Fibbia delle uniformi naziste con su scritto "Dio ci protegga".
ALLA LUCE DEI NUMEROSI TENTATIVI DI REVISIONISMO E CONTRAFFAZIONE DELLA STORIA CHE SI STANNO VERIFICANDO SOPRATTUTTO IN QUESTI ULTIMI DECENNI, E' DOVEROSO TENERE ACCESA L'ATTENZIONE SU UN FATTO INEQUIVOCABILE: IL NAZISMO NON FU ATEO (COME VORREBBE LA PROPAGANDA CATTOLICA CONTRO LA LAICITA'), MA FU UN'ESPRESSIONE AUTENTICA E SENZA VELI DEL CRISTIANESIMO.
"L'antisemitismo non è altro che una reazione di strati sociali medievali, che stanno per scomparire, contro la società moderna".
Friedrich Engels, "Sull'antisemitismo", su Arbeiterzeitung, 1890.
Sarebbe logico immaginare che quasi due millenni di oscurantismo (la cui catena fu spezzata solo dalla Rivoluzione Francese), di istigazione all'odio, di feroce antisemitismo operata dalle molteplici correnti cristiane e principalmente dalle istituzioni religiose protestanti e cattoliche, potessero essere estranee all'avvento delle ideologie totalitarie nazifasciste? Che le convergenze complessive fra le finalità sociali e storiche del cristianesimo e del nazismo (tradizione, oscurantismo, gerarchizzazione sociale, totalitarismo) possano essere una casualità? La mentalità comune è generalmente indotta dalla mistificazione storica a giudicare le entità politiche dittatoriali e quelle religiose come due cose separate se non addirittura antagoniste. Documentari, testi scolastici, mass-media... coprono e confondono intenzionalmente questa naturale e ovvia correlazione, ponendo, nei casi più trasgressivi, interrogativi che non dovrebbero essere tali, cercando di non accennare, per quanto possibile, mai nulla riguardo alle radici cristiane del nazismo e alla devozione maniacale di Hitler per quest'ultime. L'interrogativo che comunemente ci si pone riguardo ai rapporti e alle connivenze fra regime nazi-fascista e Vaticano nella prima metà del secolo scorso, ufficialmente finora è riuscito a trovare solo risposte evasive e spiegazioni superficiali, semplicistiche, che non sono in grado di mettere in luce le comuni radici ideologiche fra teocrazia cattolica e totalitarismo nazi-fascista, ma si limitano a discutere sulle "presunte" connivenze e i silenzi operati da Pio XII, oscurando sapientemente ciò che è sotto gli occhi di ogni studioso o semplicemente "curioso" dei fatti accaduti. La mentalità comune è abituata a giudicare i due soggetti come opposti, inconciliabili e, tutt'al più, complici in qualche circostanza per ragioni diplomatiche e di sopravvivenza. Non fu così, ovviamente, non servono speculazioni filosofiche o indagini approfondite per rendersene conto, è banalità, o, almeno, dovrebbe esserlo. Il nazismo e il fascismo sono state il parossismo e la conseguenza più nefasta e terribile dovuta a secoli di indottrinamento assolutistico religioso dell'Occidente, sono stati una naturale conseguenza di quasi 2000 anni di istigazione all'odio antiebraico e, nel XIX e XX secolo, di risentimento mai superato delle gerarchie religiose verso gli ideali della Rivoluzione Francese, dell'Illuminismo e del Risorgimento.
Questa una frase pronunciata nel XIX secolo da Pio IX (poi regolarmente beatificato da Wojtyla, come i preti torturatori del regime franchista, il vescovo criminale di guerra Stepinac e molti altri rappresentanti del crimine di matrice cattolica nel mondo): "Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durezza e incredulità, divennero cani. E di questi cani ce n'ha pur troppi oggidì in Roma, e li sentiamo latrare per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi".
Le strategie mistificatorie della chiesa cattolica sono sempre state molto efficaci, per la capacità che quest'ultima ha sempre avuto nel lasciare, in ogni circostanza, un margine di contradditorietà nei propri comportamenti e nelle proprie scelte, utili alla contraffazione della realtà in caso di radicali cambiamenti, come la decantata protezione offerta dal Vaticano agli ebrei perseguitati a Roma, in seguito vedremo come essa servì da copertura alla reale collaborazione con i nazisti.
Certo i risvolti culturali che diedero vita al nazismo furono complessi: come nel caso del cristianesimo, esso incluse vari aspetti, fra i quali quelli esoterici che servivano da coronamento suggestivo, il cui filo conduttore fu senz'altro l'affermazione della verità assoluta, l'eliminazione di tutto ciò che avrebbe potuto minacciarne i precetti e, ovviamente, la persecuzione di ogni diversità, caratteristiche indiscutibilmente religiose.
LA "PIETA'" CRISTIANA E LA CRUDELTA' NAZISTA FURONO DAVVERO ANTITETICHE?
Si è abituati a considerare "pietosa" e "compassionevole" l'ideologia cristiana e, per opposizione, a giudicare il nazismo come avversario di questa mentalità definendolo incompatibile con la missione storica del cristianesimo, ingenuamente associata alla filantropia. Questo succede grazie ad un equivoco fondamentale che fu alla base del progressivo espandersi del cristianesimo nei primi secoli; razionalmente, può avere attinenza con la "pietà" e la "compassione" un culto basato sull'oscenità del martirio di una vittima sacrificale dai tratti evidentemente infantili, rappresentata dall'agnello? (L'agnello, bisogna ribadire, non la pecora che è un animale adulto). La pietà cristiana è fondamentalmente una maschera e un velo (nemmeno molto spesso) gettato sull'efferatezza e la disumanità di un culto fideistico ed assolutistico, a giustificazione di ogni crimine e di ogni nefandezza. Una simile mentalità (che corrisponde alla massima "morte tua, vita mia"), che si basa sostanzialmente sulla legge del più forte perchè esige la vittima sacrificale (necessariamente innocente e indifesa) immolata agli interessi delle gerarchie sociali, non è altro che la stessa ideologia nazista e totalitaria velata da messaggi carismatici che ne confondono il vero fine e il significato originario. L'unica differenza fra nazismo e cristianesimo si può cogliere nella mancanza nel primo di questi veli carismatici, come la parola "amore", il cui potere suggestivo è stato usato in modo molto proficuo in 2000 anni di proselitismo per giustificare crimini, persecuzioni, roghi, ecc...Con il nazismo cadde il simulacro: con la nascita del "cristianesimo positivo", di cui Hitler fu promulgatore, venne semplicemente tolta la maschera, vennero alla luce con schiettezza i veri fini storici e i veri messaggi cristiani. Gli assolutismi, le verità dogmatiche, il fideismo ( Hitler veniva identificato con Gesù Cristo), provengono tutti da un unica radice e appartengono tutti al ceppo monoteistico.
COME IL PERCORSO FORMATIVO DI HITLER FU SEGNATO DALLA PROFONDA CULTURA CATTOLICA AUSTRIACA
Vienna (città in cui visse i suoi anni di formazione) era una città profondamente cattolica e le gerarchie religiose avevano un'influenza indiscutibile su ogni aspetto della vita sociale e politica austriaca, dunque inevitabilmente così fu anche per quel che riguardava la propaganda antisemita e l'istigazione all'odio e alla violenza verso le numerose comunità ebraiche esistenti all'epoca in Austria e nel sud della Germania, condotte dal vescovo e dal prelato di turno. Secoli di superstizione e persecuzione verso le minoranze, di pregiudizi e di livore coltivati dalla religione istituzionalizzata, lì come in ogni altro luogo in Europa, si trasformarono presto in ideologie politiche. Il sindaco stesso di Vienna era un fanatico antisemita e contribuì ad influenzare i futuri progetti criminali di Hitler alla sua ascesa al potere. A tutto questo si sommano, come in un nefasto connubio, le convinzioni religiose della famiglia di Hitler, anch'essa cattolica, e la violenza fisica e psicologica che subì nell'ambiente culturale in cui visse, pervaso anch'esso da credenze superstiziose e in odio a qualsiasi forma di evoluzione sociale. Cattolici furono i suoi precettori, i suoi maestri, le sue principali guide spirituali. Nel monastero di Lambach Hitler frequenta la terza elementare, trascorrendo la maggior parte del suo tempo in sagrestia e presso i monaci, periodo che segnerà profondamente le sue future attitudini. Le idee coltivate in seguito, quando fu al potere, con tutte le loro presunte revisioni nei confronti del cristianesimo cattolico (abolizione dell'Antico Testamento, concezione di un Cristo ariano e vittorioso, in un contesto positivistico della religione) altro non furono che il frutto stesso, nella sua massima espressione, dei fini sociali e antropologici del cristianesimo, ovviamente depurati delle astute e compassionevoli velature, perchè, ricordiamoci, ogni ideologia totalitaria appartiene allo stesso ceppo (religioso monoteistico) e condivide le medesime mete totalizzanti e di asservimento globale.
HITLER NON ERA ATEO, ERA UN FERVENTE CRISTIANO. IL CRISTIANESIMO POSITIVO DI HITLER COME RIVISITAZIONE DEGLI INSEGNAMENTI SECOLARI DELLA CHIESA.
Puntualizzare su questo argomento è importante, soprattutto alla luce del tentativo di insabbiare la realtà delle cose e della storia in atto in questi ultimi tempi, da parte della chiesa cattolica, nel tentativo di sviare l'attenzione sui fatti terribili che, dopo secoli, sono venuti all'attenzione dell'opinione pubblica in tutto il mondo: violenza sessuale sui minori, genocidio dei bambini nativi canadesi negli istituti cristiani protrattosi fino al 1996, collusioni con la mafia, ecc...Il nazismo, come mostruosità storica universalmente riconosciuta, viene strumentalizzato contraffacendone la vera natura religiosa e cristiana, asserendo, come continua a fare il signor Ratzinger in ogni occasione, che Hitler fosse ateo e che il nazismo fosse stato l'espressione dell'estremismo ateo (cosa del tutto priva di senso, come ora vedremo). Hitler crebbe e formò la sua personalità in un ambiente profondamente cattolico, sia in famiglia che presso gli ambienti di studio, come abbiamo già visto, interiorizzò i messaggi autentici del cristianesimo (non quelli velati sotto il manto pietistico), volendo rinnegare le origini vetero-testamentarie di quest'ultimo al fine di estrometterne gli aspetti di derivazione ebraica; questo in seguito al profondo odio coltivato in lui contro gli ebrei proprio dalla sua devozione alla fede cristiana. In questa prospettiva il nazismo fu l'ultimo frutto avvelenato maturato dal cristianesimo stesso nel tentativo di epurazione definitiva verso l'odiato (poi vedremo il vero motivo) popolo ebraico; tentativo che fu già messo in atto nei Vangeli canonici, gnostici e apocrifi, nei quali la colpevolizzazione superstiziosa del popolo ebraico (l'aver ucciso un favoloso personaggio immaginario: Cristo) è esposta palesemente. La rilettura della figura di Cristo nel cristianesimo positivo (nazismo) non fu altro che un'evoluzione inevitabile, ovvia del cristianesimo in generale, comprese tutte le correnti, ma soprattutto quella cattolica e protestante. Dati questi presupposti ci si può domandare: sarebbe esistito il nazismo, e la tragedia storica verificatasi in seguito a questa febbre coltivata per quasi 2000 anni, se non ci fosse stato il cristianesimo? Ci sarebbe stato forse molto altro, altri percorsi tragici, la storia è fatta così, ma certamente non il nazismo e, vorrei aggiungere, nemmeno il fascismo. Per essere più precisa vorrei riportare le frasi stesse di Hitler e dei suoi seguaci:
1) "Siamo un popolo con religioni differenti, ma un unico popolo. Il problema non è quale fede conquisti l'altra, il problema è piuttosto se il cristianesimo resiste o crolla... Nelle nostre fila non tolleriamo nessuno che attacchi gli ideali del cristianesimo... nei fatti il nostro movimento è cristiano. Noi desideriamo ardentemente che cattolici e protestanti facciano conoscenza reciproca nel momento di estrema difficoltà in cui versa il nostro popolo". (Richard Steigmann Gall, Il santo Reich, Boroli, Milano, 2005, p. 97)
2) "Mi è stato rimproverato il modo in cui tratto la questione ebraica. Per 1500 anni la Chiesa cattolica ha considerato gli ebrei come esseri nocivi (Schadlinge), li ha confinati nel ghetto ecc... perché si sa cosa sono gli ebrei. Nell’età del liberalismo non si è più visto questo pericolo. Io non metto la razza al di sopra della religione, ma vedo come elementi nocivi per lo Stato e per la Chiesa gli esponenti di questa razza, e forse sto rendendo alla cristianità il più grande servizio”( A. Hitler)
3) "Pertanto oggi credo di agire in accordo con la volontà del Creatore Onnipotente: difendendo me stesso dal giudeo, sto combattendo per l'opera del Signore". (A. Hitler, Mein Kampf, Eher-Verlag, Monaco, 1925, p. 65)
Credo che queste pochi, fra gli innumerevoli, deliri teologici di Hitler possano essere sufficienti a fugare ogni dubbio sulla sua fede marmorea, perfino agli occhi di Ratzinger, che militò nella Gioventù Nazista e riabilitò, nel 2009, il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, il quale, come ben sappiamo, nega i fatti storici dell'Olocausto: una svista? Sarebbe ingenuo pensare che il Papa tedesco non ammirasse perfino questi grotteschi tentativi di contraffazione della realtà, visto che poco più di dieci anni fa collaborò per la rivista dell'ultradestra austriaca "Die Aula", palesemente nazista e negazionista. E' da ricordare che Ratzinger ha reintrodotto nelle omelie la preghiera per la conversione degli ebrei, che era stata abolita dal Concilio Vaticano II.
COME HITLER INCARNAVA LA FIGURA DI CRISTO AGLI OCCHI DEI NAZISTI
L'ossessione di Hitler e del suo cristianesimo positivo era la trasformazione della figura di Cristo in un icona ariana, biondo con gli occhi azzurri; la sua impresa non fu certo difficile, poichè l'iconografia cristiana, fin dagli inizi, ebbe la stessa fissazione, cioè rimuovere le caratteristiche semitiche a questa figura mitologica; ogni rappresentazione artistica di Cristo, da duemila anni, infatti, presenta le caratteristiche fisiognomiche care ad Hitler; il suo assillo, le sue idee "innovative" erano in realtà antichi quanto il cristianesimo stesso, ed egli non apportò nulla di effettivamente nuovo. Il nazismo ( o meglio "cristianesimo positivo") esigeva che Hitler venisse adorato e considerato come il successore di Cristo, un personaggio dalla natura salvifica; e questo non tardò ad arrivare: nelle case si trovavano dei veri e propri altari davanti ai quali le donne pregavano di fronte al quadro con la foto del dittatore e le folle deliranti era questo che in effetti erano indotte a concepire. Hitler era ossessionato dalla religione, in un suo dipinto ritrasse sè stesso davanti ad un apparizione di Cristo, inoltre coltivava un autentica mania per le reliquie come il Santo Graal, la Lancia di Longino, il legno della vera croce, ecc...spendendo moltissime risorse nella ricerca di quest'ultime, organizzando delle vere e proprie spedizioni archeologiche a questo scopo. Il castello di Wewesburg venne istituito come sede delle SS appunto per la sua forma triangolare che fungeva da riferimento alla Trinità. Hitler non mancava mai di esaltare la natura cristiana del nazismo nei suoi discorsi, come quello in cui disse: "Il cristianesimo è la base di tutta la nostra morale". Oggi stesso perseverano gruppi cristiani neonazisti, come quello denominato "Identità cristiana" e attivo negli Stati Uniti; il famosso KU KUx Klan, inoltre, altro non è che un movimento fondamentalista di matrice cristiana. Come anche le fibbie delle divise naziste portavano scritto il motto "Gott mit uns" (Dio ci protegga) e quel dio era il dio cristiano.
Prima che Hitler e il nazismo dessero alle fiamme le sinagoghe, esse furono incendiate per centinaia di anni su ordine di vescovi e santi della chiesa cattolica; gli ebrei furono perseguitati per millecinquecento anni, rinchiusi nei ghetti, costretti a indossare contrassegni, la plebe fu aizzata durante le processioni e ciò avveniva in tutti i Paesi cristiani, causando quelli che venivano chiamati "pogrom", ovvero aggressioni alle comunità ebraiche mediante incendi e uccisioni in massa, perpetrate dalla gente invasata dalle omelie dei preti. Dopo la Rivoluzione Francese, nei paesi in cui venne istituito lo stato laico, la chiesa non potè più imporre le sue regole discriminatorie nei confronti delle minoranze e gli ebrei ebbero così molto più spazio nella vita civile e nei ruoli amministrativi della società; l'Illuminismo non fu mai digerito dalla chiesa cattolica, fu sempre un motivo di livore e di complotto perenne contro la società laica; un film già visto che si ripropone prepotentemente in questi decenni, mediante i continui attacchi al "relativismo", al laicismo, all'intera convivenza civile, mediante l'insinuazione che, se il nazismo fu ateo, gli atei, gli agnostici, tutti i non credenti dovrebbero essere dei potenziali nazisti. La chiesa cattolica, come ben sappiamo, usa capovolgere la realtà nel tentativo di nascondere le proprie trame accusandone gli avversari e, nel medesimo tempo, attribuendosi il merito delle conquiste laiche per guadagnare consenso.
Chiesa e nazismo hanno in comune tutto, gli stessi principi, le stesse finalità sociali: il rifiuto della Rivoluzione Francese, l'avversione verso i diritti umani fondamentali (primo fra i quali è quello all'autodeterminazione individuale), la gerarchizzazione feudale della società, la presenza di un dittatore carismatico che si identifichi con Cristo (come il Papa, Hitler era considerato il Cristo in terra e seguito per "fede").
PIO XII BENEDICE LA MISSIONE DI ANTE PAVELIC E I MASSACRI NEI CONFRONTI DEGLI ORTODOSSI SERBO-BOSNIACI
Come abbiamo trattato nel precedente articolo di "L'astuzia oscurantista di Karol Wojtyla", durante il nazismo la chiesa cattolica non fu complice soltanto della persecuzione degli ebrei, ma fu mandante ed esecutrice, con l'ausilio del vescovo di Zagabria Alojzije Viktor Stepinac (criminale di guerra, al pari di molti altri vescovi e religiosi), del terribile massacro perpetrato nei confronti dei serbi ortodossi dalle milizie nazionaliste Ustascia fondate da Ante Pavelic, il quale venne ricevuto con tutti gli onori in Vaticano e gli fu augurato da Pio XII un buon esito della missione. La missione consisteva nella cattolicizzazione della Croazia, mediante l'eliminazione fisica di tutti gli ortodossi che non si fossero convertiti al cattolicesimo. Il 18 maggio 1941 Pavelic, accompagnato dai suoi sgherri, si recò in Vaticano, dopo aver fatto visita a Vittorio Emanuele III, in udienza privata col Papa, dal quale ricevette i migliori auguri per la sua "futura missione", che consisteva nello sterminio degli ortodossi. Da quel momento l'unico modo per sfuggire al massacro era la conversione e il giuramento di fedeltà alla chiesa cattolica. Il vescovo Aksamovic di Diakovo promise: "Se passerete alla chiesa cattolica sarete lasciati in pace nelle vostre case". L'esito di questa pulizia fu terribile: 100.000 serbi, uomini, donne, bambini, vennero uccisi nel modo più atroce, la stessa chiesa di Glina si trasformò in un luogo infernale, di tortura, di morte: vennero trovati bambini infilzati negli spiedi, le uniformi dei carnefici erano completamente intrise di sangue. Così scrisse il padre francescano Simic: "Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma". Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: "È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati... In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia...È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case... La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa" (dagli archivi della Gestapo). Il suddetto vescovo Stepinac, da spettatore compiacente e complice, scrisse questa lettera al Papa Pio XII: "Santo Padre! Allorchè la provvidenza divina concesse che io prendessi nelle mie mani il timone del mio popolo e della mia patria, decisi fermamente e desiderai con tutte le mie forze che il popolo croato, sempre fedele al suo glorioso passato, restasse fedele in futuro all’apostolo Pietro e ai suoi successori, e che il nostro popolo, compenetrato dalla legge del vangelo, divenisse il regno di Dio." Parole scritte nel consueto, surreale, osceno delirio di onnipotenza che solo la religione, come quella cristiana di Hitler, può esprimere nel contesto del più buio sonno della ragione. In conclusione, alla fine di questa "pulizia" di matrice cristiana vennero uccise 600.000 persone, molte delle quali massacrate per mano stessa dei frati e dei preti cattolici.
Come di consueto, Wojtyla, nel 1998, beatifica il vescovo e criminale di guerra Stepinac.
LA CHIESA CATTOLICA E LA COSIDDETTA "OMERTA'" NEI CONFRONTI DELLO STERMINIO DEGLI EBREI.
Dati alla mano mi sembrerebbe quantomeno ingenuo parlare di "omertà", dato che, come abbiamo visto, nazismo e chiesa cattolica consistevano l'uno nel decorso secolare dell'altra. Le agitazioni antiebraiche dei cristiano-sociali guidate da Karl Lueger a Vienna furono per Hitler una delle principali fonti per lo sviluppo della sua ideologia e della componente fondamentalmente religiosa del nazismo. Il 23 marzo 1933 Hitler vinse le elezioni grazie al suffragio del partito cattolico e dell'appoggio dei vescovi, dopo aver stilato la stretta alleanza fra gerarchie vaticane e Partito nazista con un concordato che sanciva l'influsso di queste ultime nelle decisioni del Partito e nell'educazione scolastica che, come avvenne in Italia con i Patti Lateranensi, fu da quel momento il perno della formazione delle nuove generazioni. Il 1°aprile dello stesso anno il Partito Nazista iniziò le operazioni persecutorie nei confronti degli ebrei, cacciandoli dagli uffici pubblici e boicottando i negozi e gli esercizi a loro appartenenti. Il cardinale di Monaco, Michael Von Faulhaber, appoggiò tali violenze sempre più incalzanti, asserendo che non ci fosse alcun motivo per la chiesa cattolica di opporvisi. "Non abbiamo alcun motivo di dare al governo un motivo per piegare l'odio contro gli ebrei..." (Michael Von Faulhaber, vescovo di Monaco). Il pogrom nazista della famosa "notte dei cristalli" del 1938, in cui vennero incendiati i ghetti e assassinati gli ebrei, non fu mai condannato dal Vaticano (nemmeno ipocritamente); durante il famoso discorso del Papa del 1942 vennero timidamente condannate le violenze che imperversavano in Europa, senza fare alcun riferimento alla sofferenza del popolo ebraico. In seguito i fondi elargiti da un importante organizzazione ebraica americana per aiutare le famiglie perseguitate vennero usati dalla chiesa cattolica solo per le famiglie ebree convertite. La cosa più grave nei decenni sucessivi fu senza dubbio il tardivo riconoscimento dello Stato d'Israele da parte del clero cattolico; il Vaticano (sedicente "stato" abitato da gerarchie sacerdotali a spese dello Stato italiano, compresi i non credenti) si oppose sempre alla nascita dello Stato d'Israele e della legittima rivendicazione di questo diritto da parte degli ebrei di tutto il mondo, riconoscendolo solo nel 1993 (!). Da importanti documenti recentemente emersi dagli archivi americani si viene a conoscenza delle confidenze fatte dal Papa Pio XII a un diplomatico americano, al quale disse che le informazioni circa le persecuzioni antiebraiche in Europa erano esagerate e dettate da fini propagandistici. Il giornalista John Cornwell, peraltro, definiva Pio XII come "il Papa di Hitler". Al Papa stava soprattutto a cuore l'alleanza con i nazisti per sconfiggere quello che è sempre stato la fonte di un atavica paura per ogni totalitarismo religioso: il comunismo, rappresentato allora dalla Repubblica Sovietica. In realtà la chiesa cattolica, durante quasi due secoli di risentimento verso l'Illuminismo e di autentico terrore per il comunismo, per decenni spese ogni sua energia verso il suo unico obiettivo, il quale consisteva nella restaurazione dell'autoritarismo medievale, nella trasformazione dell'Europa in una grande teocrazia, nella guerra contro la Repubblica Sovietica; a questo punto, in seguito a questo secolare fermento, l'avvento del nazismo fu inevitabile, fu come il parossismo di una grande febbre, un epilogo senza scampo. Sull'incompatibilità del comunismo con qualsiasi assolutismo religioso si dovrebbe disquisire a lungo, a per spiegare come questa importante conquista sociale possa essere l'unica, nel corso della storia, ad essere in grado di superare questa malattia infantile dell'umanità (la religione) unica fonte e regia di ogni mostruosità storica avvenuta nei secoli.
LA SPECULARITA' DEL FASCISMO NEI CONFRONTI DEL NAZISMO
Lo stesso metro di giudizio nei confronti del nazismo, lo si deve usare, ovviamente, anche nei confronti del fascismo, che ne fu una propaggine, fedele alleato del clero, a cui fece il regalo dei Patti Lateranensi, che in pratica riconsegnavano al Papa lo Stato del Vaticano, calpestando il sanguinoso sacrificio dei bersaglieri che conquistarono Porta Pia nel 1870. La chiesa cattolica fu la promulgatrice di tutte le dittature fasciste, da quella franchista in Spagna a quella di Pinochet in Sudamerica. Il fascismo fu la macchina da guerra del clero per demolire le conquiste del Risorgimento, come il nazismo lo fu per demolire i progressi sociali dell'Illuminismo, non per nulla il primo nacque proprio in Italia.
IL VERO MOTIVO DELLA PERSECUZIONE ANTIEBRAICA
Trascorsero quasi duemila anni di oscurantismo, di barbarie, di lotta che vide il sacrificio enorme di innumerevoli generazioni per uscire dalla spessa coltre dell'assolutismo, del terrore, della superstizione e della disumanizzazione operata dal clero cattolico e, in differenti modi, da tutte le altre correnti cristiane in Europa. Si susseguirono stragi, roghi, persecuzioni, torture. Fino al secolo dei Lumi, fino alla Rivoluzione Francese che fu come un risveglio dopo un lungo, terribile incubo che gravò sull'Europa fino a quel momento. L'Illuminismo fu una benedizione per ogni minoranza culturale, per ogni spirito libero, per ogni diversità. Lo fu soprattutto per gli Ebrei, che per la prima volta, dopo secoli, poterono uscire dai ghetti e partecipare ad ogni aspetto della vita civile, affrancandosi da un lungo, forzato isolamento. Gli Ebrei accolsero con grande entusiasmo le idee dell'Illuminismo, ne divennero i capisaldi e i maggiori beneficiari, ricambiando la civiltà occidentale con il prezioso contributo culturale dei loro pensatori e dei loro scienziati, partecipando in modo essenziale al progresso umanistico e sociale. Non si possono contare tutti gli innumerevoli filosofi, scrittori, scienziati di origine ebraica che si susseguirono in quasi duecento anni dalla Rivoluzione Francese; di matrice ebraica fu la più grande idea rivoluzionaria: il comunismo, nonchè la teoria psicanalitica e tutti i più importanti movimenti atei e di emancipazione sociale. Sono 170 i Premi Nobel di appartenenza ebraica, una presenza che non vede protagonista nessun altra comunità. Da questo si può naturalmente dedurre che l'odio nei confronti degli Ebrei in Europa, fomentato dalle gerarchie religiose cattoliche e protestanti assieme ai loro sgherri nazisti e fascisti, non fu alimentato da questioni finanziarie, razziali e tantomeno religiose, ma bensì dall'insanabile risentimento verso l'enorme contributo di progresso civile e umanistico di cui essi furono fautori fondamentali. I cristiani di ogni confessione videro sempre incarnato negli ebrei il relativismo, lo spirito scientifico e speculativo, il genio (che nel contesto di una fede cieca basata sulla "povertà di spirito" erano considerate caratteristiche infide), fu per questo che fu alimentato l'odio antisemitico, non certo per motivi economici o religiosi, che servirono da pretesti puramente riduttivi. Il genio ebraico in Europa fu sempre il più grande nemico dell'oscurantismo cattolico.
L'OPERAZIONE ODESSA (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS) E LA FUGA DEI GERARCHI NAZISTI COPERTA DAI GERARCHI DEL VATICANO.
Senza la complicità e l'aiuto del Vaticano la fuga dei criminali nazisti verso paesi compiacenti non avrebbe mai potuto avvenire. Pio XII (per il quale oggi ci si chiede addirittura se fosse colpevole di "qualche silenzio" sulla Shoa) per le leggi internazionali avrebbe dovuto essere condannato al carcere per il reato di complicità nella fuga di pericolosi criminali di guerra. Ma vediamo come avvenne l'organizzazione di quest'ultima. L'obiettivo dei nazisti era quello di istituire all'estero un Quarto Reich che avesse potuto perpetuare i sogni deliranti di Hitler. I gerarchi nazisti vennero convocati a Strasburgo sotto la direzione di Bormann, per accordarsi sui canali di fuga che avrebbero dovuto seguire per imbarcarsi e fuggire all'estero. Uno dei canali di snodo più importanti avrebbe dovuto passare per Genova, dove operava l'arcivescovo Giuseppe Siri, la cui collaborazione era fondamentale. La scelta di Genova fu, come evidenziano tutti gli storici, la prova dell'implicazione di un precedente concordato con la chiesa cattolica che affermava l'impegno del Vaticano ad aiutare i nazisti in fuga in caso di sconfitta. Ad agevolare questo progetto criminale furono certamente i Patti Lateranensi firmati da Mussolini, secondo i quali ogni edificio e proprietà ecclesiastica era (ed è ancora oggi) considerata "extraterritoriale" e non avrebbero potuto eseguirsi controlli o perquisizioni. Pio XII, infatti, si accordò su questa questione in un udienza segreta concessa al comandante delle SS in Italia Karl Wolff, appena dieci giorni prima che gli alleati arrivassero a Roma. I criminali nazisti fecero spesso rotta in Vaticano, la loro identità venne nascosta da abiti religiosi indossati durante la fuga; quegli stessi abiti che vennero sempre negati a coloro che prima fuggivano dalla persecuzione nazista. Il canale di fuga organizzato dalla chiesa per i nazisti venne denominato "canale dei ratti"ed era coperto da istituzioni umanitarie compiacenti gestite dalla stessa chiesa , che fecero pervenire ai fuggiaschi salvacondotti e documenti falsi che servirono all'imbarco per il Sudamerica. I nazisti pervenuti a Genova vennero sempre assistiti con tutti gli onori dai dignitari cattolici; l'arcivescovo di Genova era a capo di un'organizzazione (Comitato Nazionale per l'Immigrazione in Argentina) che aveva la funzione di convogliare i profughi dei paesi comunisti in Sudamerica, e questa stessa venne usata per i nazisti, compresi gli Ustascia colpevoli delle stragi in Croazia. Adolf Eichmann, Josef Mengele, Klaus Barbie, Ante Pavelic, Reinhard Kops, Heinrich Muller...questi sono solo pochi delle migliaia di pericolosi nazisti messi in salvo dall'attività criminale della chiesa cattolica, che fu peraltro complice di ogni genocidio perpetrato da quest'ultimi. Il monastero di San Girolamo, alle pOrte del Vaticano, divenne la residenza dei criminali Ustascia; un agente americano riuscì ad entrare nel suddetto monastero, facendo poi i nomi di almeno dieci pericolosi criminali Ustascia lì residenti. I criminali di guerra facevano la spola dal monastero di San Girolamo al Vaticano con tanto di autista e di targa diplomatica. Pavelic si nacsose a Roma, in un edificio sotto la giurisdizione del Vaticano.Per la chiesa cattolica Pavelic rappresentava il perfetto credente che combattè contro la chiesa ortodossa e contro l'ateismo comunista. Negli anni successivi praticamente l'intero convoglio di criminali Ustascia venne fatto fuggire in Argentina, con l'approvazione della "Pontificia commissione di assistenza profughi". Così avvenne anche per tutti gli altri criminali di guerra nazisti, i quali, senza l'appoggio del Vaticano, non avrebbero poptuto sfuggire alle giuste condanne. Altro che "omertà" e "reticenze" di Pio XII, sulle quali ipocritamente si discute per nascondere ben altro.
In conclusione: non è possibile immaginare la nascita del nazismo separatamente dall'esistenza e dai principi del cristianesimo. Dopo la Rivoluzione Francese il principale cruccio della chiesa cattolica fu l'annullamento delle conquiste civili e della laicità degli stati europei. Era ovvio che personaggi carismatici e invasati, le cui menti furono plagiate dalle gerarchie religiose, dovessero essere favoriti nella loro ascesa, e questo accadde per Hitler e per Mussolini. Il pericolo di una rinascita del nazismo potrebbe essere debellato senza che l'Europa ne rimuova la radice religiosa? Sarebbe come pretendere che un albero non desse i suoi frutti e, se questi frutti saranno velenosi, l'albero li dovrà maturare per sua stessa intrinseca natura. Con il favore della crisi economica, in Europa, stiamo assistendo alla nascita di pericolosi partiti neonazisti; in Italia, dall'ascesa al potere di Berlusconi, abbiamo assistito allo sdoganamento del fascismo e del razzismo; l'apologia del fascismo e la creazione di partiti ad esso legati sono vietate dalla Costituzione, ma oggi nessuno ritiene più l'essere considerato "fascista" un motivo d'infamia. Anders Breivik, l'autore della strage in Norvegia, è stato una mano armata da deliri nazisti di matrice cristiana. L'odioso rigurgito di teorie "complottiste" antisemite (oggi eufemisticamente nominate "antisioniste") che sono ancora più odiose in quanto provengono da sedicenti individui "di sinistra", sono un film già visto e del quale si può intuire la regia "occulta". L'Italia ha rinnegato i valori Risorgimentali e quelli della Resistenza: dal 1929 non è uno stato sovrano; i Patti Lateranensi e l'esistenza di uno stato Vaticano illegittimo, anticostituzionale e parassitario, colpevole dei più efferati crimini contro l'umanità (si pensi solo al genocidio dei bambini nativi in Canada come dato più recente) rende gli italiani un'immenso gregge di sudditi, governati effettivamente da una monarchia assoluta di matrice religiosa. Può essere concepita una futura Europa democratica, laica e civile se non verrà chiusa la partita con questo ultimo strascico di superstizione medievale istituzionalizzata? Finora abbiamo avuto avuto l'illusione di estirpare la mala pianta nazi-fascista, ma ne abbiamo solo potato i rami, le radici sono qui, nel nostro Paese e sono il filo conduttore di ogni minaccia alla democrazia, alla laicità e alla convivenza civile, oggi come nelle epoche precedenti.
"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente "antisionista"; ma io ti dico che chi attacca il sionismo, intende gli ebrei".
Marthin Luther King
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Ratzinger e le bugie sull'ateismo di Hitler:
http://www.giornalettismo.com/archives/83334/nazismo-hitler-bugie-papa/
Cristianesimo positivo (Wikipedia):
http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_positivo
Alessia Birri, 21 maggio 2012.
E-mail: aleph1968@hotmail.it
lunedì 21 maggio 2012
mercoledì 15 febbraio 2012
LA FAMIGLIA NATURALE E' UNA FAVOLA CONVENZIONALE
Foto: Eanger Irving Couse: "Sun worshipers", 1919IL PRINCIPIO DI FAMIGLIA NON ESISTE IN NATURA, ESSO SAREBBE CONTRARIO AD OGNI CONDIZIONE EVOLUTIVA SOCIALE E ANTROPOLOGICA.
ETIMOLOGIA DEL TERMINE
Prima di iniziare il nostro lungo discorso sulla falsità delle convenzioni che si vorrebbero perpetuare, è giusto per prima cosa soffermarci sul significato stesso della parola "famiglia", poichè, pur essendo molto sbandierata e riverita, pochi sono coloro che se lo chiedono. "Famiglia" deriva dall'antico latino "famulus" (servo, schiavo) e designa il complesso degli schiavi (compresi moglie e figli) alle dipendenze di un capo che aveva su di loro il potere di vita e di morte. Ed in effetti è proprio questo il cardine su cui si fonda l'ideologia delle forze reazionarie e religiose, soprattutto nel nostro Paese, ed è questo il principio velato dietro la continua, ridondante equiparazione "famiglia tradizionale=amore". Attorno all'istituzione familiare ruotano dogmi, sistemi, menzogne e dispotismi secolari che la sua soppressione farebbe cadere come castelli di carta; da qui l'autentico terrore generato in certi ambienti all'idea del tramonto della famiglia.
Le sovrastrutture mentali e le false convinzioni sedimentate durante i secoli hanno creato dei muri e delle barriere apparentemente insormontabili fra noi e la nostra essenza, la nostra natura e le autentiche necessità ad essa legate. Tutto è capovolto. Riteniamo "scontate" e peggio ancora "naturali" istituzioni e abitudini che implicano un quantomeno spesso e impenetrabile sedimento d'incoscienza, una deviazione dal percorso evolutivo e dalle prerogative che ne hanno permesso gli albori. Questa sudditanza psicologica fa sì che anche i più laici, anticlericali o progressisti quando si affrontano i mostri sacri dell'oppressione secolare (in special modo la questione della famiglia tradizionale) si mostrino riverenti e si lascino guidare dalla mediocrità, piuttosto che perdere il favore del branco, della massa e dell'ideologia dominante dai quali si sentono intimiditi.
LA FAMIGLIA NON HA NOBILI SCOPI, MA VEDE I SUOI ALBORI CON LA NASCITA DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DEGLI INTERESSI EREDITARI. I SUOI FINI SONO ESCLUSIVAMENTE EGOISTICI E PREVARICATORI.
Con l'avvento della proprietà privata nasce la prima forma di organizzazione familiare, dettata dalla necessità di assicurare la propria discendenza ai fini del lascito ereditario; essa tuttavia non ebbe configurazioni universali, ma era concepita in modo diverso da popolo a popolo. Attraverso i secoli e i millenni, dagli albori della civiltà, l'istituzione familiare ha subito innumerevoli mutamenti e si è evoluta seguendo le necessità dei vari sistemi economici e sociali che si sono succeduti, essendone essa stessa il riflesso. La famiglia, come da secoli siamo abituati a concepirla (padre, madre e figli) e come vorrebbero perpetuarla le attuali religioni monoteistiche e i regimi di destra in ogni parte del mondo, non esiste in natura; in natura non esiste alcun concetto di "famiglia", sia esso matriarcale o patriarcale, bensì esiste il principio di "comunità", di bene collettivo, di condivisione allargata delle conquiste, dei doveri individuali, delle esperienze affettive. Oggi più che mai dobbiamo indirizzare le nostre energie e le nostre lotte contro l'ostacolo più grande e più accudito dai mostri sacri del capitalismo e del clero cattolico, qual'è la famiglia intesa come nucleo separato, basato sui legami di sangue, sugli interessi economici particolari e sulla sopraffazione fra i sessi e fra genitori e figli. Il capitalismo, dopo la Rivoluzione Francese, ha contribuito all'emancipazione dell'individuo nei confronti della famiglia, mediante la laicizzazione del matrimonio e l'introduzione del divorzio. Tutto questo progresso era ovviamente privilegio delle classi borghesi, non certo del proletariato o del "terzo stato" che servirono solo da carne da cannone per gli scontri della rivolta. L'istituzione familiare in ambito capitalistico assunse le caratteristiche di "alienante macchina da riproduzione" per il proletariato (come indica la definizione stessa) e caposaldo di interessi economici ed ereditari per la borghesia, il tutto pervaso dall'alone della suggestione religiosa che qualifica come "sacro" e "misterioso" tutto ciò che sarebbe naturalmente rigettato dall'essere cosciente, qualora se ne venisse a comprendere il vero significato. I fossili sociali del clero (residuati dell'oscura epoca medievale) non saranno mai avversati dal sistema capitalistico e dai suoi sostenitori, nonostante l'innovazione laica della Rivoluzione Francese, poichè la divisione in classi della società, implica che vi sia anche un livello culturale differente fra le stesse: la superstizione per le classi svantaggiate (poichè l'oppio religioso non permette loro di comprendere l'ingiustizia della propria condizione) e l'accesso alla cultura per la borghesia. Inutile ribadire quanto preziosa sia l'istituzione familiare tradizionale e patriarcale per le gerarchie cattoliche (questo vale per tutte le tre religioni monoteistiche odierne), poichè essa è il perno irrinunciabile attorno al quale ruota l'oppressione dell'uomo sulla donna e dei genitori sui figli, condizioni queste inscindibili dal regime di asservimento sociale degli individui.
LA NASCITA DELLA "COMUNITA'" IMPLICA UN ALLENTAMENTO DEI LEGAMI DI COPPIA NELLA PIU' INCONDIZIONATA LIBERTA' INDIVIDUALE. GLI STUDI DI LEWIS H. MORGAN.
Più gli individui sono "legati" da condizionamenti particolari (come può essere il contesto familiare) meno hanno interesse a condividere il proprio benessere con la comunità della propria specie e meno sono portati ad esprimere al massimo le proprie capacità, in assenza di un ampia condivisione. Il legame familiare, dunque, se fosse "connaturato" all'umanità, avrebbe portato ad una fissità conservatrice l'intera razza umana, impedendone il rapido ed unico percorso evolutivo rispetto alle altre specie animali. Dobbiamo considerare le società primitive e incontaminate se vogliamo identificare la vera natura dell'uomo e, soprattutto, se vogliamo liberare la mente dalle false convinzioni che ci paiono insormontabili. Possiamo così dedurre quanto le abitudini di convivenza siano variegate da popolo a popolo e come, nel corso della storia, non conoscano alcuno schema fisso e prestabilito. Prendiamo ad esempio i popoli indigeni del Nord America.
Gli Irochesi dello stato di New York sono stati conosciuti e documentati personalmente dall'antropologo Lewis H. Morgan, collaboratore negli studi di Friedrich Engels, nel XIX secolo, il quale visse a lungo insieme a loro. Presso questo popolo il "legame di coppia" era riconosciuto, come era riconosciuta la rispettiva discendenza; ma ogni bambino all'interno della comunità era ugualmente considerato "figlio" da tutti gli altri membri adulti, senza privilegiare in alcun modo i legami di sangue; l'appellativo di "figlio" non era un semplice vezzeggiativo, ma corrispondeva ad una precisa assunzione di responsabilità nei confronti dei soggetti accuditi. Questo tipo di relazioni parentali ed affettive estese a tutta la comunità, che non privilegiavano in alcun modo i legami biologici, era diffuso presso tutti i popoli nativi del Nord America, senza eccezione alcuna. L'estesa condivisione relazionale fra gli individui permetteva un'estensione dell'esperienza affettiva ed esistenziale senza alcun limite, annullando ogni ottusità e perciò, naturalmente, ogni causa di sopraffazione fra individui, la quale si può verificare solo in ambiti chiusi e controllati da legami stretti e interessi particolari.
LA SOCIALIZZAZIONE (PRINCIPIO OPPOSTO AL CONCETTO DI FAMIGLIA) E IL SUPERAMENTO COSTANTE DI OGNI SCHEMA E' UNO DEI FATTORI DETERMINANTI PER L'EVOLUZIONE PSICHICA E FISICA DELLA SPECIE UMANA
Lo studio dei popoli primitivi, o ancora armonizzati con l'ambiente naturale, mette in luce inequivocabilmente come la natura stessa dell'essere umano non conosca degli schemi prestabiliti di convivenza. Prendiamo ad esempio le consuetudini sessuali delle tribù della Nuova Guinea, che sono quelle scoperte più recentemente e meno contaminate: le pratiche sessuali collettive sono regola abituale, così come le iniziazioni degli adolescenti da parte dei guerrieri adulti mediante riti orgiastici a carattere omosessuale, i quali hanno il valore di iniziazione e di passaggio all'età adulta. Le relazioni sessuali con le donne sono ridotte al minimo poichè sono considerate dispersive di energia per i maschi. Le relazioni e, in questo caso, il sesso dunque sono concepiti, in questo come in tutti i gruppi etnici relativamente primitivi, come "estensioni" delle esperienze, del benessere e dello sviluppo della comunità.
Dagli approfonditi studi antropologici sulle comunità primitive seguite da Morgan durante i suoi numerosi viaggi, emerge come esse fossero frequentemente propense alle relazioni multiple, estendendo ogni possibilità di scelta a entrambi i sessi. Così assistiamo al fenomeno naturale di "poliandria" per le donne e "poligamia" per gli uomini. Ciò fece in modo che, nel caso della poliandria, la discendenza della prole fosse sicura solo per parte di madre; per quel che riguarda gli albori della civiltà, dunque, questa fu la ragione principale per cui la prima istituzione familiare, contemporanea all'introduzione dell'agricoltura, dell'allevamento di bestiame e delle prime necessità ereditarie rispettive alla proprietà privata, ebbe carattere "matriarcale".
Presso gli aborigeni australiani il primo "patto" fra coppie somigliante ad un matrimonio avveniva all'età di trent'anni (età considerevole per quel gruppo etnico) ed era preceduto da innumerevoli rapporti promiscui ed esperenziali di ogni tipo. In pratica, questo patto avveniva al culmine del percorso evolutivo individuale e ne suggellava la maturazione.
L'unico filo conduttore che può essere accomunato a tutti i popoli nativi e non civilizzati è l'assoluta varietà, fluidità e impossibilità di categorizzazione secondo i canoni della nostra vecchia mentalità dominante. L'unica caratteristica che li può unire è la condivisione, la socializzazione e la conseguente estensione di ogni esperienza, soprattutto sessuale, quindi la mancanza di un concetto di "gruppo separato" (quale può essere solo la famiglia come la intendiamo noi) dalla comunità stessa.
L'ISTINTO A FORMARE GRUPPI "FAMILIARI" E' CONNATURATO ALLA MAGGIOR PARTE DELLE SPECIE ANIMALI, MA E' ANOMALO PER QUEL CHE RIGUARDA LA SPECIE UMANA
In moltissime razze animali invece, soprattutto fra i primati, vige la "coppia fissa", per cui in molte razze di uccelli e, specialmente, fra i grandi felini, la coppia si isola e rimane legata per tutta la vita. Presso i primati (le grandi scimmie) il maschio può avere molte femmine, ma la femmina può avere un solo maschio che perciò domina l'interno gruppo a lui corrispondente (la poliandria, al contrario, è pratica esclusivamente umana); la gelosia del maschio derivante dal possesso del proprio gruppo di femmine e cuccioli e il conseguente isolamento rispetto agli altri gruppi, determina una divisione costante della specie in piccoli branchi legati dal possesso egoistico e dal desiderio di dominio di un capo e non permette, dunque, alla suddetta specie di evolversi, confinando in questo modo i primati, a differenza dell'uomo, all'interno della propria nicchia immutabile e sempre uguale a sè stessa. Infatti, la naturale predisposizione dell'uomo alla condivisione collettiva, ad allargare la propria sfera conoscitiva ed esistenziale, è stata uno dei fattori determinanti affinchè non subentrasse alcun tipo d'isolamento in piccoli nuclei, che avrebbe congelato lo sviluppo evolutivo della nostra specie, alla stregua dei primati che oggi conosciamo.
Possiamo trarre la conclusione da questi dati che solo un'ampia condivisione a livello comunitario e il fattore della "socializzazione" delle relazioni possono creare le condizioni per la valorizzazione delle facoltà individuali e foggiare le risorse affinchè queste possano emergere; ciò infatti ha permesso l'evoluzione della nostra specie mediante elementi determinanti che in ambito strettamente familiare non possono sussistere. Perciò l'organizzazione familiare non costituisce un fattore regressivo nella specie umana (non essendo esistito un fenomeno simile antecedente alla civiltà), ma avrebbe costituito un vero e proprio ostacolo all'evoluzione e alla sopravvivenza stessa, riducendo l'uomo allo stile di vita e alle abitudini connaturate alle specie per le quali non c'è alcuna possibilità di evoluzione psichica e sociale. La fluidità, la libertà e la dinamicità sono le caratteristiche che hanno contraddistinto la specie umana per la maggior parte della sua esistenza e che ne hanno determinato lo sviluppo intellettivo nel tempo, mediante lo scambio reciproco su larga scala delle conoscenze e del linguaggio. La libertà, conseguente alla coscienza di sè, è ciò che distingue l'esistenza umana da tutte le altre specie presenti, mentre la fissità, la chiusura, l'isolamento, caratteristico di altre specie (determinato dalla nicchia del piccolo gruppo familiare), sono un fattore paralizzante e assolutamente contrario alla natura umana. Per questo non si può operare un confronto con le abitudini degli animali per capire le inclinazioni primarie dell'uomo (come molti hanno sempre tentato di fare), sarebbe ingiustificato e assurdo.
IL SUPERAMENTO DEL CAPITALISMO E LA NASCITA DI UNA NUOVA ERA SOCIALISTA SONO LE CONDIZIONI FONDAMENTALI PER IL SUPERAMENTO DEL CONCETTO DI FAMIGLIA E DEI RELATIVI OSTACOLI ALL'EVOLUZIONE SOCIALE AD ESSA LEGATI.
Ci troviamo alla soglia della civilizzazione, ma non l'abbiamo ancora oltrepassata, nonostante il progresso tecnologico ce ne dia l'illusione. Più saranno stretti e rilevanti i legami familiari in una società, sia fra uomo e donna che fra genitori e figli, più questa società sarà oppressiva e soggiogata dal dispotismo di poteri religiosi e politici. La prima e più importante conquista di una società realmente laica e dunque civile è la responsabilizzazione dell'intera organizzazione sociale nei confronti dei minori soprattutto, senza alcuna delega a singoli individui (genitori biologici) rispetto alla cura fisica e psicologica della prole; più potere sarà affidato ai genitori, più il regime sociale sarà oppressivo nel suo insieme; più la responsabilità sarà allargata all'intera sfera sociale, meno prevaricaricazione ci sarà fra gli individui, fra i sessi e, conseguentemente, in ogni contesto della vita civile. Oggi, nonostante ciò sia messo largamente in discussione, e nonostante gli enormi cambiamenti in ambito sociale, la cultura dominante diffusa dai mass media di destra nel nostro Paese e la maggior parte degli individui di vecchia generazione, considerano la famiglia tradizionale e la difesa di quest'ultima come qualcosa di inscindibile dal concetto di "società civile" o, peggio ancora, dalla natura umana; questa assurda mentalità è indotta dall'assuefazione, dall'abitudine e dalla conseguente schiavitù psicologica cagionata nei secoli dalle ideologie dominanti. In realtà la famiglia come clan separato e gerarchizzato al suo interno, compare con la nascita della proprietà privata, è esclusivamente istituita e conservata nei secoli e nei millenni da interessi economici, ereditari e null'altro che egoistici. Nessun nobile fine dunque, nessuna presunta sacralità e, tantomeno, nessuna necessità naturale stanno alla base di questa "istituzione" che, proprio in quanto tale, non ha nulla a che vedere con le inclinazioni e le esigenze del benessere della specie umana, ma ne determina la fossilizzazione e ne paralizza ogni spinta evolutiva. L'istituzione familiare implica il principio di "possesso", non solo della proprietà individuale, ma del dominio fisico e psicologico di un singolo individuo dominante su tutti gli altri membri del gruppo, esattamente come avviene presso i gruppi di primati di cui abbiamo accennato sopra. Ne deriva perciò la conseguente oppressione della donna da parte dell'uomo e dei figli da parte dei genitori.
ABOLIRE L'ARTICOLO 29 DELLA COSTITUZIONE
Il suddetto Articolo recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare."
Questo articolo della nostra Costituzione non è dettato dalla realtà, ma dalla superstizione settaria dovuta all'interevento dell'allora Democrazia Cristiana, perciò dovrebbe essere già da tempo eliminato, perchè rappresenta un paradosso nei confronti della Costituzione stessa e un'imposizione assurda che limita la libertà di scelta individuale, ed è inaccettabilmente discriminatorio nei confronti delle nuove forme di convivenza formatesi in questi ultimi decenni.
Il capitalismo non è un tabù, non è l'apice del progresso della società umana o un dogma immutabile (questo lo si credeva anche per le precedenti forme di società e addirittura per l'istituzione schiavistica), non rappresenta certo una soglia invalicabile; ove durante la Rivoluzione Francese costituì un passo avanti verso l'emancipazione individuale (ma solo per le classi abbienti) oggi al contrario rappresenta proprio il caposaldo della conservazione, perno della quale è la famiglia tradizionale (che per sua stessa definizione non può chiamarsi "naturale"), senza la quale il concetto stesso di "proprietà" e di "privilegio" non avrebbe alcun senso. Il percorso di maturazione della coscienza umana è un viaggio iniziatico, consistente nella riscoperta dell'assoluta libertà che guida l'esistenza umana al di là di ogni condizionamento successivo determinato da fattori di sottocultura, come possono essere quelli religiosi e "tradizionali". Sostanzialmente, tutto ciò che non corrisponde ad una libera scelta è malato, determina pericolose spinte regressive e imbarbarimenti le cui conseguenze sono l'abbruttimento e la riduzione dell'umanità ad un ramo morto, ripetitivo e senza futuro; in una parola: all'annichilimento.
CONCLUSIONE:
Le bugie hanno una caratteristica comune: finiscono, vengono smascherate dal corso della storia e dall'incondizionabile e libera natura dell'uomo. L'uomo è un microcosmo, il fulcro ed il riflesso di ogni energia e di ogni aspetto del mondo intorno a lui; questo implica che vi agiscano innumerevoli forze che ne rendono illimitate le scelte e le espressioni di convivenza sociale, determinandone la libertà. L'universalizzazione, ovvero la tendenza all'amalgamazione e alla condivisione sempre più ampia, è la caratteristica fondamentale che ha permesso l'inizio del percorso evolutivo. Qualsiasi forma di organizzazione immutabile, di chiusura, è immaginaria e dettata da convenzioni. Perciò l'unico filo conduttore che possiamo dedurre con le nostre speculazioni è il valore assoluto della libertà, al di là delle favole familiari e delle regole tradizionali.
Alessia Birri 15 febbraio 2012
E-mail: aleph1968@hotmail.it
Articoli correlati:
Engels: l'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato
http://www.resistenze.org/sito/ma/di/ce/mdce5n29b.htm
Alcune nozioni sulla convivenza presso le varie culture, a cura del dott.Renzo Zambello
http://www.zambellorenzo.it/news/faq.php?answer=176&cat_name=CULTURA&category_id=8
"La concezione marxista leninista della famiglia", a cura dell'Ufficio Stampa del PMLI:
http://www.pmli.it/famiglia.html
Famiglia naturale o convenzionale?
http://www.elapsus.it/home1/index.php/component/content/75?task=view
La sessualità nella preistoria, a cura del Prof. Alessandro G. Littara
http://www.androweb.it/androweb/informazioni-generali/sessualita-preistoria.asp
"La famiglia naturale è una costruzione culturale": gruppo facebook di EMANUELE MARIAN
http://www.facebook.com/groups/354807290706/
lunedì 17 ottobre 2011
ROMA 15 OTTOBRE 2011:LA VIOLENZA E L'IPOCRISIA

"Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono."
(Malcolm X)
"È meglio essere violenti, se c'è la violenza nel nostro cuore, piuttosto che indossare la maschera della non violenza per coprire la propria impotenza. La violenza è sempre preferibile all'impotenza. Per un uomo violento c'è sempre la speranza che diventi non violento. Per l'impotente questa speranza non c'è".
Gandhi
Non voglio dilungarmi in digressioni sulla crisi del capitalismo mondiale, sull'inaccettabile ingiustizia su cui si basa un sistema destinato a implodere e a fagocitare sè stesso, bensì voglio focalizzare l'attenzione sui fatti di Roma, sabato 15 ottobre 2011, alla manifestazione degli Indignados, al di là del fatto che ci siano stati degli infiltrati o meno tra i gruppi facinorosi, al di là dell'analisi del famoso metodo Cossiga, vorrei far aprire gli occhi su ciò che è in effetti sotto gli occhi di tutti, da quasi 20 anni, vorrei mostrare senza giri di parole la cruda realtà di un Paese ostaggio dei fascisti, dei mafiosi, delle grandi lobby bancarie, della cricca vaticana che hanno cancellato ogni conquista democratica e civile, che ogni giorno uccidono, massacrano, torturano i cittadini nel silenzio-assenso dei media, che cancellano diritti fondamentali, che spazzano via il futuro delle nuove generazioni con il chiaro intento di creare masse di precari ricattabili e senza voce, masse di proletari in stile ottocentesco, emarginati dalla cultura (con lo stratagemma del merito nella riforma Gelmini)e dal benessere. In Val Di Susa la polizia spara ad altezza d'uomo lacrimogeni e usa armi proibite dalla convenzione internazionale, armi chimiche cangerogene proibite in guerra ma usate contro i manifestanti No Tav, con il chiaro intento di uccidere; tortura i manifestanti inermi e feriti che aspettano i soccorsi; nelle caserme della polizia e dei carabinieri cittadini inermi vengono torturati e uccisi (vedi il caso Uva di cui si parla in questi giorni); i cittadini vengono ogni giorno torturati e uccisi nelle carceri (in Italia, unico Paese fra i cosidetti "democratici", non c'è il reato di tortura); ogni voce dissidente viene isolata, cacciata e minacciata. Il regime è servito, in tutta la sua violenza, le sue minacce, il suo odio; odio contro le nuove generazioni, odio contro le ideologie dissidenti, contro le minoranze, odio razzista, sessista, contro i non-omologati al sistema che ogni giorno miete vittime; vittime che non fanno rumore, perchè non nutrono l'ambizione e la carriera dei giornalisti, i quali hanno bisogno di ingraziarsi i propri padroni, perciò come leoni si scagliano contro i facinorosi black bloc di Roma, facendo a gara a chi usa le parole più dure, a chi esterna il disprezzo più totale verso quei ragazzi che sulla propria pelle hanno avuto il coraggio di affrontare chi è al servizio di questo potere cieco che ormai entra nelle case, nella vita di ogni giorno calpestando soprattutto le nuove generazioni.
Ed ecco che abbiamo gli arrivisti della politica, che invocano pene severissime, durissime nei confronti dei black bloc, che non sono alieni, come vorrebbero farci credere i media di regime, ma sono i nostri figli, sono i ragazzi nati sotto le spire di una dittatura che non si sono scelti, che gli abbiamo lasciato in eredità, con la nostra vigliaccheria, con l'indifferenza, il servilismo. Siamo costretti a subire la violenza delle parole di uno come Vendola, che invoca pene esemplari, che si augura che i violenti vengano catturati, lui, colluso con gli affari sporchi del San Raffaele, che ha venduto la sua regione agli interessi della lobby vaticana, che ha strisciato ai piedi dei potenti fino a consumarsi pur di costruirsi una carriera, lui, nel piccolo mondo della sua frustazione, del suo perbenismo bigotto, delle sue declamazioni studiate a tavolino, si augura che i facinorosi vengano arrestati, magari anche torturati, o uccisi dalle forze dell'ordine, cosa che non farebbe certo notizia come un vetro sfasciato dai black bloc nei telegiornali, ma che ormai è all'ordine del giorno.
LA VIOLENZA DEI RIBELLI E LA VIOLENZA DEI SERVI.
Cosa distingue uno spirito libero e una coscienza pulita da una coscienza ipocrita e bisognosa di capri espiatori, come quella della maggior parte degli italiani di vecchia generazione (e specifico sempre su questo punto, perchè i giovani oggi sono più che mai innocenti e lontani anni luce dalle generazioni-spazzatura che li hanno preceduti), imbevuti di catechismo e autoritarismo catto-fascista? Lo sbandieratore del pacifismo senza se e senza ma, il piccolo borghese timoroso di dio e del potere di turno è portatore della stessa violenza, dello stesso odio del ragazzo incapucciato che rompe le vetrine, ma il suo odio e la sua violenza non si rivolgeranno mai contro l'aguzzino, contro il torturatore istituzionalizzato, molto più comodo sfogare la propria rabbia contro i ragazzi incapucciati, fotografarli, denunciarli, inseguire il ragazzo che nella madonna fatta a pezzi ha distrutto il simbolo di un potere secolare fatto di massacri e persecuzioni, come hanno fatto i seguaci del suddetto leader carismatico Nichi Vendola, molto più comoda la violenza contro un ragazzo, quello sì innocente, che senza le spalle coperte dal potere e dalle forze dell'ordine espone la sua vita a rischio contro una dittatura feroce e infame, un ragazzo che potrebbe essere tuo figlio, che questo regime non se lo è scelto, o il ragazzo le cui possibilità di studiare e di avere un futuro sono state cancellate e che incontri ogni giorno per strada. Oppure un ragazzino di 15 anni che stava per essere investito da un blindato della guardia di finanza, non si sa quanto intenzionalmente. Tutti li abbiamo visti questi vecchiardi, questi ipocriti esaltati dalle telecamere insultare e mettere le mani addosso ai ragazzi, oppure, la cosa più insopportabile e rivoltante, addirittura applaudire la polizia.
LA DEMONIZZAZIONE DEI "FACINOROSI" LAVA LA COSCIENZA DEI VIGLIACCHI E AIUTA LA CARRIERA DEI POLITICI PREGIUDICATI
Ecco, questo è ciò che mi ferisce e mi ripugna: non i black bloc, ovviamente, ma la violenza del gregge, del vile, dell'impotente che si scaglia contro ciò che può,contro ciò che non comporta conseguenze per la sua posizione sociale; e la violenza del gregge, del servo è molto più feroce, più subdola, più lacerante di quella di qualsiasi gerarca. Il digrignare i denti da cani rabbiosi dei giornalisti contro i black bloc, contro i nostri ragazzi, quando non oserebbero fiatare e non lo fanno contro qualsiasi crimine perpetrato dalla polizia o da chi li comanda seduto in Parlamento. Il black bloc, il perfetto capro espiatorio che non può vendicarsi, che non può farti perdere il posto, che non può rovinarti la carriera.
"Assassini", "briganti", "delinquenti": così erano chiamati i partigiani, gli eroi del Risorgimento, tutti coloro che si sono sacrificati per la libertà, traditi da generazioni ignobili, piccole e corrotte, che non dovrebbero avere il coraggio di guardare i figli negli occhi, che dovrebbero incapucciarsi per la vergogna.
Ma "assassini, "briganti", "delinquenti" vengono chiamati anche i giovani eroi iraniani o egiziani dal governo dei loro Paesi, che non manifestano con i palloncini colorati e con i tamburelli di Nichi Vendola e si trovano ad affrontare un regime non molto dissimile al nostro. Ma quelli sono lontani, appunto, non offendono chi ci tiene al guinzaglio, non mettono in discussione la nostra coscienza sporca e vigliacca. Ma questa è un altra storia, appunto.
Così mentre i pregiudicati se ne stanno seduti in Parlamento, ben protetti e inarrivabili, mentre il loro capo, Berlusconi, da un intercettazione del 2009 incita a "fare fuori il Palazzo di Giustizia, occupare La Repubblica e fare la rivoluzione" (a suo vantaggio), mentre il Paese intero sprofonda nelle maglie di una dittatura sempre più feroce, alla stregua dei paesi del terzo mondo, il piccolo italiano medio fa gli incubi con i black bloc, e sarà proprio su di lui, sull'italiano medio, sul vecchio infame che ha permesso l'instaurazione di un secondo ventennio fascista, che conteranno ora i mafiosi seduti in Parlamento.
PICCHIATORI FASCISTI SEDUTI IN PARLAMENTO:
IGNAZIO LA RUSSA: Il 12 aprile 1973, quando era uno dei leader del Fronte della Gioventù di Milano, nella manifestazione organizzata dal Movimento Sociale Italiano contro quella che veniva definita "violenza rossa" furono lanciate due bombe a mano Srcm, una delle quali uccise il poliziotto di 22 anni Antonio Marino. La Russa fu indicato come uno dei responsabili morali dei lanci di bombe. (Fonte Wikipedia)
ALEMANNO SINDACO DI ROMA: Alemanno entra da giovanissimo in politica, nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino.
È stato arrestato diverse volte: nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. (Ansa, 20/11/1981)
Nel 1982 viene fermato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi 8 mesi di carcere a Rebibbia. (Ansa, 15/05/1988)
Nel 1988 diventa Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI, succedendo a Gianfranco Fini che la gestiva dal 1977. Resterà in carica fino al 1991, caratterizzando il suo segretariato per una più spiccata linea movimentista e per la ripresa di tematiche antiamericane ed antioccidentali.
Il 29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale, lesione ai danni di due poliziotti, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. Verrà poi prosciolto (Ansa 29 e 30/05/1989)
MAURIZIO GASPARRI: Maurizio Gasparri, negli anni ’70, era quello che si definirebbe “un imboscato” della piazza. Niente azioni violente. Niente manganello. Niente estremismo. A suo dire, neanche troppo fascismo in quella base giovanile dell’Msi che, negli anni di piombo, si faceva un vanto del suo mussolinismo. Gasparri, più moderato, più gelatinato, giovane dirigente, attento alla gerarchia e alla carriera, non sarebbe mai sceso in piazza: “Io, a gridare slogan, non lo ricordo affatto”, scrive oggi, con una punta di critica, Francesco Storace, che invece, all’epoca, le mani le menava e non poco – fu anche espulso dal suo liceo. Fonte:
http://www.giornalettismo.com/archives/105382/gasparri-anni-70-estremismo-arresti-preventivi/
MARONI E BOSSI NEGLI ANNI '90 ISTIGAVANO ALLA RIVOLTA ARMATA DELLA LEGA:
http://www.libreidee.org/2010/12/la-russa-e-maroni-quando-la-polizia-si-occupava-di-loro/
La situazione abominevole, orribile in cui ora ci troviamo è dovuta all'aver tradito e voltato le spalle soprattutto alle grandi ideologie rivoluzionarie, al comunismo, al '68, è dovuta al revisionismo che ha defraudato le grandi correnti filosofiche marxiste della loro linfa vitale, al rifiuto, dopo il crollo del muro di Berlino, di ogni alternativa al capitalismo, che ha lasciato campo libero al risorgere del fascismo e del liberismo selvaggio.
Non se ne andranno senza lasciare profonde ferite, senza fare vittime, senza vendette, come dice anche Saviano in una sua intervista. Ci troviamo ad un crocevia, ci troviamo nella morsa di un regime feroce e disposto a tutto per sopravvivere. I criminali fascisti al potere, di maggioranza e di opposizione, il vecchio nella sua disperata lotta di sopravvivenza sta mostrando il suo volto subumano e mostruoso; il criminale Di Pietro, nella sua smania di conquistare voti, nell'impotenza di poterlo fare con i mezzi democratici è disposto ad uccidere, torturare, sparare sui vostri figli attraverso l'applicazione della legge Reale che consentirà alla polizia di uccidere i dimostranti. Ognuno di noi è responsabile, nessuno dormirà sonni tranquilli finchè questi criminali occuperanno le nostre istituzioni.
Alessia Birri, 17 ottobre 2011
E-mail: aleph1968@hotmail.it
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Quando Gasparri gridava slogan fascisti nelle piazze:
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COSSIGA E IL METODO DEGLI INFILTRATI:
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domenica 18 settembre 2011
IL MANIFESTO DELL'ANTICRISTO

QUESTO MANIFESTO VUOLE ESSERE UN RESOCONTO DELLE DEGENERAZIONI E DELLE PERICOLOSE TRAME SOCIALI INSITE NELL'IDEOLOGIA RELIGIOSA, AL DI LA' DEI LIMITI DELL'ABITUDINE E DELL'ASSUEFAZIONE CHE INDUCONO A NON VEDERE E A NON RIFLETTERE, A PARTIRE DALLO STESSO ATTO FONDANTE DEL MONOTEISMO GIUDAICO-CRISTIANO E DAL PIU' ABERRANTE DELITTO CONTRO NATURA: IL FIGLICIDIO.
La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli.
Karl Marx
Consapevoli di trovarci alle soglie di una nuova era, dell'eccezionale energia rivoluzionaria delle nuove generazioni, dobbiamo oggi comunque, nostro malgrado, occuparci prioritariamente dell'argomento religioso perchè, nel XXI secolo, il nostro Paese si trova ad affrontare l'insidia del regresso oscurantista, caso unico nel panorama occidentale; l'Italia viene usata come base di un progetto mondiale perseguito dal Vaticano, al fine di una nuova teocratizzazione dell'Occidente; ovvero trampolino di lancio dei valori, delle imposizioni e delle credenze di un piccolo popolo di pastori nomadi di migliaia di anni fa e della superstizione cristiana nata per alleviare le pene degli schiavi di 2000 anni orsono; come non ricordare le parole pronunciate tempo fa dal portavoce vaticano Navarro Valls, che in una sua inquietante affermazione ha considerato l'Italia una ricchezza (per la chiesa) che altrove manca del tutto?! Niente di nuovo sotto il sole (in Italia l'Illuminismo non ha fatto capolino e il sacrificio dei nostri avi con la presa di Porta Pia è stato calpestato con la firma del Concordato nel 1929), se ciò non fosse reso ancora più aggressivo, invasivo e arrogante proporzionalmente alla sua decadenza e alla sua debolezza. Mi rivolgo principalmente alle nuove generazioni, con tutte le forze e i mezzi che mi sono consentiti, per metterle in guardia da questo pericolo, in quanto proprio loro sono il principale obiettivo della propaganda e dei tentacoli psicologici della superstizione religiosa, che sta cercando di mettere nuove radici nel tessuto sociale, nonostante questa sia una penosa, ingenua e disperata illusione nutrita dal decadimento culturale dell'era berlusconiana.
LA MALATTIA PSICHICA ALLA RADICE DEL CRISTIANESIMO E CAUSA PRINCIPALE DELLE DEGENERAZIONI E DEI DISAGI SOCIALI: COME SI CREANO POPOLI MALATI E SOTTOMESSI.
Il cristianesimo non è nato, come ingenuamente si è indotti a pensare, da un bisogno trascendente o da chissà quale profondità spirituale, il cristianesimo è proprio l'opposto di tutto ciò, si sviluppa nei deserti dell'anima, nasce da impulsi patologici profondi e autodistruttivi, consistenti nell'incapacità di vivere, di relazionarsi con sè stessi, di accettare la realtà o dalla necessità di nascondere tare degeneri e pericolose. Tutta la serie di disvalori e di precetti interiorizzati attraverso i secoli, legittimati dalla parola "tradizione", di cui il cristianesimo è stato diffusore, hanno creato una società contro natura paragonabile ad un regno di follia e di morte; la radicalizzazione diffusa di questi disvalori è comune anche presso coloro che si dichiarano laici o non credenti, in conseguenza dei ristagni interiori che la mentalità dominante ha creato nei popoli. La pulsione di morte, inculcata mediante i messaggi visivi (crocifisso) e mediatici del cristianesimo, è senz'altro il più pericoloso principio psichico mediante il quale l'ideologia cristiana distrugge e annienta l'individuo nella sua integrità, ha due effetti principalmente: in primis crea nel soggetto bisogni masochistici al fine di sedare i sensi di colpa di cui è stato oberato durante una vita di indottrinamento, secondariamente la violenza che il soggetto provoca a sè stesso, nel tentativo di annientare la propria interiorità e i propri desideri affettivi, che potrebbero essere pericolosi per il suo asservimento sociale, viene inevitabilmente proiettata all'esterno mediante azioni violente e distruttive nei confronti di altri individui; ciò esteso a livello di massa, com'è avvenuto, crea effetti devastanti che vengono poi perpetuati nel tempo, presso popolazioni intere, nei secoli, nei millenni...effetti di cui siamo testimoni, mediante l'innesco di un circolo vizioso generazionale, di una reazione a catena di cui ci si può liberare solo dolorosamente e tragicamente nel lungo corso della storia.
IL FIGLICIDIO COME MESSAGGIO, ORDINE INTERIORIZZATO E PRINCIPALE MEZZO DI SCHIAVIZZAZIONE E REGRESSIONE ANTROPOLOGICA.
Il monoteismo ebraico prima e il cristianesimo poi, in forma più subdola, pongono le loro radici sull'uccisione e il sacrificio del figlio in nome dell'autorità costituita, idealmente raffigurata come la volontà di un essere soprannaturale, ma effettivamente rappresentata da regimi terreni e monarchie assolute, che possono assicurare in questo modo la continuità del sistema sociale oppressivo. Il figlio è il seme del cambiamento, dell'evoluzione sociale, è legato al divenire, perciò dev'essere sacrificato e messo in croce nel nome della tradizione e della convenzione. Il sacrificio e la castrazione delle qualità individuali, della personalità, del libero progresso evolutivo della propria prole è la più grave perversione, il crimine più orrendo contro ogni legge naturale volta alla ricerca della felicità e del miglioramento delle condizioni di vita di ogni essere vivente, è la radice stessa del monoteismo e il fondamento di ogni società gerarchica, piramidale ed oppressiva, un processo di schiavizzazione di massa delegato alla cattolica famiglia patriarcale, concepita come luogo di annullamento e asservimento per opera dei genitori prima e, per esteso, all'intera società gerarchica e autoritaristica. La natura vuole che il vecchio soccomba al nuovo, implica il processo evolutivo degli individui ed ha come fondamento il divenire; la religione monoteistica ha invertito la regola naturale, ha posto il vecchio a guardia della stagnazione e della tradizione, relegando l'intera società umana ad una putrefazione tombale e ad un regresso (conversione) perpetuato nei secoli dal circolo vizioso degli oppressi che creano altri oppressi, degli schiavi che creano altri schiavi, un incantesimo terribile, un incubo storico dal quale solo ora ci stiamo svegliando, in un lungo, lento e sofferto processo di consapevolezza e di riconquista.
DAL SACRIFICIO DI ISACCO ALLA CROCIFISSIONE DI CRISTO: IMMOLARE IL PROPRIO FIGLIO IN NOME DEL POTERE DOMINANTE E DELLE CONVENZIONI SOCIALI.
Dall'antico al nuovo testamento lo stesso crimine è indotto mediante l'aggiunta del messaggio carismatico e oppiaceo dell'amore: "Non crediate che sia venuto ad abolire la legge o i profeti: non sono venuto per abolire, ma per completare"; queste parole, pronunciate da Cristo nel Vangelo, indicano la continuità di significati e finalità antropologiche fra vecchio e nuovo. Abramo obbedisce all'ordine di Dio (personificazione dell'autorità gerarchica) di uccidere il figlio dimostrando in questo modo di aver annientato sè stesso, la propria interiorità, la propria affettività ed il sentimento umano più inviolabile della legge naturale, di essere quindi ormai un oggetto privo di coscienza completamente asservito alla tradizione e al dogma, un automa.
Nel nuovo testamento, in luogo del padre che sacrifica il figlio, il figlio stesso si sacrifica "per amore" del padre e di ciò che esso rappresenta, accettando di essere crocifisso e annullato e dimostrando la rinuncia alla propria volontà. Il figlio, l'individuo nuovo che potrebbe costituire una minaccia alla stagnazione del sistema sociale, annulla sè stesso rassicurando il potere vigente e divenendo così una vittima sacrificale in pasto all'intera società, sulla quale si consumano orge cannibalesche (eucarestia) e brame necrofile frutti della più devastante perversione nella quale abbia potuto degenerare l'umanità. Introducendo la volontà stessa del figlio al sacrificio si comunica un messaggio carismatico secondo il quale egli lo avrebbe fatto per "amore" nei confronti dell'umanità (l'insieme di individui che compongono la società tradizionale e immutabile) e del padre che partecipa al volere della società e teme ogni forma di autodeterminazione della propria prole. Con la parola "amore" viene sublimato e nascosto dietro il paravento della suggestione il più barbaro e orrendo crimine consumato nei millenni, frutto della famiglia patriarcale di stampo monoteistico. In questo caso il Cristo rappresenta il figlio perfetto, sottomesso e ubbidiente, mediante il quale la tradizione sarà salva e dal quale l'intera comunità si sente rassicurata (salvata), avendo egli annullato sè stesso per divenire parte integrante di un gigantesco ingranaggio sociale, ridotto a mercanzia, spogliato della ricchezza delle sue potenzialità destabilizzanti.
MESSAGGI DI ODIO, OMICIDIO, MASOCHISMO, INDUZIONE AL CRIMINE E LORO ESPRESSIONI EVANGELICHE.
1)"Porgi l'altra guancia": mai frase fu tanto sublimata di questa nel corso della storia, solitamente interpretata nell'accezione benevola e velata rispetto al suo vero significato, al deposito masochista e schiavizzante creato a livello inconscio nel corso dei secoli. In realtà questo passo nasconde il più profondo odio, il disprezzo assoluto verso l'oppresso, mediante la psicologia della colpevolizzazione "a prescindere" che non lascia margini di difesa davanti agli abusi del potere; la colpa dell'oppresso è intrinseca dunque alla sua stessa condizione, la quale deve rimanere immutabile senza essere messa in pericolo da rivendicazioni di alcun genere. Emblematico di quest'ideologia è proprio il famoso documento "Crimen sollicitationis", vigente fino al 2002 presso la chiesa cattolica, il quale rendeva la vittima di abusi compiuti dai preti pedofili colpevole di "adescamento"e "induzione al crimine", così come recita la stessa frase in latino. Non c'è da meravigliarsi dunque che le prime vittime dell'odio religioso siano proprio i bambini, i quali identificano l'"agnello sacrificale". Il cristianesimo è per definizione stessa "la religione degli schiavi", di chi dovrebbe (secondo i precetti religiosi) accettare senza scampo la sua condizione, un deterrente ad ogni opposizione al potere costituito, perciò è per sua stessa natura avverso ad ogni diritto umano e naturale, avverso all'uguaglianza e colpevolizzante nei confronti degli oppressi, promuove la legge del più forte, la gerarchia, l'abuso, obbligando la vittima a sopportare ogni tipo di violenza nell'aspettativa di un premio ultraterreno dopo la morte. Colui che deve in effetti porgere l'altra guancia non è il potente, è ovvio, ma il debole, lo sfruttato, il tiranneggiato. La perversione ideologica della sofferenza eretta a valore (concetto abominevole ad ogni legge naturale), ha avuto il potere di interiorizzare l'inclinazione masochistica presso popoli interi, mediante la reazione a catena generazionale. Questo passo è stato volutamente spacciato nei secoli come un espressione benevola di chissà quale nobiltà d'animo, velato dietro il messaggio suggestionante dell'amore, ove per amore s'intende quello che l'oppresso deve dimostrare nei confronti del suo aguzzino e non viceversa, ed è il più emblematico degli ordini interiorizzati da interi popoli nell'era buia del cristianesimo, volto alla loro rassegnazione alla condizione di schiavitù.
2) "Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che il tuo corpo sia gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che il tuo corpo sia gettato nella Geenna": la Geenna è una valle esistente vicino a Gerusalemme in cui si uccidevano i bambini. Geremeia (7,2) la chiamò "La valle del massacro"; l'interpretazione di questo passo estesa a tutto il contesto sociale implica la soppressione e l'uccisione di ogni membro della comunità non conforme alle norme di quest'ultima, del diverso, dello spirito libero e, il primo "diverso" in ambito famigliare e sociale, il quale avrebbe l'energia e la potenzialità di destabilizzare l'ordine costituito è, appunto, il figlio.
3)"Se non vi farete piccoli come questi pargoli, non entrerete nel Regno dei cieli": ora, generalmente questo messaggio è recepito dalla gente comune attraverso la sua interpretazione eufemistica della valorizzazione dell'innocenza e purezza infantile; il significato autentico però si riduce a questo: non evolverai le tue potenzialità individuali, non percorrerai il tuo cammino, non diventerai un individuo adulto e consapevole, ma rimarrai per tutto il corso della tua vita incosciente, ingenuo e bisognoso di guida, sarai simile ai bambini più piccoli e quindi un soggetto perfetto per il gregge sociale. Dunque questo suggestivo passo non ha nulla a che vedere con la valorizzazione del bambino, bensì con la svalutazione e la castrazione dell'adulto.
4)"Onora il padre e la madre": onorare il padre e la madre significa sottomettersi alle tradizioni e convenzioni sociali, rinunciando al loro superamento e all'emancipazione della coscienza individuale.
5)"Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me, chi ama il figlio e la figlia più di me non è degno di me": questo non contraddice pertanto ciò che è affermato nel precedente verso, poichè ogni forma affettiva all'interno del nucleo famigliare dev'essere annullata, in favore dell'inviolabilità del dogma che deve avere la precedenza come un ordine assoluto. Colui che segue ed è praticante di quest'aberrante dottrina è capace di ogni azione criminosa nei confronti di coloro che non si attengono alle regole dogmatiche, finanche l'assassinio, poichè è convinto di ubbidire a una volontà superiore. In psichiatria si chiama "delirio di onnipotenza". Quindi mediante questi precetti si instaura un meccanismo di controllo e sospetto che pone le sue radici principalmente nella famiglia, per poi essere esteso a livello sociale. Quello che succedeva da noi prima della Rivoluzione Francese, per esempio, succede oggi nei paesi islamici dove gli stessi genitori denunciano i figli irrispettosi delle regole religiose pur sapendo che verranno uccisi, o gli stessi parenti e affini.
6)"Io non sono venuto a portare la pace ma la spada, sono venuto a mettere il padre contro il figlio, il fratello contro la sorella, ecc...": questo passo espone perfettamente quel meccanismo di controllo sociale attivato attraverso il sospetto, la paura, la violenza e mediante il quale la società gerarchica può sopravvivere. La spada divide e mette l'uno contro l'altro uccidendo gli affetti a vantaggio del controllo delle gerarchie sociali e religiose.
7)“Servi siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli che sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere intrattabile, poiché piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo verso di lui, quando si soffre ingiustamente. Infatti che gloria vi è nel sopportare di essere battuti, quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito rettamente, sopportate sofferenze, questo è gradito davanti a dio. Anzi è appunto a questo che voi siete stati chiamati, perchè Cristo pure ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme.” (I Pietro 2, 18-21) Penso che questo passo non abbia bisogno di interpretazioni su come il cristianesimo e il monoteismo siano i principali fondamenti ideologici della schiavitù e possano sopravvivere solo in seno a società totalitarie e assolutistiche.
8)"Beati i poveri di spirito": questo è certamente uno dei più rappresentativi passi che denotano la principale natura e la regressione antropologica del culto cristiano: il povero di spirito è colui le cui radici sono state recise mediante un processo di desertificazione interiore e individuale protratto per tutto il corso di una vita. La gente comune e l'uomo della strada sono abituati a considerare la religione cristiana (più generalmente le tre religioni monoteistiche) come l'espressione di un bisogno spirituale. Non c'è niente di più opposto allo spirito di un culto basato sul dogma, sulla rinuncia alla propria volontà, sull'annullamento individuale e sull'obbedienza cieca, la quale corrisponde alle tenebre della coscienza. Lo spirito è legato all'intelligenza, all'evoluzione e, soprattutto, è arricchito dalla conoscenza (tre elementi in contrasto con il culto cristiano); perciò le tre religioni monoteistiche odierne (ebraica, mussulmana, cristiana) hanno come fondamento la desertificazione spirituale, la stagnazione sociale (tradizione) e la regressione dell'intera specie ad uno stadio brutale e disumano.
9)"CONVERSIONE"= appunto, regressione alla bestialità, allo stato antecedente la nascita della coscienza umana (rappresentata dal frutto proibito).
IL POTERE INIBITORIO DELLE VIRTU' TEOLOGALI.
FEDE: la Fede è legata all'automatismo dell'obbedienza cieca, perciò implica tutto ciò che si oppone alla ragione, alla logica, al libero pensiero e allo spirito, è una morte in vita, l'ultimo stadio del sonno della ragione e delle tenebre della coscienza, genera deliri di onnipotenza dovuti alla cieca convinzione di agire secondo la volontà di un essere ultraterreno e assoluto. In psichiatria viene chiamata "alienazione".
SPERANZA: la Speranza delega alla volontà altrui il raggiungimento della condizione desiderata, inibisce l'azione, la ribellione, riduce la vita ad una vana attesa di giustizia che non può essere raggiunta senza l'insurrezione.
CARITA': "la Carità è quello che rimane quando non c'è nè bontà nè giustizia"(Josè Saramango). La carità è il misero surrogato della dignità, del diritto, del rispetto e della reciprocità, è usata dalla religione per tenere i popoli in stato di bisogno e di soggezione.
CANNIBALISMO, SADISMO, NECROFILIA: SIGNIFICATI RITUALI E ICONOGRAFICI DI UN CULTO BARBARO E FEROCE.
Fatte queste premesse, quali sono dunque le conseguenze perverse e degenerative di un culto basato sull'uccisione del proprio figlio nella specie umana? E qual'è la chiave di lettura dei suoi rituali?
EUCARISTIA: il significato del rituale eucaristico mi pare evidente non sia altro che l'idealizzazione e la riduzione simbolica del concreto rituale cannibalesco presente in svariate culture ormai quasi scomparse (vedi le popolazioni della Nuova Guinea, alcune tribù haitiane, africane, ecc...), l'idea di appropriarsi delle qualità valorose del nemico ucciso o di un membro della propria comunità cibandosi del suo corpo, pone le sue radici in tempi remotissimi. Nel caso del cristianesimo si mangia la carne e si beve il sangue del bambino ucciso sulla croce per redimere le cattive coscienze e assicurare l'immutabilità sociale, in quanto proprio nel bambino iniziano a svilupparsi i pericolosi semi dell'intelligenza, del pensiero e dell'autodeterminazione individuale, che portano alla successiva emancipazione. Nel caso delle popolazioni sopracitate la vittima era un proprio pari, un guerriero nemico e un avversario valoroso; per quel che riguarda il cristianesimo, invece, assistiamo al più turpe e vile delitto che vede protagonista il membro più indifeso della famiglia: L'AGNELLO DI DIO, ovvero IL BAMBINO, il figlio.
BATTESIMO: con il rituale illegittimo e anticostituzionale del battesimo, si compie la prima più grande violenza nei confronti della prole, negando, seppur simbolicamente, all'individuo ancora incapace d'intendere la possibilità di scegliere in futuro il suo destino, suggellando su di lui con un atto di assoluta arroganza da parte di coloro che lo hanno messo al mondo, un destino di colpe, di indottrinamento, di oppressione, l'arroganza di chi è cresciuto a sua volta in quell'abominio e non concepisce il figlio come un essere autonomo e portatore di diritti costituzionali e individuali, ma come una proprietà sua, delle sue convinzioni e della setta di cui fa parte.
NECROFILIA E SADISMO sono le ovvie conseguenze del vivere contro natura che ha caratterizzato l'era cristiana, del capovolgimento delle leggi universali che regolano la vita, del rifiuto della vita stessa e della morte conseguente di ogni sentimento umano e libera coscienza. Il sadismo cristiano trova espressione nelle opere d'arte dal medioevo in poi, la morbosità nella ricerca della sofferenza elevata a valore, i paesaggi morti, l'inconcepibile promiscuità che si riscontra nelle opere rinascimentali tra sottocultura cristiana della morte e riscoperta dei valori della conoscenza, della natura e dello studio del mondo classico. La necrofilia come perversa e malata inclinazione nel provare piacere alla vista di un cadavere straziato pendente da una croce, che inconsciamente viene identificato con il proprio stesso figlio. La malattia mentale che ha pervaso interi popoli, milioni di individui.
COSCIENZA LAICA E INCOSCIENZA RELIGIOSA. I MOSTRI SOCIALI DELLA RELIGIONE. IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA E IL CRIMINE COME OVVIO RISULTATO DELL'IDEOLOGIA ASSOLUTISTICA.
Noi tutti sappiamo di come il monoteismo si sia servito, per la stesura dei propri testi sacri spuri, dei miti e dei simboli della cultura e della saggezza cosiddetta "pagana" (termine peraltro spregiativo), per potersi confondere ed essere accettato da altri popoli. Ma non entreremo nei dettagli di un discorso che implicherebbe un articolo a parte, bensì faremo una breve analisi della divergenza fra coscienza laica e incoscienza religiosa. La gente comune, nell'ingenuità delle sue conclusioni, è abituata a concepire i valori religiosi come qualcosa di inerente alla pace sociale, al buon senso comune, alla rispettosità e al buon inserimento dell'individuo nel tessuto civile, appunto perchè anche le cose più aberranti, sotto la patina dell'abitudine, finiscono per non essere più viste e prese in considerazione dal senso critico. Tutto ciò che è inerente alla religione è diametralmente opposto alla convivenza sociale e al rispetto del prossimo: la convinzione di essere portatori di verità assolute, i dogmi, l'assolutismo...sono le caratteristiche da cui nasce il patologico delirio di onnipotenza e la violenza cieca di chi segue ideologie totalitarie. La malattia mentale è inevitabile. L'individuo religioso non possiede coscienza o volontà, è un automa, un vuoto a perdere, un disumanizzato e delega la responsabilità delle proprie azioni a precetti e ordini prestabiliti e preconfezionati, derivati da convinzioni indiscutibili e dogmatiche; i suoi deliri e i suoi crimini possono raggiungere punte di efferatezza terrificanti, in quanto convinto di agire per volontà superiore e non soggetto quindi al giudizio della propria coscienza. Vediamo infatti come sono stati incaricati proprio gli istituti religiosi cristiani del genocidio dei bambini nativi canadesi e di molti altri popoli indigeni nel mondo, proprio perchè l'imperialismo si è sempre servito dei mostri sociali convogliati dalla religione per i lavori più "sporchi" e inconfessabili.
La coscienza è per sua stessa essenza laica, poichè consiste nella naturale responsabilizzazione individuale ottenuta mediante il libero pensiero, la libera esperienza, la conoscenza del mondo e non delega ad altri la propria volontà, ma risponde delle proprie azioni.
NAZISMO, FASCISMO, MAFIA: LE MANIFESTAZIONI SECOLARI DEL CRISTIANESIMO.
Ogni regime totalitario autoritaristico è un'estensione sistematica della religione monoteistica. La mafia condivide con la chiesa tutti i suoi principi essenziali, la mentalità, le finalità sociali, a partire dai fondamenti stessi del potere religioso: omertà (vedesi l'ordine impartito dal Vaticano di occultamento dei crimini di violenza sessuale sui minori, mediante il famoso "Crimen sollicitationis" che fa ricadere ogni colpa sulla vittima); legge del più forte, mediante la sottomissione nei confronti di figli e donne; potere assoluto e indiscutibilità del capo clan, in tutto uguale a quello del Papa sui sudditi; avversione ad ogni regola di rispetto, convivenza civile, diritto; famiglia patriarcale; infine la paura, che è il principale mezzo con cui religione e mafia possono mantenere il proprio potere. Insomma: tutto. Infatti i mafiosi sono sempre ferventi cattolici, non per ipocrisia, ma per coerenza. Lo stesso dicasi per nazismo, fascismo, Ku Kux Klan. Il signor Ratzinger, che non ha mai fatto mistero della sua fede nazista a partire dalla riabilitazione dei negazionisti lefebriani e dalla sua collaborazione con la rivista neo-nazista Die Aula appena 10 anni prima di essere eletto Papa, con la ormai consueta prassi mistificatoria consistente nell'accusare gli altri delle proprie vergogne, si crede certo molto astuto nel diffondere la notizia che, secondo la sua personalissima analisi storica, il nazismo sarebbe nato dall'ateismo, manifestando la palese intenzione di istigare una guerra santa contro i non credenti, perlomeno nella piccola e fedele Italietta. Peraltro già il suo fidatissimo servo Ministro degli Esteri italiano Frattini, dalle colonne dell'Osservatore Romano, in una sua famosa dichiarazione, invita ad una nuova "Santa Alleanza" fra le religioni monoteiste per combattere il pericoloso nemico ateo (affermazioni che se fossero esternate in un Paese civile e non in Italia sarebbero suscettibili d'incriminazione).
HITLER ERA UN FERVENTE CATTOLICO: ne è testimonianza la sua ossessiva ricerca dei feticci cristiani come il Sacro Graal (da cui era ossessionato), la lancia di Longino, ecc...è stato educato in una fervente famiglia cattolica dalla quale ha ereditato crudeltà, odio e alienazione mentale (infatti era cresciuto in Austria), il suo odio antisemitico derivava dalla consapevolezza del grande tributo che gli ebrei diedero al progresso umanistico in Europa. L'estrema mostruosità del nazismo pone le sue radici proprio nell'essere caratterizzato dallo psichiatrico delirio di onnipotenza generato dalla religione. Basti pensare che le SS portavano impresso come effige sulle proprie cinture il motto "Gott mit uns" (Dio ci protegga) e quel dio era il dio cristiano. Infatti i nazisti avevano anch'essi un Concordato con il Vaticano.
QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELLA MENTALITA' RELIGIOSA IN AMBITO SOCIALE?
Sacrificando il seme del futuro e del progresso incarnato nel figlio, la specie umana uccide sè stessa. La sopravvivenza delle religioni porterà ad un inevitabile imbarbarimento, in cui l'intera razza umana degenererà nel corpo e nell'anima e sprofonderà nel vortice dell'autodistruzione. Secoli, millenni di diffusione monoteistica non legittimano certamente la presenza di questa pericolosa degenerazione storica, nè certamente fanno di essa qualcosa dal presunto significato profondo ed ancestrale, tantomeno (e questa dev'essere la puntualizzazione più importante) essa rappresenta il tanto decantato "bisogno spirituale" dell'uomo, che può essere unito ai culti animistici, politeistici, ma non mai alle ideologie assolutistiche che sradicano l'uomo da sè stesso e dal suo legame con il cosmo. La superstizione, la mummificazione sociale, le convinzioni assolute oggi soprattutto sono in netto contrasto con ogni convivenza civile.
La religione genera oggi:
1) Odio verso ogni diversità culturale, sessuale, individuale.
2) Odio verso i deboli e gli oppressi mediante l'ideologia dell'autoritarismo.
3) Odio verso donne e bambini in quanto i soggetti deboli devono sottostare e sopportare le angherie dei forti, in famiglia e nella società.
4) Omofobia in quanto la religione teme il sesso derivante da autodeterminazione adulta e promuove l'automatismo a scopo esclusivamente riproduttivo.
5) Violenza sessuale sui minori in quanto la chiesa l'ha sempre usata come migliore mezzo di distruzione e umiliazione dell'individuo al fine di crearne un succubo sociale.
&) Odio contro gli Ebrei come popolo che diede e da tuttora il massimo contributo al progresso umanistico della civiltà; odio mascherato oggi dalle ipocrite posizioni "antisioniste" tese a delegittimare lo Stato d'Israele.
AFORISMI:
Quanto più l'uomo è religioso, tanto più crede; quanto più crede, tanto meno sa; quanto meno sa, tanto è più ignorante; quanto è più ignorante, tanto è più governabile - John Most
La conoscenza è fatta di una materia più dura di quella della fede sicché, quando si urtano, è la fede a spaccarsi - A.Schopenhauer
La nostra concezione di dio deriva dall'antico dispotismo orientale, ed è una concezione indegna di uomini liberi - Bertrand Russell
La nostra ingnoranza e' Dio, quello che conosciamo e' scienza - Robert Green Ingersoll
Per secoli in conflitto mortale e' stato portato fra uomini e donne coraggiosi di pensiero e di genio, da un lato e dall'altro lato dalle grandi masse ignoranti e religiose. Questa è la guerra fra Scienza e Fede. I pochi hanno fatto appello alla ragione, all'onore, alla legge, alla liberta' alla conoscenza ed alla felicita' qui in questo mondo. I molti hanno fatto appello al pregiudizio, alla paura, ai miracoli, alla schiavitu', allo sconosciuto, ed alle conseguenti miserie. In pochi hanno detto "Pensa" , in molti hanno detto "Credi" - Robert Green Ingersoll (Gli Dei 1872)
Se parli con Dio stai pregando. Se Dio parla con te, sei uno schizofrenico. Thomas Szasz
Non vi è eresia né filosofia tanto aborrita dalla Chiesa quanto l´essere umano - James Joyce
Un laicismo non timoroso, che sappia esercitare con coraggio la critica delle superstizioni e promuovere la libertà degli individui, senza subire restrizioni in nome di testi inattendibili o di entità soprannaturali, è ciò che manca nella cultura e nella pratica politica del nostro Paese - Carlo A.Viano
La realtà è che quando un clericale usa la parola "libertà" intende la libertà dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa) e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri, e negano le libertà altrui in nome dei principi loro - Gaetano Salvemini
Quello che Ratzinger condanna come relativismo non è altro che la libertà di pensiero, e quindi anche di religione. La stessa libertà che tutte le religioni e le ideologie totalitarie hanno in odio e combattono ferocemente - GCV
Alessia Birri 18 settembre 2011
E-mail: aleph1968@hotmail.it
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"Italia laboratorio sperimentale per una nuova forma di teocrazia", di Raffaele Langone:
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