dei criminali Ustascia; un agente americano riuscì ad entrare nel suddetto monastero, facendo poi i nomi di almeno dieci pericolosi criminali Ustascia lì residenti. I criminali di guerra facevano la spola dal monastero di San Girolamo al Vaticano con tanto di autista e di targa diplomatica. Pavelic si nacsose a Roma, in un edificio sotto la giurisdizione del Vaticano.Per la chiesa cattolica Pavelic rappresentava il perfetto credente che combattè contro la chiesa ortodossa e contro l'ateismo comunista. Negli anni successivi praticamente l'intero convoglio di criminali Ustascia venne fatto fuggire in Argentina, con l'approvazione della "Pontificia commissione di assistenza profughi". Così avvenne anche per tutti gli altri criminali di guerra nazisti, i quali, senza l'appoggio del Vaticano, non avrebbero poptuto sfuggire alle giuste condanne. Altro che "omertà" e "reticenze" di Pio XII, sulle quali ipocritamente si discute per nascondere ben altro.

In conclusione: non è possibile immaginare la nascita del nazismo separatamente dall'esistenza e dai principi del cristianesimo. Dopo la Rivoluzione Francese il principale cruccio della chiesa cattolica fu l'annullamento delle conquiste civili e della laicità degli stati europei.  Era ovvio che personaggi carismatici e invasati, le cui menti furono plagiate dalle gerarchie religiose, dovessero essere favoriti nella loro ascesa, e questo accadde per Hitler e per Mussolini. Il pericolo di una rinascita del nazismo potrebbe essere debellato senza che l'Europa ne rimuova la radice religiosa? Sarebbe come pretendere che un albero non desse i suoi frutti e, se questi frutti saranno velenosi, l'albero li dovrà maturare per sua stessa intrinseca natura. Con il favore della crisi economica, in Europa, stiamo assistendo alla nascita di pericolosi partiti neonazisti; in Italia, dall'ascesa al potere di Berlusconi, abbiamo assistito allo sdoganamento del fascismo e del razzismo; l'apologia del fascismo e la creazione di partiti ad esso legati sono vietate dalla Costituzione, ma oggi nessuno ritiene più l'essere considerato "fascista" un motivo d'infamia. Anders Breivik, l'autore della strage in Norvegia, è stato una mano armata da deliri nazisti di matrice cristiana. L'odioso rigurgito di teorie "complottiste" antisemite (oggi eufemisticamente nominate "antisioniste") che sono ancora più odiose in quanto provengono da sedicenti individui "di sinistra", sono un film già visto e del quale si può intuire la regia "occulta". L'Italia ha rinnegato i valori Risorgimentali e quelli della Resistenza: dal 1929 non è uno stato sovrano; i Patti Lateranensi e l'esistenza di uno stato Vaticano illegittimo, anticostituzionale e parassitario, colpevole dei più efferati crimini contro l'umanità (si pensi solo al genocidio dei bambini nativi in Canada come dato più recente) rende gli italiani un'immenso gregge di sudditi, governati effettivamente da una monarchia assoluta di matrice religiosa. Può essere concepita una futura Europa democratica, laica e civile se non verrà chiusa la partita con questo ultimo strascico di superstizione medievale istituzionalizzata? Finora abbiamo avuto avuto l'illusione di estirpare la mala pianta nazi-fascista,  ma ne abbiamo solo potato i rami, le radici sono qui, nel nostro Paese e sono il filo conduttore di ogni minaccia alla democrazia, alla laicità e alla convivenza civile, oggi come nelle epoche precedenti.

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente "antisionista"; ma io ti dico che chi attacca il sionismo, intende gli ebrei".
Marthin Luther King

Articoli correlati:
 Archivio storico del Corriere della Sera:
 http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/29/Quando_cattolici_accusavano_Israele_nazismo_co_9_120429046.shtml

Ratzinger e le bugie sull'ateismo di Hitler:
http://www.giornalettismo.com/archives/83334/nazismo-hitler-bugie-papa/

Cristianesimo positivo (Wikipedia):
http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_positivo

Alessia Birri, 21 maggio 2012.

E-mail: aleph1968@hotmail.it