lunedì 18 luglio 2016

MANIFESTO IN ONORE E SOLIDARIETA' AGLI EROICI GOLPISTI TURCHI

IL GOLPE IN TURCHIA NON E' FALLITO E NON FINIRA' MAI FINCHE' LE COSCIENZE NON SI SOLLEVERANNO CONTRO LA PIAGA DI UNA RELIGIONE DI MORTE E DI BARBARIE E CONTRO I DESPOTI CHE SE NE SERVONO PER RICATTARE IL MONDO, FINCHE' LA SOFFERENZA DEI MARTIRI LAICI NON SARA' RIPAGATA.

FOTO: i valorosi golpisti turchi nelle mani degli aguzzini di Erdogan; in primo piano l'ex capo dell'aviazione  Akin Ozturk: grande appoggio e solidarietà.

Il golpe avvenuto in Turchia il 15 luglio 2016, contro un regime che ambisce ad islamizzare un Paese chiave sulla scena internazionale, instaurando la barbarie e il crimine al centro del mondo, ci vede tutti coinvolti, e, come sempre, vicini a coloro che combattono contro una piaga ideologica e religiosa che morirà, ma non senza lasciare strascichi e vittime.  Questo articolo vuole essere un manifesto e una dimostrazione di vicinanza e di solidarietà per gli eroi laici che in questo momento stanno soffrendo nelle mani di criminali senza scrupoli, invasati da un'ideologia di morte il cui parossismo, oggi, dimostra la sua imminente fine. Quando raggiunge l'apice del suo potere, è segno che il conto alla rovescia per il despota è incominciato, un film già visto moltissime volte e gli esempi potrebbero occupare il volume di un libro; uno fra tutti sarà, in questo caso, quello di Morsi, in Egitto, del quale Erdogan seguirà fra poco la sorte. Il fatto che il golpe sia stato una farsa nulla toglie al coraggio e al valore degli eroi laici che si sono sacrificati non certo per la numerosa plebaglia scesa in strada a difendere il regime, ma sicuramente per tutti coloro che auspicano un futuro mondiale ripulito da una religione che rappresenta il male assoluto, la dissoluzione assoluta della stessa umanità e la negazione della vita e che oggi più che mai è urgente estirpare. Il futuro non appartiene alla plebaglia inutile e servile e anche solo uno dei nostri simili vale quanto il mondo intero, perciò la sorte di quegli eroi dovremmo sentirla tutti sulla nostra stessa pelle. Se i meccanismi dell'universo funzionano come dovrebbero funzionare, la fine di questo despota e di tutta la sua accolita dovrebbe essere tanto terribile quanto ora il destino e la fortuna gli ha permesso di gonfiarsi a dismisura, fino a diventare imperatore del mondo. Nonostante la nostra impotenza fisica, il nostro pensiero è tutto rivolto alla vicinanza ai martiri laici e all'augurio, per il despota religioso al potere, di andare incontro alla sua fine e che sia tanto implacabile quanto la sofferenza dei nostri simili.

A TUTTI VOI MAGISTRATI, MILITARI, GIORNALISTI, CIVILI, CURDI, OPPOSITORI LAICI CHE DALLA TURCHIA PER TUTTO IL MONDO STATE RESISTENDO: IL NOSTRO PENSIERO E' CON VOI E CON TUTTI COLORO CHE SI PRODIGANO PER IL PROGRESSO DELL'UMANITA'.

Alessia Birri, 19 luglio 2016

domenica 13 dicembre 2015

L'ESEMPIO STORICO DELLA COMUNE DI PARIGI - 1871

IL MURO DEI FEDERATI DAVANTI AL QUALE FURONO FUCILATI GLI ULTIMI EROICI DIFENSORI DELLA COMUNE DI PARIGI, IL 28 MAGGIO 1871, FU ANCHE LA TOMBA DELLA CIVILTA' OCCIDENTALE E DI QUELLE CHE AVREBBERO DOVUTO ESSERE LE SUE CONQUISTE. LA FALSA REPUBBLICA HA SOPPIANTATO LA VERA REPUBBLICA. OGGI NON ABBIAMO NULLA DA DIFENDERE, MA C'E' BISOGNO DI UN NUOVO INIZIO, E QUESTO INIZIO PUO' AVERE SOLO UN NOME: SOCIALISMO.

Foto: immagine di gruppo con Guardie Nazionali e membri della Comune.

"La bandiera della Comune è la bandiera della Repubblica Mondiale" (Prosper Olivier Lissagaray: "Storia della Comune")    

PREFAZIONE

Come sarebbe stato l'Occidente, quale sarebbe stato il suo contributo di civiltà nel mondo se Parigi avesse potuto davvero essere l'epicentro della nuova Repubblica Mondiale e socialista, come dovrebbe essere nel progetto internazionalista? Ripercorrendo oggi la storia e la tragica fine di quei coraggiosi protagonisti dell'ultimo tentativo di applicazione reale dei valori giacobini della Rivoluzione Francese, ci rendiamo conto che con la caduta della COMUNE, in quel tragico 21 maggio 1871 abbiamo perso tutti, ha perso l'intera umanità. L'epoca storica che stiamo vivendo rende quanto mai importante ricordare il breve momento in cui è nata e si è spenta l'esperienza socialista della COMUNE DI PARIGI del 1871, proprio perchè la sua sconfitta fu la pietra tombale di quelli che avrebbero dovuto essere i valori e i principii della civiltà occidentale, che oggi vengono tanto retoricamente sbandierati, quanto mai, in realtà, sono stati applicati. Il capitalismo, infatti, e più di tutto, l'attuale liberismo economico, ha pervertito ogni conquista civile e ogni forma di progresso mercificandola, ha distrutto la civiltà occidentale ancora prima che potesse realizzare i suoi obiettivi, ha strumentalizzato l'uomo riducendolo ad un'appendice del consumo, e quindi avviando un processo di disumanizzazione di massa mediante il quale, nel corso delle generazioni, i disvalori di un sistema basato su prevaricazione, competizione, opportunismo vengono introiettati creando un circolo vizioso e un'assuefazione delle coscienze individuali dal quale sarà arduo affrancarci. Il superamento del capitalismo è oggi urgente e ineludibile non per un fatto ideologico, non per sentimentalismo verso gli oppressi che, in fondo, condividono la stessa disumanità degli oppressori, ma per la sopravvivenza stessa del pianeta e del genere umano come tale. L'inevitabilità della svolta socialista è insita nelle condizioni stesse dettate dal capitalismo. MARX aveva investito la classe lavoratrice salariata dell'importante compito di rovesciare il sistema capitalistico in quanto unica forza sociale in grado di comprendere sulla propria pelle (tramite il meccanismo del plusvalore per cui più di metà del suo lavoro è destinato all'arricchimento dell'imprenditore) i meccanismi di quest'ultimo. Queste le parole di PETER MERTENS, studioso, sociologo e fondatore del Partito del Lavoro in Belgio (PVDA): "Agli inizi del XXI secolo, la contraddizione tra capitale e lavoro, è di carattere mondiale. Il mondo è pronto per passare al successivo modo di produzione, il socialismo". La globalizzazione sarà l'ultimo gradino prima del cambiamento. Il capitalismo contamina e perverte ogni elemento utile al progresso e al miglioramento delle condizioni umane; scrive MARX: "É un dato di fatto indubbio che le macchine in sé non sono responsabili di questa liberazione degli operai dai mezzi di sussistenza, dal momento che le contraddizioni e gli antagonismi sono inseparabili dall'uso capitalistico delle macchine (...) le macchine, considerate in sé, abbreviano il tempo di lavoro mentre, adoperate capitalisticamente, prolungano la giornata lavorativa, poiché le macchine in sé alleviano il lavoro e adoperate capitalisticamente ne aumentano l'intensità, poiché in sè sono una vittoria dell'uomo sulla forza della natura e adoperate capitalisticamente soggiogano l'uomo mediante la forza della natura, poiché in sé aumentano la ricchezza del produttore e usate capitalisticamente lo pauperizzano".

Foto: Francois Noel Babeuf : 1760 - 1797

LE RADICI STORICHE DELLA COMUNE DI PARIGI. I PRECURSORI DEL SOCIALISMO

Le condizioni per la nascita della COMUNE DI PARIGI maturarono nei decenni precedenti il 1871, ed è perciò doveroso, per affrontare l'argomento con più consapevolezza, fare una breve digressione esaminando le vicende di quegli anni fin dal 1789. La Comune di Parigi del 1871 non fu, ovviamente, un avvenimento eccezionale e circoscritto, ma affondava le radici in quelle che furono le correnti ideologiche anticipatrici del socialismo, le cui prime manifestazioni vennero alla luce già durante la rivoluzione francese (che fu solo la prima) del 1789, nonostante questa avesse un'indirizzo borghese; ma sarebbe del tutto vano cercare di dare alla COMUNE connotazioni ideologiche precise, perchè molte furono le correnti che vi parteciparono: neo-giacobini, repubblicani radicali e socialisti blanquisti; gli anarchici d'indirizzo proudhoniano rimasero in minoranza. I dissidi interni al governo rivoluzionario si fecero anch'essi sentire, con la maggioranza costituita da giacobini e blanquisti che esigeva un potere centrale dello Stato, e la minoranza dei socialisti federalisti che ambiva ad un'organizzazione corporativa per la libera autodeterminazione dei cittadini, che avrebbero dovuto autogestirsi mediante un'equilibrio di diritti-doveri ed il mutualismo, come approfondiremo nei prossimi paragrafi. La prima COMUNE DI PARIGI venne istituita nel 1789, dopo la PRESA DELLA BASTIGLIA ed aspirava a coniugare le esigenze rivoluzionarie con il principio di legittimità monarchico, aveva un carattere prevalentemente amministrativo; quando in seguito divenne COMUNE INSURREZIONALE nel 1792, accantonò le posizioni più concilianti sostituendo i precedenti amministratori con dei commissari dalle convizioni più radicali e rivoluzionarie, con l'intento di non giungere a compromessi con il regime monarchico, ma di istituire, anche con la forza, la Repubblica i cui principi non dovevano però sconfinare nelle istanze socialiste, rimanendo nei limiti degli interessi borghesi; venne così istituito il Regime del Terrore, nel tentativo di soffocare le voci dissidenti di destra e di sinistra. Ma l'esperienza terminò nel 1794, con il colpo di Stato del 9 termidoro (27 luglio) che rovesciò il governo giacobino e si concluse con la decapitazione dello stesso ROBESPIERRE, promotore del regime del TERRORE, e l'assassinio di JEAN PAUL MARAT, considerato dallo scrittore PETER WEISS il precursore del successivo socialismo scientifico di KARL MARX: "Le idee di Marat per il suo tempo erano così ardite che gli crearono la fama di sanguinario, ma questo capro espiatorio cui vennero addossati tutti i misfatti della Rivoluzione era l'unico vero rivoluzionario". Il regime del TERRORE, d'altra parte, fu solo un tragico ed autolesionistico risvolto della RIVOLUZIONE FRANCESE, che vide fra le sue vittime proprio le menti più progressiste e i maggiori rappresentanti del cambiamento epocale, in un clima di sospetto e paura; la sua attuazione fu conseguenza dell'accerchiamento in cui le monarchie reazionarie europee costrinsero il governo rivoluzionario, che si trovò nella necessità di un'assoluta coesione fra le forze interne e non poteva perciò tollerare, temporaneamente, dissensi. Con l'ascesa al potere di NAPOLEONE I, in seguito, avvenne il ridimensionamento delle aspirazioni egualitaristiche giacobine influenzate dagli esponenti del proto-socialismo, e le istanze liberali vennero delimitate dalle esigenze della nuova classe borghese, facendo piazza pulita delle conquiste più progressiste. La borghesia si trovava allora a doversi occupare di due fronti a lei nemici: da una parte i cosiddetti "Legittimisti" che ambivano ad una restaurazione dei poteri monarchici, dall'altra il fronte della sinistra giacobina che voleva radicalizzare le istanze ugualitaristiche. Le guerre napoleoniche sarebbero state perciò mosse non solo da esigenze idealistiche, essendo utili all'espansione del mercato su scala europea e ad universalizzare le conquiste liberali della borghesia francese. Ricordiamo la CONGIURA DEGLI EGUALI (1796), organizzazione cospirativa di matrice comunista con a capo GRACCO BABEUF, FILIPPO BUONARROTI E AUGUSTINE ALEXANDRE DARTHE', nata dalla SOCIETA' DEGLI EGUALI precedentemente fondata da BABEUF nel 1795, dopo la caduta del REGIME DEL TERRORE. Il CODICE NAPOLEONICO eliminò definitivamente i retaggi assolutistici dell'ANCIENT REGIME, creando una società borghese, laica e basata sui diritti di uguaglianza, sicurezza e proprietà, ma dietro i lustrini del progresso sociale e delle belle parole si nascondevano molti elementi reazionari, come la legislazione sulla famiglia patriarcale, le restrizioni sul divorzio rispetto alla precedente norma rivoluzionaria, la reintroduzione della schiavitù nelle colonie per accattivarsi la borghesia creola, la limitazione dell'istruzione per le classi meno abbienti al fine di renderle più docili, ecc...A NAPOLEONE BONAPARTE, che tradì gli ideali repubblicani facendosi incoronare imperatore, succedette LUIGI XVIII in seguito alla RESTAURAZIONE delle monarchie dopo la caduta di NAPOLEONE e il nuovo assetto europeo nato dal CONGRESSO DI VIENNA del 1814 - 1815; regnò una decina d'anni, a partire dal 1814, dopo aver istituito una monarchia costituzionale che limitò alquanto i suoi poteri, diversamente dal regime di monarchia assoluta esistente prima della Rivoluzione del 1789. Ma ciò non bastava alle esigenze della nuova classe borghese, che non abbisognava di concessioni paternalistiche. Dopo la morte di LUIGI XVIII, nel 1824, il suo successore CARLO X, allettato da aspirazioni retrograde e assolutistiche, nel 1830 emanò decreti che annullarono i passi avanti compiuti da LUIGI XVIII, escludendo addirittura la borghesia dal diritto di voto, eliminando la libertà di stampa e, infine, sciogliendo il Parlamento. La misura fu colma: la borghesia fomentò il popolo alla rivolta e, in seguito a tre giornate d'insurrezione (detta RIVOLUZIONE DI LUGLIO), il Re fu costretto a fuggire in Inghilterra. Sull'onda del tumulto francese moti simili si verificarono contemporaneamente in Belgio, nello Stato Pontificio e in Polonia. In seguito la corona a passò a LUIGI FILIPPO D'ORLEANS, Re dei francesi (non "di Francia" come nell'antica concezione) dal 1830 al 1848, anno in cui si verificò la cosiddetta PRIMAVERA DEI POPOLI: rivoluzione borghese che coinvolse tutta Europa usando le masse allo scopo di rovesciare i regimi reazionari istituiti dopo la RESTAURAZIONE ed il CONGRESSO DI VIENNA. Le monarchie europee vivevano ormai una dimensione fuori dalla realtà, non rendendosi conto dei profondi cambiamenti epocali seguiti alla Rivoluzione Francese e non facendo i conti con la regola storica per cui "indietro non si torna". Il risultato di questi sanguinosi sconvolgimenti furono decine di migliaia di morti, prezzo che fu pagato per l'universale accettazione delle libertà civili e dei nuovi princìpi che guidavano il senso comune. Ma per quel che riguardò la Francia, il risultato fu una nostalgica riedizione delle ambizioni imperiali napoleoniche, con quello che venne denominato, appunto, BONAPARTISMO, e che vide come protagonista LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE, di cui parleremo nel prossimo dettagliato paragrafo.

Foto: ritratto di Napoleone III.

NAPOLEONE III, IL SECONDO IMPERO E LA TRANSIZIONE VERSO IL LIBERALISMO BORGHESE. IL CONTESTO DELLA SUCCESSIVA RIVOLUZIONE DALLA QUALE NASCERA' LA COMUNE DI PARIGI.

Il Secondo Impero francese nacque nel 1852, con l'ascesa al potere di LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE, figlio del fratello di NAPOLEONE I che fu re d'Olanda. Egli fu antesignano delle moderne dittature, per modalità e mezzi usati a questo fine, soprattutto perchè venne eletto con un plebiscito popolare, proprio come i dittatori del XX secolo, cavalcando l'onda di malcontenti ed aspettative delle classi disagiate che abboccarono alle lusinghe. Per tutta la durata del suo regime (dal 1852 al 1870) fu appoggiato dalle classi possidenti già spaventate dai tentativi rivoluzionari di matrice socialista del 1830 e 1848, e soprattutto dalle solite masse contadine che, come successe per la Vandea dopo la Rivoluzione del 1789, rappresentavano la parte più culturalmente regredita della società e controllata dal clero cattolico. La vera trasformazione della Repubblica Presidenziale in Impero si verificò con il COLPO DI STATO DEL 1851. Negli anni del SECONDO IMPERO avvenne un parziale (ma dubbio) ricambio della classe politica ed amministrativa a favore di un'incalzante presenza nelle cariche dello Stato e nel corpo legislativo di appartenenti alla nuova borghesia capitalistica: uomini d'affari, banchieri, imprenditori, ecc...; ma questi, in realtà, erano per la maggior parte gli stessi che occupavano le cariche durante la MONARCHIA DI LUGLIO istituita da LUIGI FILIPPO, controllata da banchieri, proprietari terrieri e uomini d'affari. NAPOLEONE III non era una mente nella quale potevano attecchire ideali, piuttosto un personaggio ambiguo nei rapporti con le varie fazioni, come relativamente al suo appoggio contro le aspirazioni risorgimentali spalleggiando PIO IX, e, al contrario, l'accusa mossagli successivamente dai clericali di aver appoggiato gli stessi moti risorgimentali in Italia. Sotto il suo impero vennero incrementate le infrastrutture passando da poco più di 3000 a più di 16.000 chilometri di linee ferroviarie che diedero impulso all'industria siderurgica e permisero un forte sviluppo industriale e commerciale in ogni altro ambito, insieme all'introduzione di nuove tecniche produttive. Ma l'agricoltura rimarrà sempre il settore attorno al quale ruoterà l'economia francese. Si aprì così quella che venne chiamata "la via francese al capitalismo", i cui presupposti furono stabiliti con la RIVOLUZIONE FRANCESE, la quale prese una piega borghese dopo la caduta della prima COMUNE DI PARIGI, ovvero quella istituita il 23 novembre 1793, detta anche COMUNE RIVOLUZIONARIA. Nel contesto del SECONDO IMPERO, successivo a quello di NAPOLEONE I, cambiò radicalmente anche la morfologia urbana di Parigi, per opera del famoso prefetto GEORGES EUGENE HAUSSMANN, nel 1853, il quale fece radere al suolo il vecchio centro medievale della città, nel quale vivevano le classi popolari e costituito da angusti vicoli maleodoranti, infestati da bande malavitose e nei quali sussisteva una inesorabile promiscuità; al posto del vecchio centro urbano fece aprire grandi arterie che rendevano più agevole la circolazione e più salubre l'habitat cittadino; l'abile stratagemma di HAUSSMANN fu soprattutto inteso a scoraggiare le sommosse e le confabulazioni rivoluzionarie. Stessi cambiamenti avvenuti a Parigi si estesero anche sull'intera nazione francese. Le classi popolari, respinte dai vecchi centri, poterono subire così un processo di segregazione sociale essendo ammassate in centri ghetto periferici. La popolazione industrializzata, costituita più che altro da contadini poveri in fuga dalle campagne, rimaneva comunque fortemente inferiore a quella agricola ed aumentava il divario che divideva le classi ricche dai ceti più poveri. Come afferma in un suo scritto la studiosa di storia moderna REGINA POZZI: "In un mondo dominato dall'ossessione del denaro, com'è stato per giudizio concorde quello del secondo Impero, chi ne era privo non poteva che risentire più dolorosamente la sua condizione di escluso sociale" (Enciclopedia "La Storia", edita da "La Biblioteca di Repubblica", vol.11, pag.397). Questi saranno i presupposti per l'ascesa del moderno capitalismo e del liberalismo. NAPOLEONE III prese il potere istituendo un Impero autoritario per i primi anni del regime, mentre gli ultimi anni ci fu un'evoluzione verso il liberalismo utile agli incalzanti interessi della classe borghese capitalistica, anche se gli storici sono scettici nel congetturare ch'egli avesse avuto fin dall'inizio queste intenzioni. Tuttavia, in un discorso del 1853, NAPOLEONE III pronuncerà queste parole:

"A coloro che rimpiangono che non sia stata fatta una parte più larga alla libertà, risponderò: la libertà non ha mai aiutato a fondare un edificio durevole, ma lo corona quando il tempo lo ha consolidato".

Nel suo libro "Idèes napolèoniennes" inoltre lo stesso Imperatore scrive:

"L'idea napoleonica va nelle campagne, non tenendo in mano sterili dichiarazioni dei diritti dell'uomo, ma coi mezzi necessari per estinguere la sete del povero, per calmare la fame; e in più, essa ha un racconto di gloria, per risvegliare il suo amor di patria".

Queste parole non devono però ingannare poichè sono da inquadrare nell'ambito di una mentalità paternalistica, basata sulle concessioni dall'alto, sull'accondiscendenza autoritaria e protettiva. Lo storico francese MICHEL MARGAIRAZ scrive su NAPOLEONE III che "ricercava il consenso non attraverso una promozione dei diritti politici malgrado il suffragio universale, ma attraverso l'appoggio risoluto allo sviluppo economico e una serie di riforme che lenissero la miseria operaia". Per alimentare il consenso NAPOLEONE III si appellava ai princìpi promossi dal primo NAPOLEONE, il quale fu al contempo sostenitore e distruttore della RIVOLUZIONE FRANCESE, epurandone i princìpi fin dove fece comodo alla nuova classe borghese; a ciò si assommava l'appoggio della Chiesa (pagato salatamente in denaro e con la concessione di posti in Senato assegnati a cardinali) e dell'esercito. In ambito guerrafondaio LUIGI NAPOLEONE partecipò alla GUERRA DI CRIMEA alleandosi con l'Inghilterra nel 1854 in appoggio alla Turchia e contro la Russia, con la presa di Sebastopoli che fece aumentare il prestigio del suo regime. Le elezioni del 1857 confermarono la vittoria del governo in carica con un consenso del 90 per cento. L'anno successivo 1858 NAPOLEONE III subì un attentato per mano di FELICE ORSINI, mazziniano figlio di un ex ufficiale napoleonico, che riteneva l'imperatore francese a capo delle forze reazionarie della RESTAURAZIONE europea: vennero piazzate delle bombe all'ingresso dell'Opera di Parigi che fecero 8 morti e 150 feriti lasciando incolumi il sovrano e la moglie Eugenia. Dopo l'arresto ORSINI scrisse all'IMPERATORE respingendo i metodi terroristici del passato ed invitandolo ad abbracciare la causa risorgimentale, perciò NAPOLEONE III raccomandò la grazia per lui, ma non venne ascoltato e FELICE ORSINI fu giustiziato il 13 marzo dello stesso anno. In seguito all'alleanza dell'Imperatore francese con CAVOUR mediante un accordo stipulato a Plombières il 21 luglio 1858, nella guerra contro l'Austria in appoggio al Piemonte nella SECONDA GUERRA D'INDIPENDENZA ITALIANA. Ma con quest'ultima iniziativa finì per inimicarsi il vasto fronte clericale che vedeva minacciato lo STATO PONTIFICIO e le regioni a questo soggette. E intanto ormai sembravano lontanissimi i tempi in cui lo scrittore cattolico fondamentalista LOUIS VEUILLOT, aveva giudicato NAPOLEONE III "l'uomo della destra di Dio"; peraltro l'IMPERATORE nel 1860 fece anche sopprimere il giornale "L'UNIVERS" sul quale VEUILLOT pubblicava i suoi articoli in difesa della causa pontificia. Ben presto però venne a mancare anche il sostegno della classe industriale francese, che si vide tradita dal Trattato commerciale con l'Inghilterra, con il quale gli imprenditori videro minacciati i propri interessi, che venne interpretato come un vero e proprio colpo di stato. A questa iniziativa seguirono trattati commerciali con tutti gli altri paesi europei e questo dovette sembrare un vero tradimento per un Paese notoriamente protezionista come la Francia. Nel 1862-63 l'Imperatore intraprese una guerra di conquista in Messico, culminata con l'insediamento di MASSIMILIANO D'ASBURGO a CITTA' DEL MESSICO con il titolo d'Imperatore; illusione che durò poco poichè quest'ultimo venne giustiziato dopo la riconquista ad opera delle forze della resistenza appoggiate dagli STATI UNITI e anche in quest'occasione NAPOLEONE III non ci fece una bella figura. Le elezioni del 1863 misero in luce il malcontento della Nazione: le opposizioni guadagnarono terreno con un consenso almeno tre volte superiore a quello del 1857 ed il governo perse colpi, ma non esageratamente. Gli ORLEANISTI (legati ad un idea di monarchia costituzionale a partire dal re LUIGI FILIPPO, che tenne il trono dal 1830 al 1848 ed era figlio primogenito del duca d'Orleàns LUIGI FILIPPO II) furono sconfitti nei centri più importanti e candidati repubblicani vennero eletti in tutte le maggiori città. Il 1867 fu l'anno che vide le maggiori riforme di stampo liberale promulgate da NAPOLEONE III, messo anche alle strette dall'evoluzione dei tempi, con l'abolizione dell'autorizzazione preventiva per le riunioni, le libertà politiche e la possibilità del Senato di rinviare una legge all'esame del corpo legislativo. Ma le aperture dell'IMPERATORE non si limitarono a questo: egli fu intenzionato ad accattivarsi anche l'elìte della classe operaia francese legata alle idee di PIERRE JOSEPH PROUDHON (primo intellettuale che si autodefinì "anarchico"), con un operazione complessa alla quale partecipò il principe NAPOLEONE GEROLAMO frequentatore di antichi democratici o socialisti aderenti alla corrente del filosofo HENRI DE SAINT SIMON (considerato fondatore del socialismo francese), in occasione dell'esposizione universale di Londra del 1862, alla quale il PALAIS ROYAL suggerì la partecipazione di una delegazione operaia francese. Questa delegazione, al ritorno, avvallata dalla corte imperiale formulò richieste riguardanti la libertà di associazione per le classi lavoratrici e dei diritti di cui già godeva la classe operaia inglese. Si aprì così la strada ad un movimento operaio che stava maturando e divenendo sempre più consapevole ed indipendente. Nel 1864 venne riconosciuto il diritto di coalizione agli operai, anche se non era ancora concepito il diritto di sciopero, di fatto "tollerato" in certe circostanze mediante una circolare imperiale ai prefetti. Nel 1866 venne abolito dal codice civile l'articolo che snciva la diversità giuridica di imprenditori ed operai. E tutta questa prodigalità da parte del regime di NAPOLEONE III venne denominata "CESARISMO SOCIALE"; ma l'idillio durò poco: la classe operaia francese non era più costituita dalla massa atterrita ed afflitta che subì la sconfitta dopo i moti rivoluzionari del 1848, ma da un corpo sociale molto più organizzato e meno ingenuo, con la collaborazione fra operai inglesi e francesi che portò all'estensione alla Francia dell'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI fondata in Inghilterra nel 1864 (PRIMA INTERNAZIONALE). A ciò si aggiunse il cattivo raccolto agricolo del 1867, che aggravò le condizioni di vita delle classi lavoratrici. La radicalizzazione dei conflitti sociali spinse il regime ad adottare misure drastiche contro gli scioperanti, dando il via ai primi massacri sotto il fuoco delle forze dell'ordine, mentre fino ad allora NAPOLEONE III cercò di mantenere posizioni neutrali utili ad accattivarsi il maggior numero di sostenitori. Le elezioni per il rinnovo del corpo legislativo del 1869 si svolsero in un clima di maggiore libertà, soprattutto riguardo la libertà di stampa che conobbe in questo periodo un'incredibile sviluppo, in contrapposizione al sentimento di diffidenza nei confronti del governo e dell'IMPERATORE. In ambito rurale vennero promossi, come al solito, clericali, protezionisti o vecchi orleanisti dalle posizioni conservatrici. L'arretramento del regime dopo le elezioni fu maggiore del previsto e le riforme in senso liberale a questo punto divennero inevitabili con l'ascesa di REPUBBLICANI e LIBERALI, che guadagnarono voti nelle aree urbane. Per la Costituzione del nuovo governo fu incaricato l'ex repubblicano EMILE OLLIVIER, il 2 gennaio 1870. Costui diede avvio alle riforme necessarie alla nuova veste parlamentare dell'IMPERO e, come ci si poteva aspettare, gli interessi della classe borghese e del capitalismo in ascesa furono subito favoriti con la repressione degli scioperi e l'arresto dei componenti di maggior spicco della PRIMA INTERNAZIONALE, a dimostrazione che, nonostante le tre precedenti rivoluzioni, il nuovo sistema non era certo intenzionato a promuovere una politica sociale avanzata e socialista, ma sarebbe solo cambiato il volto e il nome del padrone. Le riforme di OLLIVIER, di stampo liberal-conservatore (e la definizione dice tutto) ripristinarono il vecchio protezionismo caro alle classi possidenti, istituirono il decentramento e la libertà dell'insegnamento superiore. Nella primavera del 1870 NAPOLEONE III usò di nuovo lo strumento plebiscitario per avere l'approvazione popolare delle riforme liberali. Ma il testo per l'approvazione delle riforme rivolto ai votanti includeva il plebiscito per l'Imperatore e recitava così: "Il popolo approva le riforme liberali operate nella Costituzione a partire dal 1860 dall'Imperatore con il concorso dei grandi corpi di Stato, e ratifica il senatoconsulto del 20 aprile 1870", e questo si rivelò un abile sotterfugio poichè non era possibile separare la vittoria delle riforme da quella di NAPOLEONE III stesso. E, infatti, fu un trionfo. Ma durò meno di 4 mesi, perchè l'aver accettato la provocazione di BISMARCK e l'avventata decisione di entrare in guerra con la PRUSSIA, in un momento di debolezza militare della FRANCIA, costarono all'Impero francese il tracollo: il conflitto si trascinò di sconfitta in sconfitta fino alla famosa battaglia di SEDAN che vide fatto prigioniero lo stesso IMPERATORE. Il governo conservatore che vinse le elezioni precedenti tentò invano di salvare il salvabile, ma a nulla servì e il 4 settembre 1870 fu rovesciato l'IMPERO e proclamata la TERZA REPUBBLICA FRANCESE. Si succedettero comunque governi instabili e spaesati, ancora reduci dal trauma della sconfitta di SEDAN.

Foto: il filosofo John Stuart Mill: 1806 - 1873

LE CORRENTI IDEOLOGICHE ALL'EPOCA DELLA COMUNE DI PARIGI

L'atmosfera culturale del XIX secolo, nel periodo in cui nacque la COMUNE DI PARIGI, vedeva sviluppare le correnti di pensiero della filosofia POSITIVISTA (di cui parleremo in un prossimo articolo) i cui ideali di libertà e felicità non intaccarono mai i presupposti di aggressività su cui si basava (e si basa) la società capitalistica, anche se la promozione di princìpi di natura socialista, come la condivisione della felicità e l'altruismo (es.JOHN STUART MILL) fanno trapelare la successiva schizofrenia in cui si sarebbe sviluppata la società borghese capitalistica, il cui sistema non si addice all'etica sociale, e a favore della quale i filosofi positivisti elaborarono notevoli forzature al loro pensiero, nel tentativo di conciliare l'inconciliabile. Mentre gli ideali illuministi, che diedero impulso alla rivoluzione francese, furono sovvertitori e contestatori dell'ordine sociale vigente, quelli positivisti erano conservatori e persecutori delle nuove correnti progressiste di stampo socialista. La deriva di queste correnti, che proponevano una visione strettamente scientifica ed unilaterale della realtà, nei decenni, portò alla nascita di ulteriori teorie senza alcun fondamento scientifico che ridussero (e lo fanno ancora oggi) l'esistenza umana a una dimensione sordida e a un mero automatismo dominato da fattori biologici e appetiti sessuali (basti pensare alla psicoanalisi freudiana, o alle assurde teorie antropologiche di CESARE LOMBROSO di fine secolo), o alle teorie di CHARLES DARWIN scaturite sì da speculazioni scientifiche, ma poi estese all'intero ambito sociale (darwinismo sociale), che certo fecero più comodo di quelle (oggi rivalutate) di JEAN BAPTISTE DE LAMARCK, basate su una concezione dell'evoluzione per mezzo della cooperazione delle specie contro le avversità ambientali. Praticamente, i pregiudizi e le persecuzioni contro le minoranze e le categorie più deboli avevano assunto solo una modalità più scientifica, più sottile e la scienza era al servizio degli interessi della nuova supremazia. La corrente di pensiero, che coinvolse anche ogni campo artistico, del ROMANTICISMO, non si può considerare monolitica, poichè in essa si manifestavano tendenze restauratrici e reazionarie contemporaneamente ad aspirazioni progressiste e di rinnovamento sociale; il ROMANTICISMO fu inoltre alla radice delle correnti socialiste che iniziavano ad organizzarsi. In Francia il ROMANTICISMO fu importato da Inghilterra e Germania attraverso le traduzioni ed ebbe come capostipiti MADAME DE STAEL e VICTOR HUGO. Vi era poi il grande guru della borghesia reazionaria europea, ovvero FRIEDRICH NIETZSCHE, il quale non sapeva nulla di socialismo (paragonandolo addirittura al cristianesimo) o di cambiamenti sociali; nel 1871, quando gli giunse notizia degli avvenimenti della COMUNE DI PARIGI, ebbe, come ci si poteva aspettare, "reazioni da vecchia zitella terrorizzata che i teppisti possano rompere le porcellane", come scritto dallo studioso MASSIMO FINI.

LA CADUTA DI NAPOLEONE III. LA PROCLAMAZIONE DELLA III REPUBBLICA DI MATRICE BORGHESE.

Dopo l'umiliante SCONFITTA DI SEDAN, nel 1871, lo stesso IMPERATORE NAPOLEONE III venne catturato dal nemico e tenuto sotto custodia nel castello di Wilhelmshöhe,in Germania (rimanendo, tuttavia, in contatto epistolare con la moglie); dopo la fine della guerra BISMARCK lo rilasciò, ma egli preferì l'esilio in Inghilterra al ritorno in patria. Già dall'anno precedente l'IMPERO aveva incominciato a disgregarsi, con l'Alsazia e la Lorena invase dall'esercito prussiano, costringendo l'Imperatore ad emettere un proclama che invocava il mantenimento dell'ordine per non avvantaggiare il nemico. Ma la popolazione era già infatuata da aspirazioni repubblicane e il 9 agosto 1870, durante una riunione dell'ASSEMBLEA NAZIONALE a PALAZZO BORBONE, PLACE DE LA CONCORDE era stracolma di gente di ogni ceto sociale che invocava la fine del regime imperiale e la proclamazione della REPUBBLICA. Bisogna tener presente che questi moti sembra fossero totalmente spontanei, provenienti dal basso e dalle stesse classi sociali stanche di vessazioni; sembrerebbe che tre dei principali ideologi rivoluzionari della COMUNE DI PARIGI, AUGUSTE BLANQUI, EUGENE VARLIN (proudhoniano e segretario della I Internazionale) e LEO FRANKEL (marxista e contro le tesi di Bakunin) si trovassero allora all'estero o in prigione.

4 SETTEMBRE 1870: LEON GAMBETTA PROCLAMA LA III REPUBBLICA E IL GOVERNO DI DIFESA NAZIONALE DOPO IL DISORDINE SEGUITO ALLA SCONFITTA DELL'IMPERATORE A SEDAN

Dopo la DISFATTA DI SEDAN tutte le fazioni si trovarono a dover discutere sull'assetto istituzionale da scegliere per il rinnovamento della Francia, ma ORLEANISTI, LEGITTIMISTI e REPUBBLICANI si trovarono comunque d'accordo su un punto: impedire che i disordini e lo scontento potessero portare ad un profondo rinnovamento sociale; i REPUBBLICANI, pur auspicando la fine dell'istituzione imperiale ed avendo già nel '48 strumentalizzato le classi lavoratrici, erano altresì preoccupati per l'avanzata delle componenti socialiste. Fu così che il 3 e 4 settembre 1870 venne proclamata la REPUBBLICA da colui che sarà il Ministro dell'Interno del nuovo governo: LEON GAMBETTA, a cui fecero seguito i nuovi ministri EMMANUEL ARAGO, ADOLPHE CREMIEUX, JULES FAVRE, JULES FERRY, LOUIS ANTOINE GARNIER PAGES e JULES SIMON, appartenenti tutti all'ambiente borghese.

4 settembre 1870: Venne così istituita la III REPUBBLICA FRANCESE, con sede all'HOTEL DE VILLE, dopo la PRIMA REPUBBLICA del 1792-1804 e la II del 1848-1852. Per farci un'idea di che stampo fosse questa ambita REPUBBLICA e di come, in realtà, le nuove ideologie e, soprattutto, le pseudo-scienze promosse in quei decenni non avessero, in realtà, migliorato radicalmente la società, ma soltanto cambiato il volto e il nome del padrone, basti leggere gli scritti di colui che divenne il sindaco della nuova REPUBBLICA, JULES FERRY, che così esprime le sue idee richiamandosi alle teorie dell'antropologo contemporaneo EDWARD BURNETT TYLOR, riguardo alla politica coloniale: "Vi è un secondo punto che devo affrontare: è il lato umanitario e civilizzatore della questione. Le razze superiori hanno un dovere di fronte alle razze inferiori. Io parlo di diritto ma in realtà si tratta di un dovere per loro. Queste hanno il dovere di civilizzare le razze inferiori"; queste affermazioni scandalizzarono quello che fu sindaco di Montmartre GEORGES BENJAMIN CLEMENCEAU, che le criticò fermamente. Dal canto suo, FRIEDRICH ENGELS espresse il suo giudizio sulla III REPUBBLICA:  "Tutta questa Repubblica è finora una farsa pura e semplice, come lo è la sua origine esente da lotte...gli orléanisti vogliono una repubblica ad interim che faccia la pace vergognosa (con i prussiani), affinché il suo onere non ricada sugli Orléans da restaurarsi in un secondo tempo. Gli orléanisti detengono il vero potere: Trochu ha il comando militare e Kératry ha la polizia. I signori della gauche hanno i posti delle chiacchiere". Questo nuovo GOVERNO DI DIFESA NAZIONALE fu destinato a gestire il vuoto seguito alla DISFATTA DI SEDAN e all'esilio dell'IMPERATORE, e alla sua presidenza fu posto il generale LOUIS JULES TROCHU,, il quale non si preoccupava tanto di affrontare i prussiani, quanto di impedire che a Parigi prevalessero le componenti socialiste.

 Foto: i membri del Governo di Difesa Nazionale.

 5 settembre 1870: fu questa la data in cui gli esponenti delle forze popolari della PRIMA INTERNAZIONALE (Associazione Internazionale dei Lavoratori), dei CLUB GIACOBINI e dei SINDACATI indissero un'assemblea nella quale decisero che ogni rione (arrondissement) cittadino (ce n'erano 20) avrebbe dovuto organizzare un Comitato di vigilanza sull'operato del governo, e il punto di riferimento di ognuno di questi organi di controllo avrebbe dovuto essere la sede della PRIMA INTERNAZIONALE, con sede in RUE DE LA CORDERIE. Le richieste popolari furono: la formazione di una nuova polizia municipale che non comprendesse gli stessi soggetti che attuarono le precedenti repressioni; la liberazione dei prigionieri politici, la libertà di stampa.

11 settembre 1870: i programmi decisi all'assemblea del 5 settembre vennero attuati e istituiti i 20 COMITATI DI VIGILANZA dei rioni di Parigi.

Il 17 settembre 1870 il COMITATO CENTRALE DI VIGILANZA con un manifesto ribadì le suddette richieste ed affidò le proprie direttive alla GUARDIA NAZIONALE (ovvero le milizie di cittadini formantesi in ogni città, sul modello di quelle istituite durante la RIVOLUZIONE FRANCESE del 1789), ritenendo che le circostanze di guerra esigessero che tutti i cittadini fossero armati.

19 settembre 1870: i PRUSSIANI cingono d'assedio Parigi. Il generale ADOLPHE THIERS venne inviato dal governo in missione diplomatica, ma già si era deciso di trattare per la pace, che avrebbe assicurato il ritorno degli ORLEANS. Lo stesso presidente LOUIS JULES TROCHU ritenne "un'eroica follia" il tentativo di una resistenza ad oltranza. Questa incertezza del governo (che in realtà, era una mossa opportunistica) fece in modo che le forze rivoluzionarie acquistassero più vigore, nella consapevolezza di doversi assumere l'onere delle responsabilità nei confronti della Nazione, e con la volontà di ricostituire la COMUNE INSURREZIONALE sul modello di quella del 1792; il 20 settembre 1870 la popolazione si riunì nel quartiere di BELLEVILLE per decidere sul da farsi, sotto la guida dei Comitati.

Il 29 settembre 1870, visto il mancato ascolto del governo verso le istanze popolari, il COMITATO CENTRALE dei rioni di Parigi decise di prendere le redini della situazione e di procedere all'elezione dei municipi rionali e della stessa COMUNE. Questo fu il proclama del COMITATO CENTRALE ai cittadini: "Nelle vostre assemblee pubbliche, nei vostri comitati rionali, nei battaglioni della guardia nazionale eleggete immediatamente le persone che ritenete più degne di essere vostre rappresentanti all'Hôtel de Ville...Il popolo parigino ha il dovere e l'obbligo di dirigere da sé, con la massima attenzione, la liberazione della patria dall'aggressione straniera e la liberazione della repubblica contro ogni pericolo da parte della reazione".

8 ottobre 1870: il Comitato Centrale fece assediare l'HOTEL DE VILLE, sede del GOVERNO DI DIFESA NAZIONALE, da 10.000 GUARDIE NAZIONALI, chiedendo che venissero indette immediate elezioni. Il Governo rispose dilazionando. D'altra parte il COMITATO CENTRALE assicurò il Governo di JULES TROCHU che la COMUNE non sarebbe stata sua nemica, ma avrebbe dovuto essere considerata un'organo governativo ed un rinforzo alla presente istituzione. Ma non ci fu, da parte della popolazione, l'appoggio aspettato all'iniziativa e solo 800 persone manifestarono davanti alla sede del Governo. Incoraggiato da questa apatia il Governo rispose che i cittadini e la GUARDIA NAZIONALE avrebbero dovuto occuparsi solo della difesa contro i PRUSSIANI assedianti. In questo modo l'assedio del nemico e la questione della difesa nazionale divennero un baluardo contro le richieste di maggior giustizia sociale. I progetti della COMUNE erano destinati comunque a far rizzare i capelli ai membri reazionari del Governo e ad essere da questi combattuti a tutto spiano; queste furono, in sostanza, le richieste più importanti:

1: la COMUNE doveva godere di completa autonomia dagli organi governativi.

2: i funzionari dovevano essere sostituiti se inadatti e rispondere personalmente delle proprie azioni.

3: l'arresto dei bonapartisti e dei disertori.

4: la pubblicazione dei documenti che provassero le malefatte del precedente regime di NAPOLEONE III.

5: l'abolizione della PPREFETTURA che si macchiò di crimini nei confronti della popolazione in passato ed il passaggio dei suoi poteri nelle mani della stessa COMUNE.

6: Istruzione laica e gratuita, ma soprattutto obbligatoria per tutti: cosa che anche NAPOLEONE BONAPARTE, a suo tempo, aborriva in quanto l'istruzione per i ceti più poveri avrebbe significato minore docilità.

7: la cancellazione dei privilegi e dei monopoli.

Alla fine di ottobre 1870 dei cecchini francesi riuscirono a sopraffare gli assedianti prussiani nel distretto di LE BOURGES, vicino a Parigi, offrendo una grande occasione all'esercito francese per rompere lo sbarramento nemico, ma LOUIS JULES TROCHU (Presidente del Governo di Difesa Nazionale), non ne volle sapere di prestare soccorso ai soldati che così coraggiosamente avevano affrontato l'esercito di BISMARCK, con il risultato che questi furono poco dopo annientati dai rinforzi nemici. A rendere la situazione ancora più grottesca fu la resa del maresciallo FRANCOIS ACHILLE BAZAINE a METZ, in Lorena, mentre il governo optava per un trattato di pace con i prussiani. Il Quartier Generale prussiano fu stabilito nel PALAZZO DI VERSAILLE, dove giunse THIERS per le trattative, mentre BAZAINE (di idee bonapartiste che non accettava la Repubblica) voleva convincere l'Imperatrice EUGENIA DE MONTIJO (moglie di Napoleone III) a firmare un trattato di pace con la conseguente cessione di territori francesi, ma che avrebbe garantito la restaurazione del regime bonapartista ad affare concluso. Affare che non andò in porto per l'alto prezzo e l'umiliazione che sarebbe costato. Le lungaggini delle trattative che si protraevano prima per volontà del presidente TROCHU, e successivamente riprese dal generale BAZAINE, avevano anche lo scopo di stremare la popolazione per annientarne la volontà di rivolta, con l'obiettivo di mettere le mani soprattutto sui 400 cannoni che occupavano la collina di MONTMARTRE, di cui disponeva la GUARDIA NAZIONALE.

31 OTTOBRE 1870: PRIMO TENTATIVO DI ISTITUIRE LA COMUNE DI PARIGI

La misura era colma. Il 31 ottobre il COMITATO CENTRALE dei 20 rioni di Parigi, dalla propria sede di RUE DE LA CORDERIE, decise di assaltare l'HOTEL DE VILLE e farla finita definitivamente con il GOVERNO DI DIFESA NAZIONALE costituito da soggetti conservatori, borghesi reazionari e nostalgici bonapartisti, rovesciandolo e rimpiazzandolo con la COMUNE, arrestandone inoltre i ministri JULES FERRY (all'Istruzione) e ERNEST PICARD (alle Finanze), i quali poi, comunque, in mezzo ai tumulti, riuscirono a fuggire. AUGUSTE BLANQUI dispose di occupare la Prefettura e i municipi rionali, costituendo un COMITATO DI SALUTE PUBBLICA, simile a quello del 1793, i cui membri furono AUGUSTE BLANQUI stesso, LOUIS CHARLES DELESCLUZE, PIERRE FREDERIC DORIAN, GUSTAVE FLOURENS, VICTOR HOGO, HENRI ROCHEFORT, GABRIEL RANVIER, FELIX PYAT, JEAN BAPTISTE MILLIERE, ALEXANDRE LEDRU ROLLIN, FRANCOIS VINCENT RASPAIL. Il giorno seguente vennero affissi i manifesti per indire le elezioni del nuovo Governo. Ma i deposti ministri del Governo FERRY e PICARD, dopo la fuga, si organizzarono raccogliendo gruppi di guardie a loro fedeli e riconquistarono la sede dell'HOTEL DE VILLE, capovolgendo di nuovo la situazione e restaurando il GOVERNO DI DIFESA NAZIONALE. Gli insorti furono lasciati andare senza ritorsioni. Successivamente venne messo a capo della Guardia Nazionale del Governo (da non confondersi con la Guardia Nazionale popolare) CLEMENT THOMAS e promosso a SINDACO DI PARIGI JULES FERRY che, rigettando le promesse di clemenza, fece arrestare gli insorti, mentre BLANQUI e MILLIERE riuscirono a dileguarsi.

IL MALAUGURATO PLEBISCITO DEL 3 NOVEMBRE 1870

Facendo affidamento sull'ingenuità popolare venne dichiarato un plebiscito in cui si chiedeva semplicemente se la popolazione voleva SI o NO il mantenimento dell'attuale GOVERNO DI DIFESA NAZIONAALE. Come i ministri avevano previsto, e come ci si sarebbe potuto aspettare, vinsero i SI, a larga maggioranza, poichè le masse non comprendono mai i cambiamenti, sono guidate da bisogni immediati e non vanno da nessuna parte senza una guida. La sopravvivenza dopo il lungo assedio prussiano divenne sempre più difficile, le scorte di viveri erano terminate, i parigini dovettero soggiacere a terribili alternative, nutrendosi di topi, cani e gatti e, giunti alla disperazione, dovettero abbattere gli animali dello zoo della città. I continui bombardamenti rendevano Parigi un'androne infernale. La rigidità dell'inverno aggravò la situazione, nell'impossibilità di potersi fornire di legna per il fuoco, la popolazione fu costretta ad utilizzare staccionate e supporti dei fabbricati. Il 28 novembre il generale ALEXANDRE AUGUSTE DUCROT tentò un colpo di mano contro gli assedianti PRUSSIANI, ma dopo poche avanzate e migliaia di morti sul campo, dovette ritirarsi. A questo punto la resa sembrava inevitabile, ma le componenti rivoluzionarie non l'avrebbero mai accettata, poichè la pace con i prussiani avrebbe significato il compromesso che implicava il ritorno della monarchia. Nello stesso periodo i membri dell'INTERNAZIONALE e del COMITATO CENTRALE degli arrondissement di Parigi si riunivano decidendo la difesa della Repubblica ad ogni costo, e dunque per il proseguimento della guerra. A questo punto all'appello furono chiamati, assieme agli operai, anche i contadini, elementi tradizionalmente retrogradi e conservatori, nel tentativo di coinvolgerli nella lotta per i diritti che così erano esposti: "vogliamo che ogni comune, nella libera Francia, abbia la sua autonomia municipale e si amministri da sé. Noi vogliamo, infine, che la terra sia data ai contadini che la lavorano, le miniere ai minatori che vi lavorano, le fabbriche agli operai che le creano". Tutto ciò venne promulgato con l'affissione del MANIFESTO ROSSO del 6 gennaio 1871. Ma il GOVERNO DI DIFESA NAZIONALE aveva tutto l'interesse a prolungare le trattative con il nemico, per le ragioni sopra esposte, così il generale THOMAS decise di mandare allo sbaraglio la GUARDIA REPUBBLICANA senza rinforzi, con un attacco che lasciò sul campo migliaia di morti, sicuro che ciò avrebbe smorzato la combattività dei parigini, che, oltretutto, continuavano ad essere logorati dalla fame. Seguirono manifestazioni e, nei tumulti, venne liberato il capo della GUARDIA NAZIONALE: AUGUSTE FLOURENS, con il risultato della chiusura dei giornali e il divieto alle assemblee. Alla fine il trattato venne ratificato presso il PALAZZO DI VERSAILLE da BISMARCK e JULES FAVRE. BISMARCK, oltre ad altre durissime condizioni, pretendeva il disarmo dell'esercito francese e, soprattutto, della GUARDIA NAZIONALE dei cittadini e immediate elezioni che pensava fossero favorevoli ai propri interessi. Ma la popolazione non accettò di disarmarsi e mantenne il proprio equipaggiamento. Le elezioni, tuttavia, vennero stabilite l'8 febbraio 1871.

LEON GAMBETTA, antimonarchico ad oltranza, avrebbe voluto che i soggetti coinvolti con il regime di NAPOLEONE III non potessero essere votati, ma la sua proposta fu respinta, con il risultato che i deputati monarchici (orleanisti, bonapartisti, legittimisti) vinsero le elezioni con soggetti provenienti dall'oscurantista mondo agricolo dei latifondisti, o da ricchi signorotti della borghesia commerciale...insomma, categorie che avevano tutto l'interesse a restaurare una pace che avrebbe garantito il ritorno della monarchia orleanista. Anche GIUSEPPE GARIBALDI fu eletto nelle liste dell'Unione Repubblicana, ma non venne confermato perchè non era francese. Nel frattempo venne tolto lo stipendio alle GUARDIE NAZIONALI. Il 16 febbraio il filo-monarchico ADOLPHE THIERS venne eletto capo dell'esecutivo. L'obiettivo principale del Governo dopo le elezioni era, oltre alla pace e al ritorno al passato, la subordinazone di Parigi, da sempre focolaio di rivolte e fulcro delle aspirazioni progressiste, in opposizione al resto della Francia. Fu così che THIERS il 26 febbraio 1871, presso il Palazzo di VERSAILLE dove stazionavano i prussiani, firmò l'umiliante trattato con il quale venne ceduta l'Alsazia e la Lorena alla Germania, in più vi era incluso un'indennizzo per miliardi di franchi. Con la successiva conferma delle clausole tramite il TRATTATO DI FRANCOFORTE, le energie del Governo poterono occuparsi delle questioni interne. Intanto la GUARDIA NAZIONALE non aveva nessuna intenzione di disarmarsi lasciando la situazione nelle sole mani dell'esercito permanente, così durante un'assemblea venne deciso di ricostituire i battaglioni, sotto la supervisione di un COMITATO CENTRALE DELLA GUARDIA NAZIONALE, in un'organizzazione federalista che avrebbe visto divise le squadre per rioni. Il 15 marzo 1871 venne dsposto il regolamento della Federazione dei 215 battaglioni della GUARDIA NAZIONALE; i rappresentanti avrebbero voluto porre al comando GARIBALDI, che, tuttavia, rifiutò. Da quel momento ci sarebbe stata in tutte le decisioni la supremazia del COMITATO CENTRALE, le guardie nazionali assumeranno il nome di FEDERATI e saranno accomunati nella realizzazione di un nuovo sistema sociale, che sarà espresso dalla successiva proclamazione della COMUNE.

Foto: Guardia Nazionale francese in divisa.

LA COSTITUZIONE DELLA FEDERAZIONE DELLA GUARDIA NAZIONALE

Ma il GOVERNO, ora presieduto da ADOLPHE THIERS non era certo intenzionato a rimanere inerte di fronte a queste iniziative, non allo stesso modo in cui si rifiutò sempre di affrontare i prussiani, e i tentativi di disarmare la GUARDIA NAZIONALE delle sue riserve di artiglieria (come i cannoni sulla collina di MONTMARTRE e nel quartiere LUXEMBOURG) furono molteplici, come quello del generale CLAUDE LECOMTE che, seguito dall'esercito regolare, attaccò i FEDERATI di guardia sulla collina cercando di sottrarre i pesanti cannoni. Immediatamente la città fu avvertita dell'incursione e i battaglioni della GUARDIA NAZIONALE si avventarono sulla collina, ma i soldati dell'esercito regolare, nonostante fossero istigati da CLAUDE LECOMTE ad attaccare, si pacificarono con i FEDERATI e il generale venne arrestato e scortato presso una sede dei rioni. Alla fine, l'esercito permanente si ritirò. n seguito tutti gli edifici istituzionali vennero occupati dalla GUARDIA NAZIONALE e si diede inizio all'innalzamento delle barricate con i sacchi.

LA FUGA DEL GOVERNO THIERS A VERSAILLE, LA NASCITA DELLA COMUNE E GLI ERRORI STRATEGICI DEI RIVOLUZIONARI

Queste circostanze terrorizzarono il Governo in carica, nel vero senso della parola, al punto che THIERS, assieme a tutti gli altri ministri, si diedero alla fuga insediandosi al Palazzo di VERSAILLE. Nella trepidazione della fuga l'esercito regolare si lasciò alle spalle un'intero reggimento, vagoni, navi e artiglieria, poichè l'ordine di ritirata non raggiunse tutte le truppe. Il generale CLEMENT THOMAS, che fu colpevole dei massacri contro i rivoltosi del 1948, venne scoperto a ispezionare segretamente una barricata, rischiando il linciaggio della folla che lo riconobbe; da lì a poco sarà fucilato nel giardino di RUE DE ROSIERES e, contemporaneamente, la stessa sorte toccò al generale CLAUDE LECOMTE, che in un episodio precedente cercò di rubare i cannoni di MONTMARTRE. Nel corso della giornata (18 marzo 1871) i rivoluzionari avevano già conquistato tutti i siti strategici, compreso l'HOTEL DE VILLE, sede del sindaco della città JULES FERRY, fuggito anche lui, che divenne la sede della GUARDIA NAZIONALE. Il fatto sconcertante che turberà gli storici in futuro rimase , però, il motivo per cui i rivoluzionari non si fossero impossessati della BANCA DI FRANCIA, oltre agli altri fatali errori commessi, come quello di lasciare libere le truppe governative in ritirata (che avrebbero fatto ritorno in forze), di aver trascurato il FORTE DI MONT VALERIEN (che si affacciava proprio sulla via per VERSAILLE da dove avrebbe attaccato in seguito l'esercito di THIERS), e di non aver immediatamente attaccato VERSAILLE. Ma l'errore degli errori è stato quello di aver posto a capo della GUARDIA NAZIONALE, non si capisce per quale ragione, un'individuo assolutamente ineaffidabile (per usare un eufemismo) come CHARLES LULLIER, noto alcolizzato e disturbato mentale, che in seguito ammetterà di aver voluto favorire il Governo in fuga. Tutto ciò potè avvenire forse perchè l'intellighenzia rivoluzionaria non avrebbe sperato in una così impetuosa partecipazione di tutta la popolazione parigina, che agì come d'impulso contro il Governo reazionario, forse per rancore in seguito alla resa di fronte al nemico prussiano. Il disordine seguito a quest'insurrezione inaspettata dovette essere subito controllato dai capi del COMITATO CENTRALE, senza troppe precauzioni. Bisogna anche ricordare l'inesperienza di questi stessi dirigenti, che non avevano il curriculum bellico dei generali governativi. La bandiera rossa venne issata a vessillo del nuovo potere politico, come in precedenza lo fu nel 1792 e nel 1848. Il COMITATO CENTRALE si insediò all'HOTEL DE VILLE, sede del Municipio, e il 26 marzo si sarebbero tenute le elezioni del Consiglio Municipale. I sindaci in carica, fedeli al vecchio regime, cercarono di opporsi dichiarando illegittimi questi cambiamenti, creando lungaggini che avrebbero tenuto la GUARDIA NAZIONALE occupata e dato la possibilità di organizzarsi all'esercito di THIERS. Un manifesto pubblicò i programmi della nuova Repubblica: la GUARDIA NAZIONALE avrebbe avuto il compito di mantenere l'ordine, prefettura ed esercito regolare sarebbero stati aboliti e il consiglio comunale avrebbe dovuto essere di volta in volta rieletto. Il programma della COMUNE fu reso pubblico da un manifesto.

Foto: Adolphe Thiers: 1797 - 1877.

19 MARZO 1871: LA PROCLAMAZIONE DELLA COMUNE

A Parigi viene instaurato il nuovo Governo rivoluzionario socialista, con sede all'HOTEL DE VILLE, e la sua dirigenza provvisoria sarà assegnata alla GUARDIA NAZIONALE e al COMITATO CENTRALE, per cedere il posto successivamente al CONSIGLIO DELLA COMUNE, a cui venivano affidati pieni poteri. L'Assemblea Nazionale costituita durante la precedente Repubblica, che aveva eletto THIERS a capo del Governo e composta tutta da ricchi borghesi, non riconobbe mai il nuovo assetto sociale imposto dalla COMUNE, e dichiarò quest'ultima illegittima. I membri del CONSIGLIO DELLA COMUNE vennero eletti il 28 marzo 1871, davanti ad almeno 200.000 parigini, davanti all'HOTEL DE VILLE; l'atmosfera era elettrica e ulteriormente entusiasmata dai cori della MARSIGLIESE e dai colpi di cannone che li accompagnavano. AUGUSTE BLANQUI non potè essere presente perchè imprigionato da THIERS pochi giorni prima, a lui venne comunque affidato il XVIII e XX rione (ogni deputato fu eletto in più di un rione); gli altri furono LOUIS CHARLES DELESCLUZE, GUSTAVE FLOURENS, ARTHUR ARNOULD, ALBERT THEISZ, EUGENE VARLIN. I consiglieri ancora fedeli al Governo Thiers si dimisero o furono estromessi. Più della metà dei rappresentati dei corpi amministrativi dei 20 rioni di Parigi erano costituiti da blanquisti e proudhoniani e almeno 20 di essi erano membri della I INTERNAZIONALE. Trscriviamo le parole dello storico contemporaneo della COMUNE PROSPER OLIVIER LISSAGARAY, nel libro "Gli ultimi giorni della Comune":

"Le elezioni per il Consiglio municipale di Parigi si tennero il 26 marzo. Su 90 eletti, 25 erano operai, una quarantina artigiani (moltissimi i calzolai), bottegai e intellettuali, e una ventina notabili eletti nei quartieri alti, che però si dimisero. Numerosi erano gli stranieri, eletti in virtù del fatto che "la bandiera della Comune è quella della Repubblica universale".

La loro estrazione sociale si divideva in artigiani, operai, professionisti, impiegati, giornalisti, ecc... A questo seguì l'organizzazione delle Commissioni che dovevano sostituire i ministeri del precedente regime: Commissione dell'Istruzione, Commissione esecutiva, Commissione militare, Commissione delle finanze, Commissione per la sussistenza, Commissione giustizia, Commissione sicurezza, Commissione esteri, Commissione dei servizi pubblici. Vennero eletti anche cittadini stranieri, in quanto la COMUNE era sorretta da ideali e scopi internazionalisti, rinnegava il nazionalismo e si assumeva la funzione di espandere le conquiste del popolo francese all'ambito mondiale, nella prospettiva di creare un nuovo sociale e costituire l'avvento di una nuova era. Venne dichiarato che

"la bandiera della Comune era la bandiera della Repubblica mondiale",

come riferito nel libro, qui sopra di LISSAGARAY.

Molte misure furono prese a favore delle categorie più disagiate, come la sospensione della vendita degli oggetti impegnati al monte di pietà, l'abolizione dell'esercito permanente e la sua sostituzione con le milizie cittadine della GUARDIA NAZIONALE, rinviati i pagamenti degli affitti, fu stabilito un tetto massimo per gli stipendi alle categorie dirigenziali, allo scopo di non creare caste, la giornata lavorativa fissata a 10 ore (rispetto alle 12-16 abituali all'epoca); vennero aumentati i salari delle categorie meno retribuite ed abbassati quelli delle più pagate; vennero requisiti gli alloggi dei borghesi fuggiti dalla città; fu decretata la separazione effettiva di Stato e Chiesa, con il divieto all'insegnamento religioso nelle scuole e ai simboli ad esso legati, l'appropriazione statale dei beni ecclesiastici; l'istruzione doveva essere laica, su base scientifica, obbligatoria e gratuita per tutti; venne elargita una pensione ai feriti di guerra, alle vedove e agli orfani. Per quel che riguardava la cultura, a cui veniva data molta importanza, furono riaperti i teatri e i club. Venne incoraggiata la visita dei musei da parte della popolazione, allo scopo di promuovere l'innalzamento culturale e incaricato a questo compito fu il pittore GUSTAVE COURBET, che, più tardi, propose la demolizione della colonna VENDOME, innalzata in onore di NAPOLEONE BONAPARTE, perchè emblema di deliri di grandezza e militarismo, in oltraggio al principio di fratellanza che la COMUNE voleva affermare riprendendo i primari scopi della prima Rivoluzione Francese; ciò fu fatto ed il monumento venne demolito il 16 maggio 1871.

Foto: proclamazione della Comune in una stampa d'epoca.

IL DECRETO SULLA SEPARAZIONE TRA STATO E CHIESA E LA LAICITA' DELLA SCUOLA

Particolare attenzione dev'essere dedicata al DECRETO SULLA SEPARAZIONE DI STATO E CHIESA, che fu, anche durante la prima Rivoluzione Francese del 1789, uno dei maggiori vessilli, a causa dell'indissolubilità di trono e altare da sempre esistita. In particolare dopo la rivoluzione industriale, l'istituzione ecclesiastica venne adottata dalla borghesia, allo scopo di piegare alla sottomissione le classi lavoratrici con un potente strumento ideologico. Ma, nonostante il manifesto promuovesse tanti buoni propositi per il progresso sociale libero da legami oscurantisti, i beni ecclesiastici attinenti alle congregazioni non furono mai confiscati, venne rispettata la libertà di culto, anche se molti parroci non si presentarono più nelle chiese, inducendo i club a utilizzarle per le proprie riunioni.

Così fu redatto il documento del 3 aprile 1871 che elencava quelle che avrebbero dovuto essere le direttive nei confronti della Chiesa:

"Considerando che il primo dei principi della Repubblica francese è la libertà;
considerando che la libertà di coscienza è la prima della libertà;
considerando che il bilancio dei culti è contrario al principio, perchè viene imposto ai cittadini contro la loro propria fede;
considerando, di fatto, che il clero è stato complice dei crimini della monarchia contro la libertà: 

Art.1: Lo Stato è separato dalla Chiesa.

Art.2: Il bilancio dei culti è soppresso.

Art.3: I beni detti "di manomorta", appartenenti alle congregazioni religiose, mobili e immobili, sono considerati proprietà nazionale.

Art.4: Sarà fatta un'indagine immediata su questi beni, per constatarne la natura e metterli a disposizione della Nazione.

Firmato: LA COMUNE DI PARIGI

Parigi, 3 aprile 1871"

Molte chiese vennero chiuse con l'accusa di essere focolai antirivoluzionari. Per quel che riguardava l'istituzione scolastica vennero raddoppiati gli stipendi degli insegnanti, con pari retribuzione di maestri e maestre. Dopo tutto, anche il ministro dell'istruzione EDOURD VAILLANT, da buon socialista, pose l'accento sulla centralità della cultura ai fini dell'edificazione della nuova società, con queste parole: "una riforma dell'insegnamento che garantisca a ciascuno la vera base dell'eguaglianza sociale, ossia l'istruzione integrale alla quale ogni cittadino ha diritto ". I materiali scolastici vennero distribuiti gratuitamente e laiche divennero le scuole gestite da congregazioni religiose. GUSTAVE COURBET fonda la SOCIETA' DEI PITTORI, e ne assume la direzione, vennero riaperti i musei e le mostre, chiusi dall'inizio dell'assedio. I teatri non poterono più essere sostenuti da privati da gestiti direttamente dallo Stato tramite associazioni.

Foto: il decreto di Separazione fra Stato e Chiesa della Comune di Parigi

LA DEMOLIZIONE DELLA COLONNA VENDOME

Su suggerimento di GUSTAVE COURBET il 12 aprile 1871 venne abbattuta la COLONNA VENDOME, monumento a NAPOLEONE BONAPARTE, e queste furono le motivazioni addotte: "un monumento di barbarie, un simbolo di forza bruta e di falsa gloria, un'affermazione del militarismo, una negazione del diritto internazionale, un insulto permanente dei vincitori ai vinti, un attentato perpetuo a uno dei tre grandi principi della Repubblica francese, la Fraternità".

Foto: Demolizione della colonna Vendome di Napoleone Bonaparte.

RAOUL URBAIN, IL DECRETO SUGLI OSTAGGI E GLI ECCIDI DELL'ESERCITO DI THIERS

Dopo i primi scontri con l'esercito di VERSAILLE del 2 aprile e la fucilazione di numerosi federati della COMUNE per ordine dei generali di THIERS, il Governo rivoluzionario prese dei provvedimenti contro l'aggressiva determinazione nemica: RAOUL URBAIN, personaggio fra i più influenti della COMUNE, suggerì dei provvedimenti drastici contro gli avversari interni alla città, compresa la rappresaglia, per cui ad ogni compagno fucilato dall'esercito di VERSAILLE, sarebbe seguita la fucilazione di un numero tre volte superiore di ostaggi sostenitori dell'ex governo reazionario, spie e delatori. Questo provvedimento ebbe l'effetto di smorzare l'ardore del nemico riparato a VERSAILLE, e anche l'arcivescovo di Parigi GEORGES D'ARBOY si appellò a THIERS per uno scambio di prigionieri che avrebbe implicato la liberazione di AUGUSTE BLANQUI e il suo ritorno a Parigi. Ma dopo poco tempo i massacri di prigionieri a VERSAILLE continuarono con indicibile spietatezza e, nello stesso tempo, unicamente per AUGUSTE BLANQUI (che era la "mente" della rivoluzione) si propose la liberazione di 73 prigionieri, ma la ferocia dell'esercito di THIERS non accennava a ridursi e, nella disperazione che ormai attanagliava i Comunardi, venne fucilato lo stesso arcivescovo di Parigi e cinque altri ostaggi. Alla fine questo tragico registro si concluse con 85 ostaggi fucilati dalla COMUNE a fronte di 17.000 prigionieri fucilati dall'esercito di THIERS, ma quest'ultima cifra dovette essere ben maggiore, certo tale da far impallidire ogni più moderno crimine di guerra.

I DECRETI SUL LAVORO

Importanti riforme furono prese in campo lavorativo, e meccanici e metallurgici si organizzarono in libere associazioni che potevano gestire da sè i capitali. Venne abolito il lavoro notturno dei fornai. La giornata lavorativa che, su proposta di LEO FRANKEL avrebbe dovuto scendere a 8 ore, venne invece fissata a 11 ore. Vennero restituiti i soldi delle multe pagate dagli operai per le mancanze. Vennero aboliti gli arresti arbitrari e istituita la redazione di un verbale d'arresto. Venne stabilita la legge uguale per tutti, l'eleggibiltà dei giudici e istituzione della corte dei giurati, che dovevano appartenere alla Guardia Nazionale. Coloro che venivano giudicati colpevoli di corruzione rischiavano la pena di morte e il tribunale marziale appena costituito. Venne fatta pulizia delle meretrici nelle strade e chiuse le case di tolleranza, che costituivano una vera e propria piaga per la città.

LE ORDINANZE DI GUERRA - IL MISTERO DELLA MANCATA APPROPRIAZIONE DELLA BANCA DI FRANCIA

Innanzitutto il 1° maggio venne fondato il COMITATO DI SALUTE PUBBLICA, su modello di quello istituito nel 1793 dopo la Rivoluzione. Quest'organo la cui creazione fu controversa, era destinato ad assumere poteri speciali durante lo stato di guerra, sia giudiziari che legislativi. Alcuni criticarono l'imitazione dei provvedimenti adottati durante il REGIME DEL TERRORE, nel timore che i passati errori si ripetessero. Venne inoltre abbattuta, per rivalsa, la casa di THIERS, a capo del fuggitivo Governo repubblicano di matrice borghese. L'aspetto finanziario delle riforme contemplò la tassazione dei cittadini allo scopo di sovvenzionare la GUARDIA NAZIONALE, che aveva nel proprio stipendio l'unica fonte di sostentamento. Rimase il mistero della mancata requisizione delle risorse della BANCA DI FRANCIA, e per questo si può chiamare in causa l'abilità persuasiva del governatore della Banca ALEXANDRE DE PLUERC, sostituto del fuggitivo GUSTAVE ROULAND, che riparò a VERSAILLE; forse il motivo si deve interpretare con la preoccupazione della COMUNE di non impadronirsi di un tesoro che apparteneva all'intera Francia e tenerlo in serbo per il futuro. Ma rimane l'anomalia di una scelta diversa da tutte quelle che contraddistinsero generalmente ogni rivoluzione attuata nei secoli, ovvero l'assunzione del controllo della principale fonte di potere: la Banca Centrale.  

IL CONFLITTO CONTRO L'ESERCITO DEL GOVERNO FUGGITO A VERSAILLE

In questo clima di sospensione e di accerchiamento sembrava che i prussiani mantenessero una posizione neutrale, abbracciando il non interventismo. L'esercito di THIERS era deciso ad assaltare i forti male organizzati dei FEDERATI della COMUNE. I FEDERATI avevano mantenuto 5 forti, ma quello principale che era costituito da un ponte come unico sbocco verso la Senna era nelle mani dei VERSAGLIESI. A capo dell'armata versagliese era stato posto il generale JOSEPH VINOY, che il 2 aprile 1871 decise di partire all'attacco della COMUNE riuscendo peraltro a conquistare alcune posizioni. Il 3 aprile i FEDERATI della COMUNE decisero di passare al contrattacco, senza attendere il responso del CONSIGLIO DELLA COMUNE, e diverse colonne di armati furono condotte in direzione di VERSAILLE; ma erano mal equipaggiate, non coperte da sufficiente artiglieria e non supportate dai cavalli. Dopo timidi successi che videro i COMUNARDI avvicinarsi all'obiettivo di VERSAILLE, dovettero battere in ritirata e fu in questi frangenti che il generale GUSTAVE FLOURENCE venne fatto prigioniero dall'esercito di THIERS e ucciso. Ogni avanzata dei FEDERATI veniva frustrata dal sopravvento dei VERSAGLIESI, per cui molti prigionieri della COMUNE vennero passati per le armi dopo la cattura dall'esercito nemico. Le esecuzioni sommarie da parte di ADOLPHE THIERS furono talmente numerose da costringere la COMUNE ad emanare il DECRETO SUGLI OSTAGGI di cui abbiamo parlato nel relativo paragrafo. A fine aprile l'esercito di VERSAILLE aveva guadagnato sempre più posizioni verso Parigi, giungendo fino a Meudòn, Sevres, Saint Cloud, Chatillon e Villecoublay e, cosa ancor più devastante, THIERS richiese ed ottenne la liberazione dei prigionieri di guerra trattenuti da BISMARCK. L'esercito versagliese era meglio armato, munito di cavalleria ed era due volte più numeroso di quello della COMUNE (100.000 uomini a fronte di 50.000). Già il 19 aprile i Comunardi dovettero abbandonare gran parte dei propri fortilizi: i generali della GUARDIA NAZIONALE erano privi di esperienza, non avevano il curriculum militare dei nemici, si trovarono spaesati e stretti nella morsa dell'esitazione, tanto che GUSTAVE CLUSERET (il ministro della guerra) venne addirittura arrestato per negligenza e sostituito con il colonnello LOUIS ROSSEL. Un nuovo COMITATO DI SALUTE PUBBLICA fu istituito, con nuovi membri, ma anche questo servì a poco per mutare la situazione. Probabilmente a causa del tradimento di qualche membro della GUARDIA NAZIONALE, il 5 maggio l'esercito di VERSAILLE riuscì a penetrare nel forte Moulin Saquet, sulla Senna, e poco più tardi conquistarono anche tutte le altre posizioni. THIERS e BISMARCK si trovarono così uniti in un insolita alleanza contro il più temuto nemico socialista, ed entrambi firmarono la pace, rivolgendo THIERS queste parole all'ex nemico prussiano: "l'ordine sociale sarà ristabilito nel corso della settimana". Con l'aiuto di una spia che segnalò ai nemici i punti deboli dell'esercito della COMUNE alla fine i MARSIGLIESI ripresero Parigi.

LA SETTIMANA DI SANGUE DEL 21 E 28 MAGGIO 1871: UNO DEI PIU' TERRIBILI ECCIDI DELLA STORIA

Dopo lo sfondamento delle barricate comunarde e la presa di Parigi, l'esercito di VERSAILLE, guidato dal generale PATRICE DE MAC MAHON, dietro le direttive del capo del Governo THIERS, incoraggiato anche dall'ASSEMBLEA NAZIONALE, inizia a compiere quelli che possono essere considerati fra i più terribili crimini contro l'umanità della storia. Avvisato dell'intrusione nemica verso le 7 di sera, il CONSIGLIO DELLA COMUNE mandò un cittadino di cui si ricorda il cognome ASSY nel quartiere di Passy, che si trova nel XVI arrondissement di Parigi, e questi riferì di aver trovato numerosi compagni della GUARDIA NAZIONALE fucilati lungo i muri dall'esercito di THIERS. I cannoni versagliesi bombardavano Parigi dalle alture intorno alla città. La situazione era precipitata senza nessuna speranza. LOUIS CHARLES DELESCLUZE fece esporre un manifesto sui muri della città che incitava così: "Si tratta di vincere o cadere nelle mani senza pietà dei reazionari e dei clericali di Versailles, di questi miserabili che hanno venduto la Francia ai Prussiani e che ci fanno pagare il prezzo dei loro tradimenti". Tutti vennero chiamati alle armi per difendere la COMUNE dalle forze reazionarie, perfino i bambini e le donne si appostarono dietro i sacchi sulle barricate. I membri del CONSIGLIO DELLA COMUNE non si tirarono indietro, e anch'essi presero le armi nell'estremo tentativo di resistenza. I parigini resistettero da almeno 164 postazioni. Ma i VERSAGLIESI avanzarono occupando un po' alla volta tutti i luoghi amministrativi: l'Eliseo, la stazione ferroviaria, la scuola militare, Place de la Concorde...e ogni prigioniero veniva immediatamente fucilato. Centinaia di Comunardi venivano fucilati in massa con una volontà genocida nei confronti del popolo parigino. Per un incendio che distrusse mezza Parigi, comprese case, magazzini, fabbriche, un municipo con tutti gli incartamenti e il teatro di Porte Saint Martin, si giunse alla conclusione che le incendiarie fossero delle donne della COMUNE e il Governo THIERS diede ordine di fucilare ogni donna che destasse sospetti con il risultato di centinaia di vittime. Per rivalersi degli eccidi compiuti dai VERSAGLIESI che fucilavano centinaia di COMUNARDI, THEOPHILE FERRE', a capo della Commissione Sicurezza, pose la firma che decretò la fucilazione degli ostaggi, compreso l'arcivescovo che tentò la trattativa sullo scambio di ostaggi con la personalità di BLANQUI: GEORGES DARBOY. Anche THEOPHILE FERRE', come tutti gli altri notabili,  venne comunque fucilato dai versagliesi dopo la sconfitta della Comune, e queste furono le sue parole davanti al giudice che lo condannò:

"Membro della Comune, sono nelle mani dei vincitori. Loro vogliono la mia testa, che se la prendano! Non salverò mai la mia vita per viltà. Sono vissuto libero, tale voglio morire. Aggiungo solo una parola: la fortuna è capricciosa, io confido all'avvenire la cura della mia memoria e della mia vendetta".

Quando venne condotto davanti al plotone d'esecuzione, FERRE' si tolse la benda, allontanò sprezzantemente il prete, si aggiustò gli occhiali e guardò impavido i suoi assassini. Il numero enorme dei massacri dei prigionieri da parte dell'esercito versagliese, esigeva l'uso delle mitragliatrici per le fucilazioni di massa. Nel cimitero di PERE LACHAISE si concentrò l'ultimo focolaio di resistenza della GUARDIA NAZIONALE della COMUNE contro l'esercito del Governo reazionario che riconquistava Parigi; nessun mezzo fu escluso, nemmeno l'arma bianca, ma i massacri delle armate di THIERS continuarono anche lì: i Comunardi sopraffatti furono in massa fucilati contro il muro che venne denominato IL MURO DEI FEDERATI, perfino i feriti non ricevettero un briciolo di compassione e vennero finiti con un colpo di grazia. Domenica 28 maggio 1871, la COMUNE cadde e Parigi ritornò nelle mani del Governo THIERS, che annunciò in questo modo la vittoria: "Parigi è stata liberata! La battaglia è finita oggi; l'ordine, il lavoro, la sicurezza stanno per essere restaurati". Uno dei più grandi eccidi della storia era stato compiuto, il suolo di Parigi era disseminato di cadaveri di tutte le età, il sangue tingeva i muri contro i quali centinaia di persone vennero fucilate, nemmeno le rive della Senna furono risparmiate dal rosso che ricopriva ogni angolo della città; su "La petit presse" del 29 maggio 1871 così fu riportato:  "una lunga scia di sangue segue il filo dell'acqua e passa sotto il secondo arco delle Tuileries. Questa scia di sangue non s'interrompe mai". Solo presso le carceri in un giorno solo furono uccisi più di 2000 Federati, ma sono cifre riferite dai vincitori e molto probabilmente il numero sarà stato molto superiore. ADOLPHE THIERS, "questo nano mostruoso" come lo definì MARX, così si vantò del suo operato: "Il suolo è disseminato dei loro cadaveri. Questo spettacolo spaventoso servirà di lezione". Ma i massacri non si fermarono nemmeno davanti a questo spaventoso scenario e l'ira di THIERS poteva essere paragonata a quella del Dio biblico: inestinguibile; infatti i massacri continuarono con una furia senza paragoni nella storia: nelle carceri i prigionieri continuarono ad essere falciati a migliaia, nelle caserme, per le strade...La sottostima ufficiale dei vincitori dichiarò circa 17.000 morti, ma gli storici dell'epoca, come OLIVIER LISSAGARAY, nella sua opera "Storia della Comune",  ne reputarono almeno circa 23.000. Per avere un'idea prossima all'enormità di quello che si potrebbe considerare un vero e proprio genocidio della popolazione parigina, lo si può confrontare con le non più di 4.000 vittime del periodo del Terrore nella stessa Parigi, e con la Notte di San Bartolomeo del 1572. Perfino uno come THIERS ritenne a quel punto di dover ordinare l'arresto dei massacri. La sorte dei sopravvissuti non fu migliore di quella delle vittime: quasi 40.000 prigionieri e più di 20.000 persone vennero deportate sulle navi o ai lavori forzati su isole come Nuova Caledonia vicino all'Australia, sotto il dominio della Francia, molti dei quali morti a causa del trattamento brutale e delle sofferenze, fra i quali anche bambini. Successivamente vennero emesse le condanne a morte per coloro che si ritennero i maggiori responsabili della rivoluzione: caddero quasi tutti i personaggi di spicco della COMUNE. Pochi furono i comunardi che riuscirono a fuggire all'estero e a sottrarsi alla cattura. La vendetta di THIERS fu consumata.

Foto: monumento ai caduti della Comune presso il cimitero di Pere Lachaise, opera di Paul Moreau Vautier.

LE MISURE REAZIONARIE DOPO LA SCONFITTA DELLA COMUNE

Dalla paura generata dall'esperienza della COMUNE, il GOVERNO REPUBBLICANO di stampo reazionario restaurato in Francia decise di mettere al bando l'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI, o PRIMA INTERNAZIONALE, e queste furono le motivazioni addotte: sarebbe stata considerata come sovversiva ogni organizzazione che avesse promosso "la sospensione del lavoro, l'abolizione del diritto di proprietà, della famiglia, della patria, della religione o del libero esercizio dei culti". L'ASSOCIAZIONE, dal 1871, divenne fuorilegge in Francia, Spagna, Germania, Austria-Ungheria, Danimarca, ma in paesi come l'Italia, il Belgio e la Spagna, nonostante la repressione, trovò il modo di svilupparsi. La GUARDIA NAZIONALE venne, come ovvio, abolita. Anche le unioni sindacali non poterono più essere legittimate e fino al 1876 fu mantenuto lo stato d'assedio. Col passare del tempo, dopo 20 anni, ci fu l'amnistia per i Comunardi condannati e potè essere organizzato un nuovo PARTITO OPERAIO FRANCESE. 

I CONTRASTI TRA BLANQUISMO E MARXISMO SUL PROGRAMMA ORGANIZZATIVO POST RIVOLUZIONARIO. IL CONFRONTO CON IL PENSIERO FILO-GIACOBINO DI LENIN

La maggioranza dei componenti rivoluzionari della COMUNE DI PARIGI appartenevano alla fazione di AUGUSTE BLANQUI (1805 - 1881), detta "blanquista": un'accolita di rivoluzionari nazionalisti che proponevano un'azione politica immediata post-rivoluzionaria, guidata esclusivamente dalle èlite che avrebbero istituito una dittatura di tipo paternalistico, senza la reale partecipazione al potere della classe proletaria. Questo programma era di tipo COSPIRATIVO. Proprio questo elemento costituì il punto di rottura con il marxismo, che, invece, progettava il periodo post rivoluzionario costituito sì da una centralità statale dittatoriale, ma fondata sulla DITTATURA DEL PROLETARIATO, il quale si sarebbe, attraverso regole democratiche, servito dello Stato per perseguire i propri obiettivi. La differenza sostanziale fra MARXISMO e BLANQUISMO sta nel fatto che AUGUSTE BLANQUI, anche per il suo fervore di rivoluzionario attivo e il suo idealismo, esigeva la subitanea eliminazione di borghesia e classi burocratiche ed amministrative del precedente regime, mentre l'ideaa di MARX ed ENGELS era il mantenimento temporaneo delle classi sociali (che nel tempo avrebbero dovuto essere eliminate, così come avrebbe dovuto essere eliminato lo Stato stesso), e il motivo era l'inesperienza della classe operaia in campo amministrativo: prima di compiere questo passo le classi ancora incolte e disorientate avrebbero dovuto nel tempo maturare, essere istruite, preparate all'autodeterminazione. Nel 1874 ENGELS dichiarò riguardo ai BLANQUISTI:

"In Blanqui non si tratta affatto di dittatura di tutta la classe rivoluzionaria, del proletariato, ma della dittatura della minoranza che ha fatto il colpo di mano e che già in precedenza si è organizzata sotto la dittatura o sotto la dominazione di un solo o di alcuni. Queste idee sono già da parecchio tempo invecchiate e possono trovare eco soltanto presso gli operai poco maturi e impazienti".

 Dunque l'incapacità di cogliere le esigenze di passaggi graduali che tenessero conto del livello evolutivo sociale era legato essenzialmente all'irruenza dell'immaturità. Bisogna ricordare, inoltre, l'indiscussa influenza che ebbero il pensiero di ROBESPIERRE e la corrente GIACOBINA e MONTAGNARDA sullo sviluppo della filosofia MARXISTA, elemento di formazione che MARX condivideva con AUGUSTE BLANQUI, nonostante in seguito i loro progetti si separassero. Il BLANQUISMO fu presente, in minima parte, anche in futuro nel pensiero di VLADIMIR ILICH LENIN: egli infatti asseriva che le classi lavoratrici, da sole, non potevano raggiungere una chiara coscienza delle proprie motivazioni e dei propri obiettivi senza l'ausilio di un'èlite di intellettuali che ne indirizzasse gli obiettivi e le guidasse nel periodo post-rivoluzionario; l'elemento spontaneo delle rivolte e dei tumulti indicava la presenza di una coscienza embrionale che doveva essere portata alla luce. In sostanza, secondo il pensiero di LENIN in linea con quello di BLANQUI, la classe borghese dominante detiene i mezzi culturali e ideologici, nonchè materiali, per affermare le proprie convenzioni, invece le classi più povere non sono supportate nè da mezzi culturali, nè da mezzi mediatici atti a consolidare la loro consapevolezza, che rimane dunque nell'ambito di un sentire vago, confuso, facilmente riducibile. Il compito di farne da guida spetta ai rivoluzionari di professione, come lo era AUGUSTE BLANQUI. LENIN così considera il rapporto dell'avanguardia più colta e consapevole rispetto alla maggioranza (la massa) ancora immatura:

"Date certe condizioni, spetta alle minoranze meglio organizzate, più coscienti, meglio armate, imporre la loro volontà alla maggioranza e vincere", altrimenti la rivoluzione non si sarebbe mai potuta fare.

LENIN fu sempre uno strenuo difensore del valore dell'esperienza giacobina e lo espresse in questi termini in occasione di una polemica con il filosofo GEORGIJ VALENTINOVIC PLECHANOV:

“I giacobini del 1793 erano i rappresentanti della classe più rivoluzionaria del XVIII secolo, degli strati più poveri della città e della campagna. L'esempio dei giacobini è istruttivo. Non è ancora invecchiato, ma bisogna applicarlo alla classe rivoluzionaria del XX secolo, agli operai e ai semiproletari. Se il potere passasse ai "giacobini" del XX secolo, ai proletari e ai semiproletari, essi dichiarerebbero nemici del popolo i capitalisti che accumulano miliardi nella guerra imperialistica, cioè nella guerra per la spartizione del bottino e dei profitti capitalisti. I giacobini del 1793 sono entrati nella storia come un grande esempio di lotta veramente rivoluzionaria contro la classe degli sfruttatori da parte della classe dei lavoratori e degli oppressi, impadronitasi di tutto il potere statale”.

Il pensiero BLANQUISTA avanzava ugualmente la convinzione che si potesse realizzare una società di liberi e uguali solo mediante un'insurrezione che avrebbe imposto una dittatura di pochi illuminati che, nel tempo, avrebbe dirozzato le masse, liberandole dalle tenebre dell'arretratezza. AUGUSTE BLANQUI proveniva da una famiglia borghese, il padre era prefetto. Fu fin da principio un uomo d'azione, che trascorse gran parte della sua esistenza in carcere a causa dell'attività rivoluzionaria, anche se fu quasi sempre oggetto di qualche grazia che, a volte, gli risparmiò la vita. Partecipò ai moti del 1848 tentando un colpo di Stato contro l'imperatore LUIGI FILIPPO DI FRANCIA, evitando la condanna con l'esilio in Belgio. Questo brano esprime bene il suo pensiero:

“Questo diritto di proprietà si è esteso, per deduzione logica, dal suolo ad altri strumenti, prodotti accumulati del lavoro, indicati col nome generico di capitali. Ora, poiché, i capitali, sterili in se stessi, fruttano solo con la manodopera, e poiché, d’altro lato, sono necessariamente la materia prima lavorata dalle forze sociali, la maggioranza, esclusa dal possesso, è condannata ai lavori forzati a profitto della minoranza possidente. Gli strumenti e i frutti del lavoro non appartengono ai lavoratori, ma agli oziosi. I rami golosi assorbono la linfa vitale dell’albero a scapito dei ramoscelli fertili. I calabroni divorano il miele creato dalle api.” Da "Chi fa la minestra la deve mangiare", di Louis-Auguste Blanqui.

BLANQUI proveniva dall'ala più radicale della Rivoluzione Francese, ovvero quella giacobina capitanata da ROBESPIERRE e, dopo un'esistenza dedicata alla rivoluzione, l'apice delle sue conquiste si espresse con l'avvento della COMUNE DI PARIGI, dopo aver preparato il terreno durante il periodo della REPUBBLICA provvisoria di matrice borghese che venne instaurata dopo la caduta dell'imperatore NAPOLEONE III. Ma la sua partecipazione alla breve durata dell'esperienza comunarda non fu attiva, ma ebbe la funzione di punto di riferimento ideale, poichè egli trascorse questo periodo in prigionia dopo essere stato catturato dall'esercito di THIERS, sebbene fosse stato eletto in testa di lista a numerosi arrondissement parigini. Lo stesso BLANQUI così esaltò il ruolo fondamentale della cultura per il conseguimento del nuovo assetto sociale:

"Il comunismo non si realizza con i decreti, ma sulla base di decisioni prese volontariamente dalla nazione stessa, e queste decisioni possono avvenire solo sulla base di una larga diffusione dell'istruzione".

 Questo per quel che riguarda l'aspetto politico del suo pensiero; ma BLANQUI scrisse e si occupò anche di argomenti profondamente filosofici, per esempio, nel suo libro "L'eternità attraverso gli astri", scritto durante una lunga prigionia nel 1872, egli riflette sull'esistenza di molti universi paralleli, precedendo addirittura le moderne teorie della fisica quantistica. I BLANQUISTI della COMUNE DI PARIGI furono: FREDERIC COURNET, GASTON DA COSTA, CASIMIR BOUIS, EMILE EUDES, GUSTAVE FLOURENS, THEOPHILE FERRE', ALPHONSE HUMBERT, EDOUARD VAILLANT, GUSTAVE TRIDON, VICTOR JACLARD, EUGENE PROTOT.

Foto: Louis Auguste Blanqui: 1805 - 1881.massimo ideologo della Comune di Parigi.

Foto: Karl Marx.

IL FALSO SOCIALISMO DI PROUDHON

Profonde furono le divergenze fra il pensiero di MARX e quello di PROUDHON, a partire dal materialismo dialettico marxista (che costituisce il rovesciamento della DIALETTICA IDEALISTICA HEGELIANA) basato sul superamento delle contraddizioni insite sia nel mondo naturale che in ambito storico a favore di una sintesi che avrebbe rappresentato un ordine superiore. Per MARX, seguendo sempre la prassi hegeliana, ogni nuovo ordine non è in contraddizione con il precedente, ma ne è il frutto, perchè le contraddizioni insite nei conflitti sociali di un determinato ordine costituiscono le basi necessarie al nuovo ordine sociale; per esempio: il capitalismo borghese è frutto del feudalesimo; il socialismo sarà frutto del capitalismo perchè quest'ultimo ne avrà preparato il terreno mediante il conflitto (contraddizione) tra borghesia e proletariato. Nulla è "contrario", tutto nella storia è perfettamente correlato e continuativo ed il cambiamento verso il SOCIALISMO non sarà una questione di libera scelta, ma un'ineludibile necessità. PIERRE JOSEPH PROUDHON, viceversa, affermava che il cambiamento non fosse conseguenza di concause esistenti nel presente regime economico e sociale, ma potesse sopravvenire solo deliberatamente, in seguito ad una scelta concorde che avrebbe posto l'equilibrio fra le parti. PROUDHON confuta la FILOSOFIA DIALETTICA MARXISTA (che però, a nostro avviso, rimane condizione fondamentale del "divenire") in favore di un obiettivo teso a raggiungere un'equilibrio delle forze contrastanti in ambito sociale, mediante il "mutuo appoggio" delle componenti sociali che avrebbero dovuto bilanciarsi mediante reciproci diritti-doveri. Peraltro PROUDHON non era favorevole all'idea rivoluzionaria e anche durante i moti del 1848 si oppose alle rivolte violente, preferendo giungere ad una conciliazione delle forze sociali; egli non riconosceva un appartenenza di classe e perciò nemmeno una "coscienza di classe" necessaria alla spinta rivoluzionaria. Il suo progetto sociale si basava sull'idea federalista, in cui ogni cittadino doveva contribuire con la propria produzione di beni senza essere soggetto a nessuno; come per qualunque catena produttiva sarebbero necessarie molte specializzazioni, così, mediante la divisione del lavoro, ogni industria avrebbe dovuto reggersi attraverso la paritaria e collettivistica attività di ogni suo lavoratore, legando ogni individuo agli altri come un'indissolubile catena; tutto ciò avrebbe dovuto essere costituito da libere associazioni impegnate ad assicurarsi reciprocamente il credito e sui liberi accordi. L'ideologia di PROUDHON non escludeva la proprietà privata nel limite in cui questa fosse stata effettivamente fruibile dal suo proprietario e non un surplus di ricchezza, il quale serve sempre al fine di prevaricare sugli altri. A livello nazionale si sarebbero organizzate le città come federazioni. Il più importante punto di divergenza dal marxismo rimaneva però il rifiuto, da parte proudhoniana, di ogni forma di stato come elemento autoritario che avrebbe leso l'autodeterminazione dei cittadini e dei gruppi, mentre MARX ribadiva la necessità di instaurare un'entità statale che avrebbe dovuto servire in tempo di transizione dal sistema capitalistico all'autentico comunismo. PROUDHON, come del resto anche BAKHUNIN, riteneva che nel periodo post rivoluzionario sarebbe stato un abuso l'instaurazione di qualsiasi entità statale e che il popolo non avrebbe dovuto essere condizionato da nessun'èlite nè essere indirizzato in alcun modo. Proprio in questo consiste, forse, il velleitarismo di PROUDHON, nel pensare che masse inesperte, guidate da una coscienza ancora rozza, potessero autodeterminarsi senza l'ausilio ideologico e pratico di avanguardie destinate a guidarle. Ma qui si svela anche il nocciolo della polemica che MARX gli scatenò contro: PROUDHON non sarebbe stato favorevole ad un periodo di transizione  statalista perchè, in effetti, non era favorevole all'espropriazione della borghesia ritenendo che delle "riforme" tese a rendere più equa la distribuzione della ricchezza fossero sufficienti per giungere al socialismo. Il CORPORATIVISMO di PROUDHON servì da modello al corporativismo fascista e anche a quello cattolico del XX secolo. In effetti PROUDHON, nel 1853, propose le sue tesi su come “soddisfare le giuste esigenze del proletariato senza ledere i diritti acquisiti della borghesia” (sue parole). PROUDHON contestava l'uso della violenza rivoluzionaria che MARX riteneva inevitabile giudicandolo in contraddizione con il fine che avrebbe voluto conseguire. Da queste conclusioni dobbiamo dedurre che spesso e volentieri (molto spesso) dietro nobili ideali e seducenti filosofie si nascondono personalità ambigue che coltivano segretamente desideri di prevaricazione, mal celandoli dietro un'ambizione di giustizia sociale, mentre, in realtà, nutrono un reale disprezzo per le categorie  svantaggiate che ritengono di appoggiare. La maggior parte degli anarchici si può dire siano degli "autoritari occulti". Il lungo elenco delle nefandezze reazionarie proudhoniane si potrebbe elencare in questi punti:

1: antisemitismo galoppante (come, del resto, nel suo correligionario BAKUNIN), che scagliò anche contro le origini ebraiche di MARX.

2: filobonapartismo, in quanto PROUDHON coltivava la velleitaria idea che LUIGI BONAPARTE, all'indomani del suo colpo di Stato, avrebbe potuto guidare la Francia verso il socialismo (sic!) completando il mandato rivoluzionario.

3: il sostegno ai secessionisti schiavisti americani, che portò anche DOSTOEVSKIJ ad esprimere questo giudizio: "Anche PROUDHON si è dovuto fermare sul diritto della forza. Durante la guerra americana di secessione, molti liberali si sono sc hierati dalla parte dei padroni delle piantagioni, nel senso che i negri sono negri, inferiori agli uomini di razza bianca, e perciò il diritto della forza spettava ai bianchi".

4: misoginia degna degli odierni terroristi dell'ISIS: PROUDHON giudica, infatti, ogni idea di parità fra i sessi come un segno di corruzione sociale, affermando, senza preoccuparsi di dimostrarlo, la netta inferiorità mentale della donna, ritenendo perciò l'uomo in diritto di esercitare su di essa ogni genere di coercizione e giudicandolo suo padrone assoluto, sulle orme dell'antesignano ROUSSEAU, un'altro "finto-buono" (come viene descritto nel Candido di Voltaire) e finto progressista, ma vero conformista reazionario. A demolire queste sue idee, che rischiavano di essere adottate dalla I INTERNAZIONALE, dovette pensarci, come al solito, il lume della ragione di MARX, senza riuscirci pur tuttavia completamente.

5: opposizione ad ogni forma di organizzazione sindacale, che giudicava, da buon prete, alla stregua della frode e dell'adulterio (sic!)

6: opposizione ad ogni movimento di liberazione nazionale.

   Foto: ritratto di Pierre Joseph Proudhon: 1809 - 1865.

IL VELLEITARISMO DI MICHAIL BAKUNIN CONTRO LA CONCRETEZZA DI MARX

La Russia ha donato al mondo fra i più grandi pensatori, scrittori e filosofi il cui contributo è stato fondamentale per l'Occidente, e ci dispiace alquanto di non poter elogiare ugualmente le teorie di BAKHUNIN, che si contrapponevano aspramente a quelle di MARX. Innanzitutto quali erano i fattori di maggior discordia fra MARX e BAKUNIN? Riguardavano degli elementi essenziali sia nei progetti rivoluzionari che post-rivoluzionari. Innanzitutto BAKHUNIN rifiutava la positività marxista, in quanto l'essenza del movimento comunista comportava che in testa ci fossero le avanguardie della classe operaia, ovvero le componenti più istruite e consapevoli, che BAKHUNIN giudicava troppo "civilizzate"; queste le sue parole:

“Per fiore del proletariato non intendo, come fanno i marxisti, lo strato superiore, il più civilizzato e il più agiato del mondo operaio, questo strato di operai quasi borghese di cui essi vogliono servirsi per costituire la loro quarta classe di governo, e che è veramente capace di formarne una... . Si può dire che questo strato è il meno socialista, il più individualista di tutto il proletariato. Per fiore del proletariato intendo soprattutto questa  grande massa, questi milioni di non civilizzati, di diseredati, di miserabili e di analfabeti che il signor Marx e il signor Engels pretendono di sottomettere al regime paternalistico di una guida molto forte. Per fiore del proletariato intendo precisamente questa grande canaglia popolare che, essendo quasi vergine di ogni civilizzazione borghese, porta in sé, nelle sue passioni, nei suoi istinti, nelle sue aspirazioni, in tutte le necessità e miserie della sua posizione collettiva, tutti i germi del socialismo dell'avvenire, e che sola è oggi abbastanza potente per iniziare e far trionfare la rivoluzione sociale”.

Questo brano evidenzia il fondamentale nichilismo di BAKUNIN, che rifiutava qualsiasi punto di riferimento che non fosse che non appartenesse a elementi sociali degradati e ad una subumanità alla quale non avrebbe potuto giungere nessun lume di coscienza, diversamente da MARX che invocava la "coscienza di classe" come caposaldo della lotta. Lo stesso MARX, in una lettera a Weydemeyerdel 1871, dopo la disfatta della COMUNE, specificò:

"La nostra Associazione, in realtà, non è altro che il legame internazionale che unisce gli operai più avanzati di tutti i paesi del mondo civile",

dunque non feccia sociale del tutto estranea alla lotta di classe. Il modello marxista si fondava su premesse costruttive, che non avrebbero potuto che costituire una forma di centralizzazione statale post rivoluzionaria, che BAKUNIN aborriva: egli infatti progettava la rivoluzione ad opera dei reietti sociali, possibilmente analfabeti, come riportato nel suo scritto sopra, i quali, successivamente, avrebbero dovuto organizzarsi dal basso mediante libera associazione, senza essere guidati da nessun tipo di centralizzazione o autorità. Da questi dettagli possiamo dedurre la personalità romantica e sentimentale di BAKUNIN, ma anche profondamente distruttiva, che si rappresentaava il progresso senza tener in minimo conto il percorso, l'istruzione delle masse, il periodo di transizione, ecc...Egli affermava (contro il progetto marxista di una dittatura del proletariato nel periodo di transizione che avrebbe, nel tempo, portato alla scomparsa naturale dell'entità statale), che dalla dittatura non si sarebbe più usciti ed accusava MARX di avere delle finalità nascoste attinenti alle sue origini ebraiche e ai legami che, sempre secondo BAKUNIN, egli avrebbe avuto con i Rothschild a causa della sua presunta consanguineità con questa dinastia.

Foto: Michail Bakunin: 1814 - 1876.

CONCLUSIONE

Ricordare la COMUNE DI PARIGI del 1871 oggi fa l'effetto di un sussulto di coscienza, di un brivido febbrile, di un risveglio dopo un lungo sonno durato più di cent'anni, un lungo arco di tempo in cui la falsa Repubblica si è sostituita alla vera Repubblica, nutrendoci di menzogne e fregiandosi retoricamente di principi che non le appartengono e che essa stessa ha soppresso. Solo ripartendo da quell'inizio sospeso 135 anni fa l'Occidente potrà ritrovare e salvare sè stesso, perchè solo in Occidente si può riaccendere la fiamma del cambiamento che sarà esteso a livello mondiale, e solo il socialismo, e con esso i veri valori europei che appartennero ai coraggiosi COMUNARDI del 1871, potranno finalmente creare le fondamenta della nostra VERA civiltà, contro la matrigna che da troppo tempo le si è sostituita.

 Nel suo libro "La Comune di Parigi" VLADIMIR ILICH LENIN espose diversi errori che portarono alla sconfitta e al fallimento della COMUNE DI PARIGI come prototipo dell'esperienza socialista e l'accusa principale fu che non espropriò immediatamente la borghesia capitalista e che non incalzò i nemici dell'esercito di THIERS fino alla reggia di VERSAILLE dov'era riparato: questi furono i principali errori commessi che abbiamo esposto nei paragrafi dedicati alla storia. Ma il vero e proprio sistematico sterminio che seguì alla sconfitta dei comunardi

"risvegliò il movimento socialista in tutta Europa, mostrò la forza della guerra civile, dissipò le illusioni patriottiche e insegnò al proletariato europeo a stabilire concretamente gli obiettivi della rivoluzione socialista",

come scrisse lo stesso LENIN. FRIEDRICH ENGELS giudicò l'esperienza della COMUNE come "la tomba della scuola socialista proudhoniana", in quanto alla COMUNE furono applicati in massima parte i progetti marxisti e blanquisti basati sull'organizzazione di associazioni di operai di ogni fabbrica, che avrebbero dovuto correlarsi in una grande unione, fino ad arrivare, nel tempo, al comunismo, ovvero a ciò che la teoria proudhoniana disdegnava. Infatti, dopo quest'esperienza, le teorie di MARX furono quelle più universalmente accolte in tutti i circoli degli operai francesi e all'INTERNAZIONALE. Le teorie proudhoniane rimasero in voga in qualche area della borghesia più radicale.

Lo sciacallaggio ideologico di intellettuali reazionari e tiranni, dopo i massacri di THIERS e il sacrificio di decine di migliaia di rivoluzionari la cui unica colpa fu l'aspirazione ad una società più equa, non si fece attendere: sulla collina di MONTMARTRE, nel 1873, venne costruita una basilica "in espiazione dei peccati della Comune". Il Papa PIO IX definì i COMUNARDI come "uomini sfuggiti all'inferno": parole pronunciate dal pulpito di colui che fece uccidere migliaia di patrioti risorgimentali per difendere il suo Stato Pontificio, che fu feroce antisemita proclamando in un discorso del 1867 "verrà giorno, terribile giorno della divina vendetta, che i giudei dovranno pur render conto delle iniquità che hanno commesse", che fece decapitare circa 570 persone dal famoso boia vaticano "Mastro Titta", che fu soprannominato dai romani "il Papa porco" e che il giorno dei suoi funerali il popolo cercò di gettare con la bara nel fiume...Non di minore entità furono le dichiarazioni di moltissimi intellettuali e scrittori di stampo piccolo borghese come GUSTAVE FLAUBERT, notoriamente antidemocratico, ostile alla COMUNE DI PARIGI e che giudicava il suffragio universale come "la vergogna dello spirito umano", assolutamente sprezzante dell'epoca in cui viveva come se fosse l'idillio dei diritti e della libertà che lui aborriva, dichiarò che propro l'istruzione delle classi popolari fu la causa della nascita della COMUNE. L'odio e il disprezzo di autori classici come anche ALEXANDRE DUMAS, EDMOND DE GONCOURT, lo storico FUSTEL DE COULANGES, ecc...smaschera la piccolezza d'animo e la grettezza che si nasconde a volte dietro personaggi considerati pilastri della nostra cultura, ma che non hanno mai saputo elevarsi di un centimetro al di sopra della propria epoca. L'abitudine e le convenzioni con cui si è cresciuti stendono una coltre d'incoscienza che qualcuno riesce a squarciare, chi più, chi meno. A volte nessuno, nemmeno il genio, sfugge all'impronta del suo tempo, piccola o grande che sia. Inoltre a tutti piace salire sul carro del vincitore e anche spiriti molto illuminati, nelle varie epoche, non hanno potuto resistere a questa tentazione. Il capitalismo dovrà essere superato ed il socialismo dovrà essere realizzato in futuro a livello globale, non per i martiri della COMUNE DI PARIGI, non per svenevole sentimantalismo verso le classi e i popoli sfruttati sull'ignoranza dei quali campano varie specie di parassiti, ma per la stessa sopravvivenza del genere umano, perchè nell'ambito di questo sistema, che si basa su tutto ciò che è distruttivo, non ci sono classi e individui felici ed altri infelici, non ci sono classi ed individui alienati e altri mentalmente sani: l'infelicità e la disumanizzazione appartiene a tutti i ceti, a tutti i popoli e a tutti gli individui, indipendentemente dalla loro fortuna.

La COMUNE DI PARIGI non sarà mai sconfitta, fintanto che le sue istanze non saranno realizzate, perchè esse sono intrinseche alla natura stessa dell'uomo e dell'universo. Quella del 1871 non fu una sconfitta: venne persa una battaglia e a noi spetta decidere se raccogliere il messaggio e l'esempio di quei valorosi protagonisti.


Alessia Birri, 13 dicembre 2015

AFORISMI

"Il capitalismo provocherà la scomparsa della vita sul pianeta" (Evo Morales, presidente della Bolivia)

"Gli attuali vertici della Ue hanno utilizzato la crisi per imporre il modello del capitalismo neoliberista, scatenando un attacco senza precedenti al mondo del lavoro" (Alexis Tsipras)

"Nel Socialismo 2.0 non troveranno posto romanticismo o nostalgia, ma vi saranno le risposte ai bisogni della società contemporanea. Sono cinque i pilastri della società socialista che vorremmo in futuro. E' un dato di fatto, che procederanno in direzione opposta agli sviluppi attuali". (Peter Mertens, sociologo, segretario del Partito del Lavoro in Belgio)

“Socialismo - è democratico politicamente (libertà di parola, libertà di voto, libertà di stampa, libertà di associazione sindacale), democratico socialmente (sussidi per la disoccupazione e per la sanità) e democratico economicamente (potere alle persone nelle fabbriche, pianificazione economica, motivazioni no-profit). Esso pratica la Solidarietà con lo sviluppare un senso della comunità. È internazionale nella misura in cui mantiene gli stessi obiettivi in tutto il mondo.” (Olof Palme)


ARTICOLI CORRELATI:

COMUNE DI PARIGI - 1871 - WIKIPEDIA:
https://it.wikipedia.org/wiki/Comune_di_Parigi_(1871)#Sul_lavoro_e_la_giustizia

CRONOLOGIA DELLA COMUNE DI PARIGI:
http://www.marxpedia.org/cronologie/la-comune-di-parigi

LA COMUNE DI PARIGI - L'INDIRIZZO DI MARX:
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/Testimarxisti/IndirizzoMarx1871.html

TUTTI I PROTAGONISTI DELLA COMUNE DI PARIGI:
http://www.landrucimetieres.fr/spip/spip.php?article3601

PETER MERTENS - GLI ASSI PORTANTI DEL SOCIALISMO DEL FUTURO:
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/tr/petrdc18-012508.htm

I CANTI DELLA COMUNE DI PARIGI:
http://www.sitocomunista.it/movimentooperaio/comune/comune_canti.htm

INSEGNAMENTI DELLA COMUNE DI PARIGI:
http://www.icl-fi.org/print/italiano/spo/75/comune.html

ALL'ORIGINE DEL MONDO CONTEMPORANEO - LA COMUNE DI PARIGI:
http://www.controlacrisi.org/notizia/Altro/2012/3/18/20762-allorigine-del-mondo-contemporaneo-la-comune-di-parigi-1871/

LA COMMUNE DE PARIS PAR CEUX QUI LA FIRENT (tutti i protagonisti della Comune di PArigi - testo in francese):
http://www.landrucimetieres.fr/spip/spip.php?article3601